Sette domande rivolte direttamente alla sindaca, dagli indirizzi condivisi quando era assessore al Welfare fino alle denunce alla Procura, passando per le nomine e i rapporti elettorali con i vertici degli enti comunali
Si avvicina il 4 settembre, data fissata per il Consiglio comunale straordinario sul caso degli affitti brevi a Montedomini, richiesto da tutte le opposizioni, e il clima a Palazzo Vecchio si scalda. A mettere le mani avanti è Paolo Bambagioni, consigliere della Lista civica Eike Schmidt e presidente della Commissione Controllo, che annuncia un confronto senza sconti e soprattutto senza possibilità di diluire la questione tra comunicati, repliche e deviazioni politiche: «Non permetteremo che la discussione venga annacquata», avverte Bambagioni, chiarendo che il Consiglio dovrà «tenere il punto, senza divagare», evitando quelli che definisce tentativi di «buttarla in caciara» o di non rispondere al cuore del problema.
Il tema, per il consigliere, non riguarda soltanto la vicenda specifica degli immobili e degli affitti brevi, ma investe direttamente il modo in cui viene amministrato un patrimonio pubblico legato a una realtà storica e sociale come Montedomini. «Proprio perché conosciamo il valore di Montedomini, vogliamo tutelarne il patrimonio nel rispetto della sua storia, della volontà dei lasciti e della sua funzione sociale», sottolinea. Ma è sul terreno politico che l’affondo diventa più pesante. Secondo Bambagioni, quanto emerso rappresenterebbe infatti «un modo di gestire la città di Firenze come fosse proprietà privata» e rivelerebbe «una situazione di opacità» che, a suo giudizio, non sarebbe circoscritta al solo caso Montedomini.
Da qui la richiesta di aprire una riflessione più ampia sul sistema di governo degli enti pubblici cittadini e sulla permanenza di un «sistema di potere consolidato e autoreferenziale» che, nella lettura del consigliere, rischia di valorizzare più le posizioni di chi lo compone che la funzione degli organismi nell’interesse della città. Ed è proprio alla sindaca Sara Funaro che Bambagioni indirizza una batteria di sette domande, costruite per riportare il confronto sul terreno delle responsabilità politiche e amministrative:
1. In qualità di assessore al Welfare ha seduto a lungo nel Cda di Montedomini: ne ha condiviso gli indirizzi?
2. Da sindaca, ha mai verificato se la gestione degli enti sotto il suo controllo rispettasse il nuovo indirizzo sulla casa dato dalla sua Giunta?
3. Non ritiene opportuna e necessaria una discontinuità ai vertici? Penso anche al caso, sollevato da noi minoranze, della nomina di Gedeone nel collegio dei revisori.
4. Le è chiara la gravità del caso, tanto più che ne sono scaturite anche delle denunce alla Procura?
5. Non ritiene per lo meno inopportuno, proprio per il ruolo di garanzia e controllo che il Comune deve esercitare, intrattenere forti rapporti elettorali, per quanto palesi, con la dirigenza di questo e di altri enti del Comune di Firenze?
6. Non ritiene di dover pubblicamente ringraziare il Comitato Salviamo Firenze, che ha permesso di far emergere questi comportamenti sbagliati e a caduta il Consiglio e la Controllo, visto che abbiamo permesso di fare conoscere il caso a tutta la città?
7. Visto che si vuole cambiare il regolamento, riportandolo a quello precedente, non ritiene di aver sbagliato prima a modificarlo per poi riportarlo a come era?”.
Il punto politico, dunque, è già tracciato: il 4 settembre non sarà soltanto un passaggio sul caso Montedomini, ma un confronto sulla trasparenza, sulla governance degli enti e sul rapporto tra Palazzo Vecchio e le strutture che fanno capo al Comune. Bambagioni vuole impedire che il dibattito venga assorbito dalla consueta schermaglia politica e promette di riportarlo sulle domande concrete. La partita, almeno nelle intenzioni delle minoranze, è appena iniziata.::

