Dal campo largo agli architetti, dall’aeroporto al Ponte da Verrazzano sono scontri e divisioni. In Commissione Controllo il PD perde…il controllo. La Firenze sui giornali di mercoledì 30 settembre

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Il ritorno della peste suina in Toscana si accompagna, sulle pagine di Repubblica Firenze, a un appello ai cercatori di funghi affinché «si puliscano bene le scarpe». Ma non sono i soli che dovrebbero, poiché in molti hanno pestato cose per cui varrebbe la pena fare lo stesso. L’aeroporto di Peretola è una di queste: con un campo largo sempre più diviso, i consiglieri regionali di AVS e M5S hanno votato contro una delibera a proposito di un atto urbanistico concernente l’allargamento, mentre i sindaci di Campi Bisenzio, Sesto Fiorentino e Calenzano attaccano frontalmente, con una lettera pubblica diffusa dalla medesima testata (che ha riportato gli ultimi aggiornamenti da Palazzo del Pegaso insieme al Corriere Fiorentino e a La Nazione Firenze), il Maggio Musicale e Palazzo Strozzi, i cui enti dirigenti si sono schierati a favore della nuova pista. Maligna la gioia di Forza Italia e Fratelli d’Italia, che preferirebbero tuttavia un campo largo unito nella promozione delle “grandi opere” inutili, dannose e speculative su cui tutti concordano: quando c’è da intascare e spartirsi soldi non c’è destra e non c’è sinistra che tengano, lo sanno bene persino i gatekeepers di Futuro Nazionale. Anche se capita, come apprendiamo da Corriere Fiorentino e La Nazione Firenze rispetto alla seduta di ieri della Commissione controllo sulla questione Montedomini, di assistere a screzi e diverbi personali, come quelli tra i consiglieri Armentano (PD) e Chelli (FdI), accusatisi vicendevolmente di «indegnità» quando il presidente Bambagioni (Lista Schmidt) ha giustamente replicato ai consiglieri del PD, i quali cercavano di dirottare ogni domanda e contestazione sulla Procura, che «come si amministra un’azienda pubblica è una questione politica e la politica non la fa la magistratura». Apriti cielo! Per il PD, che non conosce la differenza tra queste due entità, dev’essere suonato come una bestemmia in chiesa. Più pacatamente, la sindachessa Funaro, da parte sua, gioca alla fiera dell’est e, ricevute le contestazioni del suo collega di partito Pierguidi, gira la patata bollente dell’RSA Le Civette alla Regione, auspicando anch’ella un «dialogo» e un «confronto» mentre i lavoratori, che non vogliono chiacchiere ma fatti, tornano in presidio, mediaticamente coperti dalle stesse due testate. Rimane invece fermo e ben intricato il nodo dei lavori sul Ponte da Verrazzano, che, annunciano La Repubblica Firenze, Corriere Fiorentino, La Nazione Firenze e Il Tirreno Firenze, dovrebbero partire a gennaio per terminare a fine estate; non sono però concordi gli architetti e gli ingegneri sulla via da seguire: riunitisi ieri alla Palazzina Reale, è emersa l’ammissione per cui lo stato del ponte non è così disastroso come lo si è tentato di presentare nei mesi scorsi e, di contro all’assessore Giorgio che propone «materiali più leggeri» e sullo sfondo delle raccomandazioni di «massima prudenza» da parte della Soprintendenza, sono alquanto restii a smantellare le terrazze, adducendo quello che ritengono uno «snaturamento del ponte di Savioli», anche se La Repubblica Firenze prova a rassicurare al riguardo. In ballo, comunque, ci sono 7 milioni di euro. 30, invece, quelli riversati nei lavori del Franchi (Corriere dello Sport Stadio), divenuto ormai un pozzo nero di fondi per uno stallo pari solo a quello del nuovo reparto di psichiatria, che La Nazione Firenze assicura «pronto» ma ancora chiuso per un’«impasse tra ASL e UniFi» dovuta al fatto che «il trasferimento necessita di due accordi convenzionali e di modifiche tecnologiche e infrastrutturali», mentre in quello principale rientrerebbe anche la struttura di San Salvi. L’economia locale, al contrario, vede un tracollo netto: in sei anni, dice Confesercenti ripresa dal quotidiano di Agnese Pini, sono chiusi 1.203 negozi, per una percentuale del 17.7% e una perdita di ricchezza per 180 milioni di euro ai danni del nostro territorio. Il -16.4% registratosi nella sola Città Metropolitana (2.190 attività scomparse in tutti e 41 i suoi Comuni) rappresenta una “doppietta” che, anche in questo caso e sempre ben poco invidiabilmente, ci fanno svettare sopra la media nazionale. (JCM)