Le divergenze tra il collega Catola e noi

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Di Kata si sono scordati quasi tutti, Catola invece imperversa. O, meglio, verga lunghi lenzuoli su Facebook, alcuni non sono privi di spunti e pescano qualche like. Nulla di trascendentale, sia chiaro, ma nella mediocrità fiorentina chi ha un occhio solo può sembrare un visionario. Certo, gli attacchi sul personale sono deprecabili e non funzionano, ma non può non strappare un mezzo sorriso quando si rivolge a Funaro chiamandola «la ridens».

Qualcuno lo considera, il Catola, un decano dell’informazione. Per altri è semplicemente un vecchietto brontolone, le cui esternazioni andrebbero valutate un ramino. Nella naturale duplicità del reale le due cose possono essere contemporaneamente vere. Sia chiaro: chi ci impedisce di pensare che questo Catola sia stato uno dei tanti validi professionisti affossati dal regime, che oggi legittimamente si sfoga? Nessuno gli ha impedito, al Catola, di aprire una gazzetta tutta sua e criticare il declino di Firenze, magari negli anni ’90.

Ad ogni modo, il mezzo tecnologico fa epoca e modella il linguaggio: capita, magari ai meno avvezzi, di vergare qualcosa di irripetibile de visu. Con una ciclicità sospetta, il nostro «giornalino» – non è un’offesa, lo chiamiamo anche noi così affettuosamente – è vittima degli strali di Catone/Catola. Nulla di trascendentale: le critiche fanno bene, noi non ne risparmiamo alle gazzette allineate (soprattutto a La Nazione di Pini di stretta osservanza funarian-giorgiana), la sua è pubblicità gratuita. Il redattore che egli rampogna se la ride.

Egli, il Catola, è paladino di Israele, sta con Carrai & Renzi, ed è sicuramente imbevuto delle narrazioni fallaciane. Da Lotta Continua a Futuro Nazionale il passo è breve? Non si sa. Dimentica sicuramente, il nostro, la storica vicinanza al mondo arabo dell’Italia uscita dal disastro della guerra perduta. Un’Italia, quella di Fanfani, Moro, Craxi e Andreotti, sempre al fianco dei popoli mediterranei in cerca di indipendenza dal giogo coloniale, capace di costruire le condizioni per una stabilità e nettamente ostile agli animal spirits sionisti. Una vicinanza rotta, appunto, dal primo premier dichiaratamente filo-sionista, Matteo Renzi. Donde Marco Carrai (in copertina, in versione ridens), e le sue fortune.

Nel respingere l’antisemitismo, dunque le leggi razziali, dunque coloro che in un modo o nell’altro ammiccano al defunto regime (ma vi piace il “duce” uomo del Vaticano oppure il Mussolini con la spada dell’Islam?), non si può non vedere il dramma palestinese e la sottrazione della terra, il dramma dei cristiani in Medio Oriente (chi scrive ha vissuto in lungo e il largo il Libano, ma il discorso vale anche per Iraq e Siria) e la progressiva scomparsa di quelle comunità di così antico lignaggio (dunque, Israele vi esalta quando massacra i musulmani ma ci si gira dall’altra parte quando bombarda le chiese?), il disastro – si rimanda alla lettura degli scritti in merito di Giorgio Agamben – del popolo ebraico che ha assunto la forma statale e ne ha mutuato tutti gli errori/orrori. Per fortuna, anche nelle comunità ebraiche è in corso una profonda riflessione.

In conclusione, il Catola lo prendiamo per quello che è: una delle espressioni della Firenze di oggi. Dal canto nostro chiuderemo solo quando smetteremo di dire la verità.