A quasi un anno dall’esplosione del caso, le indagini sul famigerato Cubo nero proseguono.
Primo a scoprire il Cubo – già nel maggio 2025 – e più agguerrito sul caso, si fa sentire Massimo Sabatini, consigliere civico della Lista Schmidt: «Dopo l’indagine della Procura, anche l’ufficio UNESCO di Parigi avvia una sua indagine sul Cubo nero. Ennesima conferma di quanto sosteniamo fin dall’inizio di questo pasticcio urbanistico, ovvero dall’agosto 2025: c’è più di qualcosa che non torna nei procedimenti attuati dal Comune. Entrambe le indagini faranno il loro corso, ma torniamo a chiedere che di quanto avvenuto si possa discutere anche in Consiglio comunale, dove una mia interrogazione, con domande puntuali e dettagliate di notizie, giace inevasa dallo scorso marzo».
«Chiediamo che la maggioranza esca dalla logica della toppa cosmetica – la richiesta di Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune -. In particolare che l’Heritage Impact Assessment diventi preventivo e obbligatorio per ogni intervento nella Core Zone e nella Buffer Zone del sito, e non solo sulla carta a partire dal giugno 2025; che sia reso pubblico integralmente il dossier di diciotto pagine trasmesso al Ministero e all’UNESCO; che il Comitato di Pilotaggio sia convocato con un atto formale e un cronoprogramma definito, sull’ex Teatro Comunale come sulle ex OGR; che si valuti la riacquisizione pubblica delle aree ancora non compromesse, a partire dalla Leopolda, come chiedono residenti, comitati e associazioni. La domanda che nessuno pone alla Giunta è quella di fondo: a chi appartiene il patrimonio di questa città, e a quale uso lo si destina. Una città che vende il proprio Teatro Comunale per farne alloggi di lusso e poi cerca una mano di vernice per “mitigare” non ha un problema di decoro: ha un problema di giustizia».


