FOCUS LFCV | E la TARI s’impenna!

Alia Plures getta via pregiudizi

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Aumento dopo aumento, si tende a perdere il conto. Si paga la TARI, zitti e muti. Proviamo, invece, a mettere in fila numeri e percentuali. L’elaborazione di La Firenze che vorrei su famiglie e piccole imprese.

 

Quanto è aumentata la TARI a Firenze negli ultimi 5 anni? Gli stipendi sono fermi al palo, i metri quadri sempre gli stessi; eppure, i costi aumentano. Come mai? Numeri alla mano, la TARI è diventata una voce impattante sui bilanci familiari e sui fatturati delle piccole e medie imprese.

Secondo le nostre elaborazioni, un single ha pagato in media almeno 50 euro in più in 5 anni, mentre una famiglia ha subito un aumento di circa il 40%, cioè ben 120 euro circa in 5 anni. Stangata anche per le attività commerciali, soprattutto per quelle più piccole, ma lo si vedrà più avanti. E, in tutto questo, emergono anche 60 mila euro non pagati da due studentati. Il tutto mentre Alia-Plures spende e spande. Si rifà il trucco, fa campagne di comunicazione “inclusive” per ammiccare ai decisori locali. L’attesa svolta a sinistra dopo il no alla quotazione in Borsa? E la TARI s’impenna!

Proviamo, nonostante la nebbia di guerra sugli aumenti, ringraziando i consiglieri e le associazioni che hanno preso a cuore il tema, a indagare meglio e a mettere in fila i numeri.

 

E io pago!

 

Abbiamo raccolto tutte le fonti disponibili (dati diffusi da Uil Toscana, Cna, Cittadinanzattiva, statistiche demografiche del Comune di Firenze, e ancora Confcommercio e Camera di Commercio) elaborando gli aumenti in una simulazione (con stime per difetto), con dei casi-tipo esemplificativi.

Una famiglia di 4 componenti, residente in circa 100 metri quadri, ha pagato negli anni della pandemia circa 270 euro (merito anche delle misure di blocco degli aumenti). Nel 2022 il primo balzo in avanti: 60 euro in più (il 22%), arrivando a 330 euro. Dunque: 360 nel 2023, 370 nel 2024, arrivando a 390 nel 2025. In totale 120 euro in più in appena 5 anni (40%).

Mal comune mezzo gaudio? Non proprio. Analoga mala suerte per un single, residente – fortunatamente, per ora – non in una minicasa di 15mq (e i controlli annunciati?) ma in un appartamento di 65mq. Per il quale ha pagato nel 2025 ben 50 euro in più rispetto al 2020: 170 circa nell’ultimo anno contro 120 circa di cinque anni prima.

Chi risiede paga. A differenza dell’utenza “nomade”, che produce rifiuti – indifferenziati – e non paga. C’è un’iniquità di fondo? Dove sono gli attesi risparmi derivanti dalla multiutility

Stangata anche per le attività commerciali. Un negozio-tipo di 100 mq (abbigliamento artigiano a conduzione familiare) ha pagato oltre 100 euro in più nel 2025 rispetto al 2021. Nello stesso periodo un bar è salito da 760€ a circa 930€ e un ristorante da 780€ a circa 950€, in ragione del principio adottato dal Comune in base al quale chi più inquina più paga (bar e ristoranti pagano rispettivamente il 58% e il 62% in più rispetto a un negozio).

È interessante notare l’impatto sui conti delle piccole e medie imprese. Considerando una micro-impresa da 50mila euro di fatturato annuo, nel 2025 la TARI ha assorbito da 4,3 giorni di incasso se si tratta di un negozio, fino a 7 giorni invece se si tratta di un ristorante.

Ovviamente, c’è negozio e negozio. Ci sono le attività a conduzione familiare, le botteghe. Tipicamente fiorentine. Poi ci sono le grandi boutiques, che rispondono alla logica del capitalismo di oggi. Che non si basa su quanto c’è in cassa a fine giornata: i guadagni si fanno con le fluttuazioni della borsa, con le copertine delle riviste di moda che fanno rialzare i titoli, con gli influencer. E simili.

Seguendo questo schema, per le boutiques di lusso il peso della TARI diventa quasi irrilevante. Su un fatturato da 800.000 euro annui, realistico per il centro storico di Firenze, la stessa TARI incide solo per lo 0,07%, pari a circa 2 ore e 40 minuti di incasso in un anno, mentre per una flagship di via Tornabuoni da 2 milioni di fatturato l’incidenza crolla allo 0,03%, cioè l’equivalente di una sola ora di apertura.

La TARI si calcola sui metri quadri e non sul fatturato o sul valore della merce, quindi una boutique che vende capi da 3.000 euro – e ha una solidità economica differente da una bottega – tende a pagare come una che vende magliette da 15 euro a parità di superficie. Il risultato è che per il lusso la TARI è un costo amministrativo trascurabile, pari a due borse vendute.

In sostanza, la TARI penalizza chi ha basso fatturato al metro quadro e diventa invisibile per chi ha alta rotazione o scontrino medio elevato. Ciò sembra spiegare perché in centro resistano soprattutto brand strutturati, a discapito delle preesistenti botteghe, le quali esistevano, per altro, per rispondere alle esigenze di un’utenza residente, che non risiede più. 

La sintesi: il piccolo e debole chiude il bandone per sempre, subentrano le catene in franchising oppure il fondo resta desolatamente vuoto. C’è un’iniquità di fondo? Che dietro a questa distorsione tra piccoli e grandi ci sia un modello? Che faccia parte del grande progetto di trasformazione del centro in un enorme duty free per turisti?

 

E io non pago!

 

Tuttavia, nonostante le bollette erodano i bilanci dei più deboli, c’è chi non paga. Almeno per ora. Da un accesso agli atti di Sinistra Progetto Comune sono emersi 60 mila euro di TARI non versata da due studentati. Si tratta di Florentia Living (struttura già di ASAF-SICAF, ceduta nel 2024 a Novoli Students Srl, riconducibile ai fondi Ardian e Rockfield), che ha 30 mila euro di TARI 2024 non pagata, mentre Campus X ha in arretrato una cifra analoga tra 2025 e prima rata 2026.

Per fare piena luce, La Firenze che vorrei ha contattato sia le società sia il competente ufficio comunale, chiedendo nello specifico: conferma degli arretrati, esistenza o meno di contenziosi sulla TARI, se ed entro quando è previsto il saldo della parte mancante della TARI, con trasmissione dell’eventuale piano di rientro concordato, ma anche copia o indicazione dei pagamenti eventualmente già effettuati.

60 mila euro. Una cifra non secondaria, quella non ancora pagata da parte delle due strutture. Praticamente, per raggiungere i 60 mila euro non pagati dalle due strutture, dovrebbero non pagare la TARI per un anno 150 famiglie. Il Comune di Firenze, con tanto di Task Force Ambientale, dovrebbe quindi andare a bussare “casa per casa” – come viene declamato in una nota – a oltre 150 porte. Già, ma questa fantomatica task force è andata a bussare agli studentati?

Siamo di fronte a un modello smaccatamente iniquo? Siamo di fronte a una gabella che colpisce residenti e piccoli imprenditori, favorendo turisti e grandi interessi?

Vogliamo, tuttavia, avere un’ulteriore conferma e chiediamo ai nostri lettori di inviarci un prima e un dopo della TARI. Quanto si è pagato nel 2020 (o anche dopo) e quanto si è pagato nel 2025. Scrivete nome, quartiere, mq, componenti, importo 2020 e 2025. Pubblicheremo in modalità anonima.

redazione@lafirenzechevorrei.it