Fa flop l’affondo di Alessandro Draghi contro Massimo Sabatini. L’opposizione funziona quando parte da fatti e documenti.
Il tentativo del consigliere di Fratelli d’Italia di mettere all’angolo l’esponente della lista Schmidt – reo, a suo dire, di «troppo protagonismo» sulle battaglie su Cubo nero, stadio comunale Artemio Franchi, Montedomini e ora referendum sulla tramvia a Campo di Marte – si è trasformato in un boomerang.
A isolarlo è prima di tutto il suo stesso partito. Secca, al quotidiano La Nazione, la capogruppo di FdI Angela Sirello: «Sono sue posizioni, non condivise assolutamente con il partito».
Gelida Forza Italia con Alberto Locchi: «A parlare, se ci saranno, saranno i fatti». Durissima la Lega: Guglielmo Mossuto (anch’egli ingiustamente attaccato) liquida Draghi con un «Non voglio mettermi al pari di Draghi». E anche tra i meloniani c’è chi prende le distanze: per Jacopo Cellai è «sbagliato e inopportuno» il paragone di Draghi tra consiglieri attuali ed ex.
«Un autogol in rovesciata: spettacolare e inutile», la replica al veleno di Sabatini. Che poi va dritta al punto: «Che senso ha criticare chi si dà un gran da fare a mettere in evidenza gli errori del Pd? Piuttosto incoraggialo senza cadere in frustrazioni».
E i fatti, per Sabatini, parlano da soli. È lui che ha messo in fila le inchieste più incisive dell’opposizione in questi due anni: dai finanziamenti della campagna elettorale alla galassia di nomine e incarichi, dai tempi del restyling del Franchi – «indiscutibile successo dell’opposizione» – al ponte Nencioni con le sue «assurde spallette», fino al ponte da Verrazzano dai tempi ancora indefiniti. E ora il dossier più caldo: Montedomini e il referendum sulla tramvia al Campo di Marte per dare voce ai cittadini su alberi abbattuti, parcheggi tolti e negozi a rischio chiusura.
«A me piace tenere la paternità delle mie azioni, che sono ben riconoscibili perché parto sempre dai fatti e da elementi concreti e misurabili. Mai da ideologie», rivendica Sabatini al quotidiano. Che non dimentica il lavoro fuori dal Consiglio: «Gruppi civici, attivisti social, associazioni».
Sul presunto iperattivismo in vista del 2029, Sabatini chiude così: «Non ho bisogno di rivincite. Le ambizioni personali hanno senso solo se richieste dagli altri. Sono fiero di aver sempre dato ascolto ai cittadini, anche sull’azione del referendum nata in radio».
A difenderlo anche Luca Santarelli di Noi Moderati: «Sabatini porta avanti una sua battaglia e uniti è meglio, ma il vero protagonismo che lede il grande lavoro del centrodestra è quello di Draghi».
Dal canto suo, Giovanni Gandolfo di Fratelli d’Italia getta acqua sul fuoco: «Sulla tramvia il centrodestra è unito. Presto troveremo una sintesi. Evitiamo individualismi e sparate per un briciolo di visibilità».
Alla fine l’unico dato politico è questo: l’attacco a Sabatini non ha sfondato. Anzi. Ha compattato tutti – da FdI a Forza Italia, dalla Lega ai Moderati – contro Draghi. E ha confermato che l’opposizione, quando parte dai fatti e dai cittadini, fa centro. Sabatini annuncia anche un nuovo esposto sul cubo nero: «Abbiamo scoperto nuove cose». Gioco, partita, risultato.

