Sabatini torna a chiedere l’annullamento in autotutela del provvedimento di apertura del nuovo ponte.
È ancora scontro sul Ponte Nencioni. Al centro la legittimità dell’apertura al pubblico avvenuta il 28 maggio scorso, quando l’opera non era ancora ultimata né formalmente collaudata, come denunciato a gran voce da Massimo Sabatini, che oggi definisce «preoccupante» la risposta degli uffici tecnici (attenzione, non dei consiglieri di maggioranza).
«A una domanda precisa – quale norma e quale atto abbiano consentito l’apertura al pubblico del Ponte Nencioni senza presa in consegna anticipata – si risponde richiamando una “prassi consolidata”. Ma la prassi non sostituisce la legge», dichiara Sabatini.
E punta il dito sulle evidenti contraddizioni: «Il 27 maggio Direttore dei lavori e CSE dichiaravano il ponte fruibile “in attesa della formalizzazione dei documenti atti alla riconsegna ex art. 230”. Oggi il RUP conferma che quella presa in consegna non è mai avvenuta e che l’opera è ancora in carico all’impresa. Se l’art. 230 del DPR n. 207/2010 non serviva, perché è stato richiamato? Se serviva, perché il ponte è stato aperto senza completare la procedura?», domanda.
Per il consigliere civico non si può paragonare il ponte a una “banale” deviazione di cantiere: «Qui il Comune ha aperto e inaugurato un nuovo ponte, istituendo doppio senso, pista ciclabile e attraversamenti. È una decisione pubblica e deve avere una base giuridica chiara».
E incalza: «La formula della “prassi consolidata” era già stata usata impropriamente dagli uffici nella vicenda del Cubo nero. L’art. 97 della Costituzione impone il principio di legalità. Una prassi, anche se ripetuta cento volte, non può abrogare una disposizione di legge».
Ieri, 6 agosto, Sabatini aveva già chiesto formalmente al Dirigente comunale l’annullamento in autotutela del provvedimento di apertura. «Formalmente a chiedere l’apertura è stata l’impresa – ha detto –. Ma l’unico interesse era del Comune, come dimostra l’inaugurazione con taglio del nastro della Sindaca». E ricorda che solo il 3 agosto, dopo 2 mesi, sono state installate barriere e nuova segnaletica su richiesta della Polizia Municipale. «I cittadini meritano certezza, non clausole di stile. In difetto di riscontro mi rivolgerò ad ANAC», aveva annunciato Sabatini.
Dall’amministrazione comunale arriva una replica: nessuna apertura senza i presupposti di legge. Secondo gli uffici, per le infrastrutture lineari come strade, ponti e tramvie non è prevista la presa in consegna formale prevista per gli edifici. «È prassi consolidata – sostengono gli uffici – aprire all’uso pubblico le porzioni già utilizzabili anche a cantiere aperto, dopo l’accertamento di sicurezza della Direzione Lavori e del Coordinatore per la sicurezza».
Come esempi vengono citati i viali di circonvallazione, viale Giannotti e i cantieri autostradali, dove tratti vengono aperti in via provvisoria (e ciò comunque non sarebbe affatto rassicurante). «In caso contrario – si legge nella replica – le strade dovrebbero rimanere chiuse fino al termine dei lavori, con pesanti ripercussioni sulla mobilità».
Nel caso specifico del Nencioni, gli uffici precisano che l’apertura al traffico era già prevista nel cronoprogramma a partire dal 31 maggio, in attesa del completamento delle restanti lavorazioni fissato per il 31 ottobre. «Non si è trattata di una anticipazione inaspettata, ma di una tappa programmata», fanno sapere.
Il confronto resta aperto. Sabatini chiede di indicare la norma precisa che legittima l’apertura. Gli uffici rispondono parlando di prassi tecnica e di accertamenti di sicurezza, però non di un verbale formale.

