Mentre brucia la Rugi (per la terza volta) a Vico Pisano ancora si respirano veleni?

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Mentre brucia la quinta azienda di smaltimento rifiuti in un mese sale l’allarme per la salute pubblica da Colle val d’Elsa a Vico Pisano

 

Ormai è molto più di un sospetto che ci sia qualcosa di poco chiaro in Toscana dopo il quinto incendio in un mese a ditte di smaltimento rifiuti.
Se si sia di fronte a una guerra dei rifiuti o una serie di ricatti lo dovranno stabilire gli inquirenti e mentre ci s’interroga su dove finiranno gli oltre 300 movimenti, per un totale di circa 8000 tonnellate in sei mesi che non potranno andare nelle aziende arse sale l’allarme per la salute pubblica anche se si tenta di minimizzare il danno ambientale.
La ex Toscana felix nuova terra dei fuochi? Speriamo di no, ma il timore serpeggia…

Ieri sera, poco dopo le 23 quando i vigili del fuoco del comando di Siena, distaccamento di Poggibonsi e con il supporto del distaccamento di Castelfiorentino sono intervenuti in località San Marziale a Colle di Val D’Elsa, per l’incendio che ha coinvolto la Rugi, azienda che tratta lo smaltimento dei rifiuti fra la popolazione si è diffuso il panico per le grandi quantità di fumo che si sono alzate fin sopra a Poggibonsi e per l’acre aria irrespirabile.

Il comune di Colle Val d’Elsa si è affrettato a rassicurare i concittadini con una nota diffusa anche sui social dove si rassicurava che la “situazione è costantemente monitorata e le operazioni sono in corso sotto il coordinamento delle autorità competenti” tutto pur invitando la cittadinanza “a mantenere la calma, a non avvicinarsi all’area interessata per non intralciare le operazioni di soccorso e ad attenersi esclusivamente alle comunicazioni ufficiali del Comune e degli enti preposti”.

Si garantisce la messa in sicurezza del luogo anche a fiamme spente ma al momento non sono stati diffusi ulteriori aggiornamenti sull’evoluzione dell’incendio né sulle eventuali conseguenze dell’episodio.

La rabbia dei colligiani corre sulla rete perché non è la prima volta he si alzano fiamme dalla Rugi e molti scrivono direttamente al primo cittadino.
“Sindaco, siamo stufi di respirare i fumi tossici, delle polveri sottili che si depositano inquinando terreno e falde acquifere degli incendi che, oramai con cadenza annuale, si sviluppano da Rugi.
É ora di dire basta! Per favore pensi al benessere e alla salute dei suoi concittadini e faccia qualcosa di concreto,  Non vogliamo più essere avvelenati, non vogliamo più questa ditta sul nostro territorio, che si trasferiscano dove non possono ledere alla salute pubblica.”

Rabbia che esplode a più di un mese dall’
incendio anche a Lugnano, davanti alla Delca Energy dove l’altro giorno circa 200 persone, tra lavoratori della Pentair Water e cittadini, hanno preso parte al presidio organizzato dalla Uilm davanti all’impianto del comune di Vicopisano, per chiedere risposte sulla gestione del post-rogo e sul futuro dello stabilimento.

I nodi che la Regione Toscana deve sciogliere sono di logistica come accennato, ma anche occupazionali e ambientali.

La richiesta che emerge con più forza non è la chiusura dell’attività, ma il suo trasferimento in un’area lontana dalle abitazioni e dalle altre aziende. 
Francesco Ventavoli (RSU Pentair) ha spiegato che “a distanza di un mese e mezzo ancora non abbiamo ricevuto risposte. Avevamo chiesto un tavolo in Regione, un piano di smaltimento e delle date precise per la rimozione dei materiali, ma ancora niente.” 
Lo stesso rappresentante sindacale ha ribadito che la protesta non è contro i dipendenti della Delca: “Noi non siamo qui a dire che Delca deve chiudere. Come sindacato non possiamo chiedere la chiusura di un’attività e lasciare a casa le persone. Chiediamo però che venga spostata in un luogo dove non dia problemi alle famiglie e alle altre aziende.” 

Ventavoli ha poi richiamato l’attenzione sulle conseguenze economiche dell’incendio per i lavoratori della Pentair: “Quindici giorni di cassa integrazione hanno significato circa 600 euro lordi in meno. Nessuno, fino a oggi, ha restituito questi soldi ai lavoratori.”

Tra gli interventi più applauditi nel presidio anche quello di Luigi Cecchi, farmacista di Pitti di Lugnano e promotore di una raccolta firme che si preoccupa della salute pubblica: “Rappresento quasi 900 persone che hanno firmato una petizione nella quale si chiede di poter vivere e lavorare in un ambiente sano. Questa azienda continui pure a lavorare, ma lo deve fare in un sito diverso da questo, probabilmente con controlli adeguati.”

Dopo l’appello lanciato dalla professoressa Elisa Giuliani per chiedere controlli ambientali da un privato da comparare con quelli Arpat arriva da una cittadina di Vicopisano l’annuncio di aver presentato un esposto alla Procura: “Ho reputato necessario fare denuncia contro ignoti. Penso sia importante sostenere il lavoro della magistratura e far capire che la cittadinanza vuole difendere il proprio territorio. Va bene spostare l’azienda, ma non deve bruciare nemmeno a cento chilometri da qui.”

Presente al presidio anche la vicesindaca di Vicopisano Fabiola Franchi, che ha espresso la vicinanza dell’amministrazione: “Siamo venuti anche noi per solidarizzare con voi. Capiamo assolutamente il problema.” Sullo stato dell’iter ha aggiunto: “Sappiamo che a breve dovrebbero essere spostati tutti i cumuli.” Rispondendo alle contestazioni dei lavoratori, Franchi ha sottolineato il ruolo del Comune: “Io credo alla magistratura e credo alla scienza. Se ci è stato detto che non c’è tutto questo inquinamento mi affido a quello. Il Comune, però, non ha competenze sui rifiuti e il sindaco, in questa vicenda, ha responsabilità molto limitate.”

Ma resta la paura per l’aria, per le falde acquifere e per i cumuli di rifiuti ancora presenti all’interno del sito, sottoposti a sequestro dalla magistratura.
I loro o
dori continuano a essere avvertiti dai lavoratori della Pentair e dai residenti dei dintorni e il timore è che la situazione possa rappresentare un rischio per chi opera e vive quotidianamente nella zona industriale.

In attesa he Arpat batta un colpo.