Il consigliere di Sinistra Progetto Comune: «Senza la rendita del mattone l’azienda perderebbe 1,3 milioni. È il modello di città che espelle i residenti».
Il patrimonio immobiliare di Montedomini oggi regge il bilancio dell’azienda pubblica di assistenza. E lo fa grazie a contratti da 12, 16 e 18 anni che hanno trasformato case popolari nel centro di Firenze in locazioni turistiche. È quanto emerge dall’analisi di Dmitrij Palagi, consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune, che ha ricostruito 15 anni di bilanci, dal 2010 al preventivo 2026.
«Abbiamo letto i bilanci dell’ASP Firenze Montedomini uno per uno, dal 2010 a oggi, e quello che ne esce è più semplice e più grave di come lo si sta raccontando. Non c’è un quinto del bilancio che viene dagli affitti: c’è tutto il risultato», attacca Palagi.
Secondo il bilancio di previsione 2026, approvato dal Cda l’11 dicembre 2025, l’area «patrimonio immobiliare» produce un margine di 1.607.838 euro. Tutte e dieci le aree di servizio alla persona messe insieme ne producono 161.605 euro. Un decimo.
«Il deficit dei costi generali di struttura – spiega – è di 1.501.668 euro: il margine del mattone lo copre quasi al centesimo. La rendita non finanzia i servizi, finanzia l’apparato che li amministra. L’azienda chiude a 267.774 euro di utile complessivo; tolti gli affitti perderebbe più di un milione e trecentomila euro l’anno».
Lo ammette la stessa azienda, secondo Palagi, perché menziona «un’area immobiliare in grado di generare un’elevata redditività» per sostenere attività «non pienamente sostenibili sotto il profilo economico».
«In 15 anni il peso della rendita sui ricavi è raddoppiato, dal 9,7 per cento del 2011 al 19,9 previsto per il 2026. Il pubblico si è ritirato e in quel vuoto il patrimonio ha smesso di essere un mezzo per diventare il motore».
Palagi ricostruisce anche cosa è successo alle case. Il 2 e 3 marzo 2011 La Nazione pubblicò l’elenco degli affittuari Montedomini: via Guelfa, via Faenza, via San Niccolò, via dell’Albero. I canoni da 57 a 725 euro al mese.
«Oggi quegli stessi indirizzi sono, in tutto o in parte, locazioni turistiche di lungo periodo o immobili venduti a privati. Di come quelle persone siano uscite non lo dice nessuna fonte pubblica», incalza.
Il caso simbolo è via Vacchereccia 5. «Palazzo lasciato “per asilo le famiglie povere”. Nel 2011 due appartamenti a 171 e 110 euro al mese. Nel 2016 sfratto dell’ultima inquilina senza soluzioni alternative. Nel 2021 l’immobile è andato a bando, e oggi è un albergo a quattro stelle: le camere partono da centoventi euro a notte».
E poi via Guelfa: «Via Guelfa 83 è locata dal dicembre 2024 per diciotto anni a novemila euro al mese, con 406.500 euro di sconto sul canone e la facoltà espressa di svolgere attività ricettiva. Via Guelfa 81 per sedici anni, via Guelfa 77 per dodici. Contratti fino al 2043. Quelle case restano formalmente pubbliche e sono sottratte alla funzione abitativa per una generazione intera».
Palagi ha tre richieste per Sindaca Funaro e Giunta: pubblicare i trasferimenti del Comune a Montedomini dal 2010, pubblicare i consuntivi mancanti e la contabilità analitica, dire quante famiglie sono state sfrattate e dove sono finite.
«Non stiamo chiedendo che i bandi vengano scritti meglio. Chiediamo che un patrimonio nato dai lasciti dei fiorentini per assistere chi non aveva niente smetta di essere un portafoglio immobiliare e torni a essere case, assistenza e diritto allo studio», conclude. «In una città dove chi lavora non trova casa, avere immobili pubblici in centro affittati per vent’anni a chi ci fa dormire i turisti non è una valorizzazione: è una scelta politica. E si può cambiare».

