Dopo la morte l’oblio? Già nessuno s’interessa più agli operatori del servizio rifiuti morti

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Ci sarà pure un giudice in viale Guidoni!

 

Quanto è tragico e straziante e senza senso morire di lavoro? E quanta insensibilità denota una morte «illacrimata»? Di solito, era consuetudine leggere lunghe e dolenti note in caso di morti sul lavoro, ricche di impegni vaghi per la sicurezza sul lavoro e infiocchettate di articoli della Costituzione. E, poi, seguivano immancabili manifestazioni o picchetti. Sui due operai del servizio raccolta rifiuti deceduti poco più di 7 giorni fa – ancora non è stato reso pubblico alcunché sulle cause né è dato sapere se sono in corso indagini – in larga misura vige il silenzio. E il silenzio di solito cela qualcosa. Ci sono morti sul lavoro di serie A e morti di seconda fascia? Esiste un subappalto anche per questo? Nessun giudice indaga? Nessun giornale fa domande? Alia si è limitata a una laconica nota, il sindaco di Bagno a Ripoli ha rilasciato una blanda nota di vicinanza. Tutto tace dalle forze di sinistra, le più attente a casi simili e le più battagliere quando fatti del genere succedono ovunque in Italia. Funaro al solito sta in un’altra dimensione. La nostra redazione ha chiesto, e continua a chiedere, informazioni ufficiali a tutti gli enti preposti. Allo stato attuale, solo Inail, nel rimarcare la «riservatezza istruttoria», precisa di essersi attivata. Gli altri insabbiano? Noi continuiamo a scavare. Qualcuno che dovrebbe indagare indaga? Di solito, era consuetudine aprire fascicoli d’indagine e darne notizia pubblica. Alle aziende prive di protezione, invise o non collaborazioniste sono arrivati avvisi di garanzia anche nel caso di un’unghia rotta a un dipendente. A quelle aziende e a quelli imprenditori viene da pensare che la politica e le istituzioni stiano abbattendo il diritto dei lavoratori.