di Alberto Di Cintio (Fondazione Italiana Bioarchitettura)
Il rione di Novoli, un rione storico di Firenze che conserva ancora ben tre chiese dell’anno Mille e la splendida Villa Agli, continua a essere al centro di una situazione socio-urbanistica certo complessivamente assai problematica se non a tratti drammatica.
Zone di estremo degrado, come le casette di legno di Viale Guidoni che dovevano essere provvisorie (sic) e dopo 13 anni invece sono ancora lì e “ospitano” situazioni di emarginazione e degrado estreme. Lì accanto l’area di trasformazione che, insieme all’altra di via Gemignani (oggi aree verdi seppur abbandonate e che almeno mitigano un po’ l’isola di calore più grande della Toscana che è oggi Novoli) saranno oggetto di due nuove pesanti edificazioni private che daranno un altro colpo terribile alla saturazione urbana del rione. Così come farà il nuovo complesso in costruzione a San Donato (ex area Fiat), 100 appartamenti di lusso (costo dai 5.000 ai 10.000 euro a mq.).
Già, a proposito, molte colpe le ha il piano di recupero dell’area Fiat degli anni ’90. Una scelta politica disastrosa, con lo spostamento di importanti funzioni pubbliche dal Centro Storico, che ne ha favorito la perdita di funzioni e di residenti, con i risultati che oggi sono ben visibili e chiari a tutti fino a diventare uno dei principali problemi dell’Amministrazione comunale. Di contro quella scelta non ha prodotto nessun cambiamento significativo e in meglio per il rione, è servita solo a “sostenere” l’investimento immobiliare (ancora in corso) e i suoi profitti. Colpevole fu quell’indirizzo urbanistico e ancor più colpevole fu boicottare e far fallire il piano per Novoli progettato da Leon Krier, che avrebbe certamente completamente rovesciato, in meglio, il Piano Guida che oggi vediamo in tutta la sua fallacità.
Che fare, come aiutare, come rispondere agli appelli, quasi quotidiani che vengono lanciati dalla comunità di Novoli? Sono particolarmente convinto che si debba partire con un intervento strutturale, ovvero dalla redazione di un Piano Urbanistico generale dedicato a Novoli, una progettazione unitaria che il rione, cresciuto sotto l’input della speculazione edilizia (che prosegue anche oggi), non ha mai avuto e la cui assenza ha penalizzato le sue originali potenzialità storiche ed identitarie, rendendolo né un nuovo centro di Firenze ma quanto ancora periferia disordinata e senza anima. La stessa tranvia, opera certo strategica e funzionale, non basta a risolvere i gravissimi deficit della qualità della vita dell’intero rione, proprio perchè non progettata all’interno di una pianificazione (almeno rionale) più complessiva.
Un’altra pianificazione (partecipata), attesa da anni, potrebbe essere decisiva, parlo del riqualificazione della Mercafir (80.000 mq.) integrata con il rione di Novoli. Si potrebbe cioè dare vita ad uno straordinario progetto di trasformazione urbana, un vero e proprio modello di innovazione urbanistica fondato sulla sostenibilità ambientale, la produzione di energia rinnovabile, il verde urbano, la logistica sostenibile, i servizi per la città, la qualità del lavoro e l’integrazione con il rione di Novoli e il sistema metropolitano. Un grande progetto organico e partecipato di rigenerazione urbana, vocata alla ecologia integrale e che valorizzi appieno le sinergie con il rione. L’amministrazione comunale che a parole si dice disponibile ad attivarlo, non tergiversi oltre su questa progettualità.
