Gambelli dimentica il Sacro e straparla del profano

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di Elia Profeta

Premessa: cercheremo di non dire che è quanto di più banale abbia proferito un Arcivescovo a Firenze, cercheremo di arrivare a ironizzarci sopra, perfino, perché è il modo migliore di scacciare il male. A leggere il resoconto che ne forniscono, entusiastiche, le locali gazzette, naturalmente Repubblica e il quotidiano che fu della Destra toscana cioè La Nazione oggi di Agnese Pini, non sembra una preghiera alla Vergine. Non sembra nemmeno un intervento ispirato al Sacro. L’Arcivescovo Gambelli ha propinato agli astanti un Giuseppe «antipatriarcale» (il primo degli uomini femministi?) e una Vergine Maria «in piedi» (magari, un domani, anche in tacchi rossi). L’Assunzione della Vergine sarebbe, a detta del Gambelli, la «festa delle donne» (ma già c’è!), nello specifico delle donne «in piedi», «di quelle che si sono rialzate» o che lo stanno facendo. Poi Gambelli, nato a Viareggio e quindi salmastroso ma transitato dalla Valdelsa dei tabernacoli di Benozzo Gozzoli (li avrà visti?), si supera: delle ferite di Maria, avverte, non è «lecito» avere una «visione devozionale, intimista, intrisa di maschilismo». Cosa ci sarebbe di maschilista nell’essere donna e madre non è dato saperlo (e il Gambelli difficilmente lo saprebbe spiegare). Manca solo che la Pietà – il massimo dolore di una madre – avvenga su una panchina, rossa anch’essa. Una rilettura incauta del Sacro attraverso la banalità del profano: l’attualità al posto dell’Eternità. Due millenni di bellezza cristiana che sprofondano nel Niente. Dev’esserci un nuovo girone dell’Inferno in cui è un 25 novembre perenne e il diavolaccio che ti tortura è un rabido Gino Cecchettin, armato dei libri di Michela Murgia. Sia chiaro. Siamo abituati un po’ a tutto: calzoni corti durante la Messa, chitarre strimpellate come in un musical perenne, cani in Chiesa perché le cucce sono piene e le culle desolatamente vuote, scollature (che vanno bene per riempire le culle, purché fuori della stessa), rifiuto del Latino, che era, ed è, il vero medium con il Cielo. Non ci aspettiamo, sia chiaro, granché dalla Chiesa fiorentina, perennemente al seguito dei senza Dio, come dimostrano le travagliate vicende delle Misericordie e di Montedomini. Una Chiesa sempre più grande Ong dove Gesù è una popstar. Sparisce il Sacro, sparisce il Male – la sua vittoria è far sì che non se ne parli, come rivendica il Mefistofele di Goethe -, sparisce il sì della Madonna. E noi? Per andare avanti ci vuole proprio la Sua grazia. Cominciamo con il Pater noster, che è pure domenica.