Manager da rieducare, passeggeri da catalogare per etnia e genere? La tramvia secondo Collesei (PD), mentre quella vera è ostaggio di degrado e insicurezza
Una consigliera di maggioranza sale in tramvia, conta i passeggeri e li smista per sesso e colore della pelle. Poi, dallo scranno del Consiglio comunale, comunica il risultato della sua personale visione. È successo ieri: protagonista Stefania Collesei (PD), presidente (non è un dettaglio) della Commissione su pari opportunità, diritti umani e immigrazione.
«Siccome prendo spessissimo la tramvia ho notato che, specialmente in alcune fasce orarie, ma direi molto spesso, la tramvia è frequentata da donne e stranieri. Uomo maschio bianco non pervenuto. Allora ci sarà da lavorarci su, ci sarà da lavorarci su, perché mentre nei Paesi europei i manager vanno in tramvia, i manager fiorentini vanno in automobile. E forse conviene cambiare abitudini.»
Schedare i passeggeri per sesso, colore e provenienza, per poi sentenziare «uomo maschio bianco non pervenuto» non descrive un problema di mobilità — descrive chi la tramvia dovrebbe avere a bordo. La donna e lo «straniero» come categorie da registrare, l”uomo maschio bianco” come categoria sociale da recuperare. Questo, da chi presiede una commissione che dovrebbe occuparsi di non ridurre le persone alla loro etichetta etnica o di genere.
Una donna sale in tramvia perché deve andare da qualche parte; lo stesso un uomo, bianco o no, manager o idraulico. Non per rappresentare una statistica. Muoversi come si crede non è un favore al Comune: è la regola della libertà individuale. E quel «conviene cambiare abitudini», da un eletto, suona meno come consiglio e più come il programma di uno stato autoritario.
Fuori dalla bolla della Collesei, c’è poi una tramvia reale, che la stessa amministrazione ben conosce: nel 2025, 45 aggressioni con infortuni al personale del trasporto pubblico fiorentino e un protocollo firmato in Prefettura; sulla linea 1, vagoni usati come latrina, sedute imbrattate, borseggi e molesti a bordo. E secondo la campagna «One Two Free», promossa dalla stessa GEST col patrocinio del Comune, solo il 15,81% delle donne si sente al sicuro a viaggiare dopo le 20. Le donne sulla tramvia ci sono: ma molte, la sera, ci salgono con la borsa stretta al petto. Accanto a loro, anziani che rinunciano e cittadini alle prese con sporcizia e degrado.
Se il “manager” fiorentino non prende il tram, la domanda vera è perché: frequenze, cantieri, tempi, sosta, sicurezza, decoro. Solo su una cosa diamo ragione alla Collesei: c’è «da lavorarci su». Sì, sull’idea che il cittadino, di qualunque sesso e colore, sia un soggetto da riprogrammare come piace ai consiglieri PD, anziché da servire.
