Doveva essere la nuova porta d’ingresso del Parco delle Cascine. Oggi è il monumento perfetto all’incapacità di Palazzo Vecchio: una struttura pronta da mesi, transenne ancora al loro posto e l’ennesimo scaricabarile
La Repubblica Firenze di ieri certifica quello che molti fiorentini sanno ormai da tempo: la Pagoda delle Cascine è finita, ma continua a rimanere chiusa. La struttura è pronta, il verde è sistemato, i lavori sono conclusi. Manca soltanto ciò che, evidentemente, in questi anni è stato l’anello debole dell’intera vicenda: qualcuno capace di farla aprire. L’associazione che dovrebbe gestirla sostiene di essere pronta, ma afferma di attendere risposte dal Comune. Palazzo Vecchio, invece, tace.
È il finale perfetto di una storia iniziata nel 2020 e diventata ormai il simbolo di come questa amministrazione riesca a trasformare qualsiasi intervento pubblico in una maratona di ritardi, annunci e giustificazioni. Per anni i cittadini hanno ascoltato sempre lo stesso copione. Prima la pandemia. Poi le difficoltà delle imprese. Poi le varianti. Poi il cambio dell’appaltatore. Poi la coprogettazione. Poi il bando. Poi l’estate. Poi l’autunno. Poi ancora “manca pochissimo”. Nel frattempo il calendario continuava a scorrere e le recinzioni restavano immobili.
La storia della Pagoda racconta molto più di un semplice ritardo. Racconta una gestione che ha consumato oltre un milione di euro di risorse pubbliche senza riuscire a consegnare ai fiorentini un edificio che avrebbe dovuto essere operativo già da anni. L’appalto partì nel 2020. La prima impresa non riuscì a completare l’intervento. Successivamente il cantiere finì nelle mani di una nuova ditta, con tanto di cartello che fissava il termine dei lavori al 2 febbraio 2025. Quel cartello è rimasto appeso alle transenne ben oltre la scadenza. Nel frattempo la prima società affidataria, La Fenice Srl, è stata coinvolta nelle note indagini della Procura di Roma sugli appalti pubblici riconducibili al cosiddetto “Mister Asfalto”.
Nessuno sostiene che vi siano irregolarità specifiche nell’appalto fiorentino, ma una domanda politica resta inevitabile: possibile che Palazzo Vecchio non riesca mai a scegliere imprese che portino serenamente a termine opere tanto importanti? Ancora più grave è ciò che è accaduto dopo. Cambiata l’impresa, cambiate le promesse, ma il risultato è rimasto identico. Il tempo è passato e la Pagoda è rimasta chiusa. Ora non si discute più di un cantiere da completare. La struttura è pronta. Non mancano i muri, il tetto o gli impianti. Manca la capacità amministrativa di far partire l’attività. È qui che cade definitivamente la narrazione di Palazzo Vecchio. Per anni l’amministrazione ha attribuito i ritardi alle imprese, alle forniture, ai problemi tecnici, ai procedimenti amministrativi. Oggi queste giustificazioni non reggono più. Se il gestore afferma di attendere risposte dal Comune, il problema non è il cantiere: è la macchina comunale.
La giunta Funaro aveva ereditato questa vicenda promettendo una rapida soluzione. In primavera si parlava dell’apertura entro l’inizio dell’estate. L’estate è arrivata. La Pagoda resta chiusa. Esattamente come accadeva un anno fa, due anni fa e tre anni fa. Nel frattempo le Cascine continuano a convivere con problemi di degrado, sicurezza e abbandono che richiederebbero presidi, servizi e luoghi vissuti. La Pagoda avrebbe dovuto contribuire proprio a questo: riportare presenza, attività e controllo sociale in una parte strategica del parco. Invece è diventata il simbolo opposto: un edificio nuovo, inutilizzato e sbarrato.
La Pagoda avrebbe dovuto rappresentare la rinascita delle Cascine. Oggi rappresenta, invece, la fotografia più nitida di un’amministrazione che eccekke nell’annunciare inaugurazioni molto più che nel realizzarle davvero. Perché un’opera pubblica non si può considerare conclusa quando finiscono i lavori. Lo è soltanto quando i cittadini possono finalmente entrarci. E dopo sei anni di attese, milioni spesi e promesse ripetute, la domanda è diventata inevitabile: quanti altri mesi serviranno ancora per aprire una struttura che è già pronta?

