Un’immagine mostra un improvvisato “barbiere di strada” davanti al nuovo spazio riqualificato: la domanda è chi si prende cura della piazza dopo l’inaugurazione
A Firenze bastano pochi metri per cambiare prospettiva e passare dalla città raccontata nei comunicati stampa a quella raccontata dalle fotografie del quotidiano. Da una parte il nuovo giardino Mandela di piazza Leopoldo, inaugurato nei giorni scorsi con tanto di taglio del nastro, istituzioni, celebrazioni e discorsi sulla rigenerazione urbana, e dall’altra, praticamente davanti, un improvvisato “barbiere di strada”.
La fotografia è arrivata in redazione e racconta una scena che lascia poco spazio alla fantasia: il giorno dopo la presenza della sindaca e degli assessori, ecco una persona intenta a tagliare i capelli a un’altra, utilizzando lo spazio pubblico come se fosse un’attività commerciale all’aperto. Non sappiamo chi siano le persone ritratte, né se dietro quella scena ci sia un’attività organizzata, occasionale o semplicemente una situazione estemporanea, il tutto ovviamente abusivamente, ma non è questo il punto. Il punto è che cosa racconta quella fotografia di Firenze.
Il contrasto è evidente perché soltanto pochi giorni prima, nello stesso luogo, si celebrava una riqualificazione urbana da circa 3,2 milioni di euro, progettata e finanziata da Unicoop Firenze in collaborazione con il Comune. Un intervento presentato come capace di eliminare muri, angoli bui e criticità, restituendo alla città uno spazio «aperto, sicuro e pienamente inclusivo».
La sindaca Sara Funaro, presentando il nuovo spazio, ha parlato di una «scommessa sul tessuto sociale del quartiere» e ha detto che proprio lì comincia la fase più importante: far vivere la piazza. Ecco. Una domanda viene spontanea: far vivere una piazza significa anche permettere che ciascuno la trasformi in ciò che vuole? Perché una piazza viva è una cosa. Una piazza senza regole è un’altra.
Non si tratta di fare la guerra a un taglio di capelli, né di scandalizzarsi qualora qualcuno si fosse inventato un’attività abusiva all’aria aperta. Si tratta semplicemente di capire se lo spazio pubblico abbia ancora un proprietario, un regolamento e soprattutto qualcuno incaricato di farli rispettare. Altrimenti la «rigenerazione urbana» rischia di diventare soltanto una parola elegante per descrivere una mano di vernice nuova sopra problemi vecchi.
È difficile non sorridere davanti al tempismo. Il 19 settembre Firenze inaugura il giardino Mandela e pochi giorni dopo arriva questa immagine. Non sappiamo se quella scena sia durata cinque minuti o cinque ore e non sappiamo nemmeno se qualcuno sia intervenuto né se si tratti di un episodio isolato. Sarebbe interessante sapere però chi controlla? Chi verifica? Chi interviene quando uno spazio pubblico viene utilizzato come un’attività privata?
E soprattutto: quanto dura la rigenerazione urbana se, insieme alle nuove panchine, ai giochi inclusivi e alle nuove alberature, non arriva anche una presenza quotidiana capace di garantire regole e rispetto? Perché inaugurare una piazza è facile, la parte difficile comincia il giorno dopo. Lì si tocca con mano se i 3,2 milioni di euro spesi hanno prodotto soltanto un nuovo spazio bello da fotografare oppure un luogo realmente più ordinato, vissuto e controllato.
La domanda finale, confesso molto poco elegante e opportuna rispetto a quanto detto durante il taglio del nastro, è semplicissima: chi si prende cura della piazza quando finiscono le cerimonie?

