Plures, Cobas: “Protocollo caldo? Talvolta non rispettato, e gli operai non denunciano per timore di ritorsioni. Si elimini la figura del mono operatore”

nasce il coordinamento dei comitati No Taric. Foto fotocronache Germogli

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Nell’esprimere il nostro cordoglio e la nostra solidarietà ai familiari e ai colleghi, vogliamo richiamare l’attenzione di tutti su quanto riportato dalle cronache di questi giorni: infortuni gravissimi e due decessi avvenuti durante l’orario di lavoro. Due colleghi, uno nel Mugello e l’altro a Bagno a Ripoli, che svolgevano, seppur in appalto, gli stessi servizi nei quali anche noi operiamo quotidianamente nel comprensorio di ALIA (Plures).

Si tratta di notizie tragiche che impongono una seria e attenta riflessione sulle condizioni di lavoro degli operatori dei servizi di igiene ambientale.

La prima considerazione che denunciamo da anni è la figura del mono operatore che è causa di infortuni nel nostro settore la quale è prevista dai CCNL, introdotta lo scorso di ridurre costi a discapito della sicurezza.

Questi episodi possono essere stati causati dai colpi di calore o da stress lavoro-correlato. Dobbiamo forse aspettare che si verifichi una nuova tragedia?

Nonostante la nostra categoria sia esclusa dalle misure di sospensione delle attività previste nelle giornate contrassegnate dal bollino rosso, a tutela del personale, a fronte di questo le RSU e gli RLS hanno sottoscritto un accordo il 15 di giugno, denominato “protocollo caldo”.

A seguito del decesso dei nostri due colleghi abbiamo appreso a mezzo stampa di comunicati della nostra azienda che rivendica l’applicazione del protocollo, peccato però che sia stato una delle cause dell’indizione dello sciopero aziendale del 9 luglio proclamato dalla Rsu.

Nei fatti, però, tale protocollo è oggetto di forti contestazioni interne e, per alcuni aspetti, non viene nemmeno rispettato. Le sue disposizioni non vengono adeguatamente considerate nella fase di organizzazione dei servizi e, in alcuni casi, risultano addirittura ignorate da alcuni responsabili, mentre alcuni lavoratori evitano di segnalarne la mancata applicazione per timore di possibili ritorsioni da parte della direzione aziendale.

Con le temperature record registrate in questi mesi, il caldo estremo non rappresenta un semplice disagio, ma un rischio grave, immediato e concreto per la salute e l’incolumità di tutto il personale.

Il colpo di calore non è un semplice malore, è a tutti gli effetti un infortunio sul lavoro, riconosciuto come tale dall’INAIL.

Come O.S, RSU ed RLS diciamo basta e chiediamo con urgenza all’Azienda ed alle Istituzioni di passare dalle parole ai fatti, imponendo il rispetto e l’applicazione immediata degli Accordi e delle leggi a tutela della Salute.

Un primo gesto da imporre alle aziende e cooperative è quello di eliminare la figura del mono operatore.

Cobas Alia Plures