Plures, ecco Genius 5.0: tutto il potere all’algoritmo! Big Multiutility Is Watching You?

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La Firenze che Vorrei ha letto con attenzione la newsletter di Plures S.p.A., dal titolo «Quando i rifiuti diventano dati», dedicato al sistema Genius 5.0 per la raccolta dei rifiuti a Firenze.

 

È un testo ben scritto. Ed è proprio per questo che va letto con attenzione. Perché racconta molto di quello che il sistema potrebbe fare, e molto poco di quello che, a quanto risulta, avrebbe già dimostrato di fare.

Riportiamo le frasi testuali dell’azienda, e poi proviamo a verificarle. Come sempre, restiamo a disposizione per pubblicare integralmente ogni replica documentata di Plures, del Comune di Firenze o di Nord Engineering.

 

Cosa scrive Plures?

 

L’articolo si apre così: «Un cassonetto che registra ogni conferimento. Un algoritmo che prevede quando sarà pieno. Un sistema capace di modificare i percorsi dei mezzi sulla base delle necessità effettive, anziché seguire soltanto un calendario prestabilito».

E poi: «A Firenze questo cambiamento ha preso forma con Genius 5.0, il sistema sviluppato da Plures insieme a Nord Engineering che integra contenitori intelligenti, accessi controllati, analisi dei dati e algoritmi previsionali. La città dispone di circa 11.000 contenitori digitalizzati e, dall’estate 2026, ha avviato un modello di raccolta dinamica che utilizza le informazioni sui livelli di riempimento per contribuire alla programmazione degli svuotamenti».

Ancora: «L’obiettivo è utilizzare meglio mezzi e personale, ridurre gli spostamenti non necessari e rendere il servizio più reattivo alle esigenze della città».

E in chiusura: «È questa, forse, la trasformazione più significativa: passare da una città nella quale i servizi seguono programmi prestabiliti a una città nella quale i programmi possono cambiare sulla base di ciò che accade realmente».

Sono frasi suggestive. Il problema, a nostro avviso, è che sono quasi tutte al condizionale.

Il testo di Plures, a una lettura attenta, non afferma quasi mai un risultato ottenuto. Afferma una possibilità.

Si legge che la programmazione «può adattarsi», che conoscere i conferimenti «può contribuire» alla pianificazione, che i dati «significa poter prendere decisioni più tempestive».

Non si legge, allo stato di quanto da noi visionato, un solo dato consuntivo del tipo: da quando è partita la raccolta dinamica, abbiamo fatto tot svuotamenti in meno, tot chilometri in meno, tot euro risparmiati, tot cassonetti traboccati in meno.

Senza quei numeri, a nostro avviso, il lettore è portato a confondere una promessa tecnologica con un risultato già ottenuto. E le due cose, allo stato, non sembrerebbero coincidere.

 

Qual è il numero dei contenitori?

 

Plures scrive, in questo articolo: «La città dispone di circa 11.000 contenitori digitalizzati».

Da un comunicato istituzionale relativo all’infrastruttura smart di Plures Alia, risulta invece un dato diverso: «Sul territorio comunale di Firenze sono oggi attivi 8.728 cassonetti digitali (su oltre 11.000 contenitori totali)».

Se quel dato fosse corretto, i contenitori totali sarebbero oltre 11.000, ma quelli effettivamente digitali, e quindi dotati di elettronica e sensori volumetrici, sarebbero 8.728. La differenza, pari a oltre 2.000 contenitori, non sarebbe trascurabile.

Chiediamo a Plures di chiarire: i contenitori digitalizzati sono circa 11.000, come scritto nel suo articolo, o 8.728 su oltre 11.000 totali, come risulterebbe dal comunicato istituzionale? E i restanti contenitori, a quanto risulterebbe non digitalizzati, come vengono gestiti dall’algoritmo?

 

La differenziata

 

Il testo di Plures, letto da solo, non attribuisce esplicitamente a Genius 5.0 il miglioramento della raccolta differenziata. In questo articolo, infatti, non risultano citati il 55,4% del 2022 né il 63,1% del 2025.

Quei numeri risultano invece da un altro comunicato della stessa azienda, ripreso dalla stampa, dove si dice che la raccolta differenziata sarebbe passata «dal 55,4% del 2022 al 63,1% per il 2025: 7,7 punti percentuali in più», e che «i dati del 2025 descrivono il percorso che ha preceduto l’avvio della raccolta dinamica».

Accostando il racconto di Genius 5.0 a quel comunicato sulla differenziata, a nostro avviso, il lettore è portato a collegare le due cose. La cronologia, a quanto risulta, le separerebbe.

Plures, in questo articolo, parla di avvio della raccolta dinamica «dall’estate 2026». In un altro comunicato, ripreso dalla stampa, la prima applicazione viene collocata «alla fine di luglio» 2026, e «riguarderebbe per ora una parte del servizio».

Se così fosse, il miglioramento della differenziata sarebbe stato ottenuto prima della raccolta dinamica, e quindi con un altro strumento: l’accesso controllato, i badge, la chiusura dei contenitori, avviati dal 2021 con il progetto Firenze Città Circolare e completati nella fase principale nel gennaio 2025.

Chiediamo a Plures di confermare o smentire: il +7,7% è attribuibile, anche solo in parte, alla raccolta dinamica partita nell’estate 2026? O è, come sembrerebbe dalla cronologia, il risultato del controllo degli accessi?

Perché, in questo secondo caso, il merito andrebbe attribuito al controllo, non alla previsione. E confondere le due cose, a nostro avviso, non aiuterebbe il lettore a capire.

 

Alberto Irace a San Francisco

 

L’articolo cita due riconoscimenti: «È questo il modello che Alberto Irace, amministratore delegato di Plures, ha raccontato a San Francisco sul palco di Dreamforce, l’evento internazionale organizzato da Salesforce».

«Genius 5.0 è stato inserito tra gli 84 casi raccontati nel volume Umanesimo Tecnologico. Le eccellenze italiane nell’Intelligenza Artificiale, realizzato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale con la cura scientifica di AIRI (Associazione Italiana per la Ricerca Industriale)».

A nostro avviso, nessuno dei due elementi può essere letto, da solo, come una validazione scientifica del funzionamento del sistema a Firenze.

Dreamforce, a quanto risulta, è l’evento commerciale di Salesforce, azienda che vende piattaforme software. Il volume ministeriale, a quanto risulta, è una rassegna di esperienze selezionate per mostrare le applicazioni dell’IA sviluppate in Italia. Si tratta, in entrambi i casi, di vetrine, non, a quanto ci risulta, di valutazioni indipendenti con dati di campo, peer review o misurazioni comparative.

I due link in fondo all’articolo di Plures risultano, a quanto da noi visionato, rimandi generali sul tema dell’IA nella raccolta rifiuti, non uno studio pubblicato con dati di campo su Firenze e su Genius 5.0. Risultano infatti indicati come:

  1. «Scientific Reports – L’intelligenza artificiale per ottimizzare la raccolta dei rifiuti»
  2. «Agenda Digitale – AI nella PA, il valore della previsione nei servizi pubblici»

Chiediamo: esiste uno studio indipendente, pubblicato e verificabile, che misuri l’efficacia della raccolta dinamica a Firenze rispetto alla raccolta tradizionale, sugli stessi quartieri e nello stesso periodo? Se esiste, chiediamo di renderlo pubblico.

 

E infine ciò che non viene detto

 

Un articolo che si presenta come divulgativo dovrebbe affrontare anche i nodi critici. Qui, a quanto ci risulta, non vengono affrontati.

Costi. Quanto costa un contenitore Genius 5.0 rispetto a uno tradizionale? Quanto costa mantenere migliaia di sensori, batterie, connessioni cloud? E che effetto avrebbe avuto o avrebbe sulla TARI? Allo stato, non risulta pubblicato un quadro economico comparato.

Affidabilità. Un sensore volumetrico in un cassonetto con sacchetti schiacciati, cartoni incastrati, organico che si compatta, quanto margine di errore avrebbe? Quanti sensori risulterebbero offline, guasti o da sostituire? Non risulta pubblicato un tasso di errore.

Errori di previsione. Se l’algoritmo prevede che un cassonetto si riempirà domani e invece si riempie oggi, chi interviene? E se la raccolta viene «rinviata quando il livello di riempimento lo consente», come scrive Plures, chi valuta il rischio igienico del rinvio? L’algoritmo o l’operatore? Non risulta chiarito.

Privacy. Plures scrive: «Ogni conferimento diventa un’informazione». A quanto risulta dai comunicati istituzionali, i cassonetti digitali «registrano utente, volume conferito e livelli di riempimento». Si tratterebbe quindi di dati associabili a una persona, a un orario, a un luogo, a un’abitudine domestica.

Non affermiamo che Plures non abbia a cura la privacy degli utenti che la mantengono con le tasse. Affermiamo che nell’articolo in questione il tema del trattamento dei dati dei singoli utenti conferimenti non risulta affrontato.

Dove vengono conservati questi dati, per quanto tempo, chi può accedervi, se vengono utilizzati per la tariffa puntuale e con quale base giuridica?

Lavoro. «Utilizzare meglio mezzi e personale, ridurre gli spostamenti non necessari», scrive Plures. Chiediamo: questo si tradurrebbe in una riduzione di turni, di ore, di personale su strada? E che ruolo avrebbero gli operatori della Control Room, che a quanto risulta opererebbe con circa 30 addetti? La testata non formula conclusioni, ma ritiene che la domanda vada posta.

Infine, l’ultima frase dell’articolo di Plures è la più importante e la più delicata: «Passare da una città nella quale i servizi seguono programmi prestabiliti a una città nella quale i programmi possono cambiare sulla base di ciò che accade realmente».

Se letta in modo critico, questa frase descriverebbe un passaggio non solo tecnico, ma di governo del servizio pubblico.

Prima, il servizio seguiva un calendario pubblico, verificabile, uguale per tutti. Ora, a quanto parrebbe, seguirebbe in parte un algoritmo proprietario, i cui criteri di priorità non risulterebbero pubblici.

Chiediamo: se un quartiere venisse sistematicamente deprioritizzato dall’algoritmo, come potrebbe un cittadino accorgersene? Come potrebbe contestare la decisione? A chi potrebbe fare ricorso? E i criteri di priorità sono pubblicati e verificabili?

Non stiamo affermando che questo stia accadendo. Stiamo affermando che, in assenza di trasparenza sui criteri, non sarebbe possibile escluderlo.

 

Le domande

 

  1. Quanti sono, oggi, i contenitori effettivamente digitalizzati a Firenze: circa 11.000 o 8.728 su oltre 11.000 totali?
  2. Da quando è partita la raccolta dinamica, nell’estate 2026, quanti svuotamenti in meno, quanti chilometri in meno, quanti euro risparmiati, quanti episodi di traboccamento in più o in meno si sarebbero registrati, rispetto allo stesso periodo del 2025, sugli stessi quartieri?
  3. Quale sarebbe il tasso di errore dei sensori volumetrici e quanti sensori risulterebbero offline?
  4. Quali sono i criteri con cui l’algoritmo decide di anticipare o rinviare uno svuotamento? Sono pubblici?
  5. Per quanto tempo vengono conservati i dati sui singoli conferimenti, chi vi accede e se vengono usati per la tariffa puntuale?
  6. Che impatto avrebbe il sistema su turni, ore e personale operativo?

Fino a quando a queste domande non verrà data una risposta documentata, a nostro avviso, il racconto di Genius 5.0 resterà quello che oggi sembra essere: una narrazione efficace, ma ancora priva di prove pubbliche.

La Firenze che Vorrei resta, come sempre, a disposizione per ospitare e pubblicare integralmente ogni replica documentata di Plures S.p.A., del Comune di Firenze e di Nord Engineering.

In copertina: immagine distopica generata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale