Sabatini (Lista Schmidt) torna sul caso e annuncia battaglia: «Un rimpallo di responsabilità inaccettabile, non mi fermo».
Una rassicurazione pubblica in Consiglio Comunale, seguita tre mesi dopo da una smentita clamorosa scritta nero su bianco dagli stessi uffici tecnici. È un vero caos burocratico quello che sta avvolgendo i lavori al Podere Colombaia, storico complesso immobiliare sulle colline a sud di Firenze. Lavori che preoccupano i residenti per il rischio di veder spuntare un nuovo e impattante accesso per le auto su una via privata.
Il consigliere della Lista Civica Eike Schmidt, Massimo Sabatini, che da mesi assiste i cittadini in questa mobilitazione, ha promesso battaglia. «Siamo di fronte a un clamoroso scaricabarile tra uffici. Non permetterò che si giochi con il futuro di un’area protetta e con la tranquillità dei residenti», dice al nostro giornale.
Ma andiamo con ordine, ricostruendo le tappe di una vicenda che assume contorni sempre più opachi.
Febbraio 2026: il Comune ordina lo stop ai lavori
Il caso esplode all’inizio dell’anno. Il 3 febbraio 2026, la Direzione Urbanistica del Comune di Firenze firma un provvedimento durissimo: sospensione immediata dei lavori avviati dal privato.
I tecnici di Palazzo Vecchio riscontrano pesanti carenze documentali e difformità. L’area si trova nel “sub-sistema della collina coltivata”, una zona protetta da rigidi vincoli culturali e paesaggistici. Il progetto di realizzare una piscina e modificare gli spazi esterni – inclusa la viabilità – viene congelato. Il Comune chiede chiarimenti urgenti sull’impatto del traffico e sulle autorizzazioni della Soprintendenza.
Marzo 2026: la finta tregua in Consiglio Comunale
I residenti notano però che il cantiere riparte poco dopo. Non solo: le forti piogge di fine inverno causano colate di fango e acqua sulla strada privata, segno di movimenti di terra sospetti, e si teme l’utilizzo di materiali di recupero da demolizione per creare una nuova strada interna.
Il 16 marzo 2026, il consigliere Sabatini porta la questione in aula con un question time. La risposta dell’Assessora all’Urbanistica, Caterina Biti, sembra spegnere l’incendio. Secondo quanto riferito dagli uffici all’Assessora, i costruttori avrebbero presentato una variante al progetto per stralciare (ovvero eliminare) la risistemazione esterna e l’apertura del contestato passo carrabile, limitando i lavori ai soli edifici ed alla parte alta del terreno.

I cittadini tirano un sospiro di sollievo. Sembra una vittoria del buonsenso. Ma è solo un’illusione.
Giugno 2026: La doccia fredda dell’accesso agli atti
Non fidandosi ciecamente delle rassicurazioni verbali, Sabatini decide di andare in fondo e richiede l’accesso formale ai documenti ufficiali. L’8 giugno 2026 arriva la risposta scritta della Direzione Urbanistica, ed è un colpo di scena clamoroso.
Il passo carrabile è ancora lì. Nei nuovi disegni depositati dai privati a fine maggio, i parcheggi e la strada interna sono stati leggermente rimpiccioliti, ma l’indicazione grafica dell’accesso per le auto è ancora presente.
Nessun divieto ufficiale. Gli uffici ammettono che «non risulta presente alcun provvedimento o documento ufficiale che neghi la possibilità di realizzazione di un passo carrabile».
Lo scaricabarile. La Direzione Urbanistica delinea una competenza che spetterebbe alla Direzione Mobilità, lavandosene di fatto le mani.
Le evidenti contraddizioni della burocrazia
Questo dietrofront solleva forti dubbi sulla coerenza della macchina comunale. Come è possibile che a marzo l’amministrazione abbia sbandierato lo stralcio del passo carrabile e a giugno si scopra che il progetto lo prevede ancora?
Inoltre, la tesi secondo cui l’Urbanistica non ha competenza sul passo carrabile contrasta nettamente con quanto gli stessi uffici scrivevano il 3 febbraio, quando chiedevano verifiche approfondite sull’impatto della viabilità e sul rispetto del paesaggio. Un passo carrabile in una zona collinare protetta non è una semplice pratica stradale: modifica l’ambiente e il territorio, ed è quindi materia pienamente urbanistica.
Sabatini: «Pronto a tutto, la sfida continua»
La reazione del consigliere Massimo Sabatini è di netta e totale condanna verso l’operato dell’Urbanistica, accusata di aver fornito versioni di comodo per placare le proteste in aula, salvo poi smentirsi nei documenti formali.
«Le parole dell’Assessora in Consiglio, basate sulle note dei suoi stessi uffici, sono state clamorosamente smentite dai fatti», attacca Sabatini. «Prima sollevano giustissimi dubbi sui vincoli paesaggistici e storici di Podere Colombaia, e poi fanno finta di nulla dicendo che la palla passa altrove? Questo rimpallo è inaccettabile».
Il consigliere ha già annunciato che l’azione politica e di controllo non si fermerà qui. Sabatini attiverà tutti i canali istituzionali e i vari uffici comunali competenti (anche per fare luce sulla questione dei materiali usati nel cantiere e dello squilibrio idrogeologico che causa i flussi di fango) per pretendere la massima trasparenza da parte dell’amministrazione. I residenti di Via del Poggio Imperiale chiedono certezze, e la battaglia per difendere le colline fiorentine è tutt’altro che conclusa.
In copertina: foto del Podere Colombaia (Agenzia del Demanio)
