Ponte Vespucci, dieci anni di lavori e 4,7 milioni: l’odissea continua

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Un intervento che si trascina dal 2016, progetti modificati, gare deserte, contratti risolti e nuovi rinvii. Il Ponte Vespucci diventa l’ennesimo esempio di un’amministrazione che viaggia a vista, senza una programmazione complessiva

 

A Firenze c’è un ponte che sembra non riuscire mai ad arrivare alla fine dei lavori. È il Ponte Vespucci, la cui odissea comincia nel 2016, con le prime limitazioni al traffico dovute ai problemi alle fondazioni. Nel 2019, dopo 1,7 milioni di euro di interventi, il Comune ne annunciava la messa in sicurezza e la riapertura. Sembrava la conclusione della vicenda. Non era così.

Negli anni successivi il progetto viene modificato, una gara va deserta, un contratto viene risolto e i lavori subiscono sospensioni e rinvii. Nel 2023 viene stralciata anche la pista ciclabile, inizialmente prevista nel progetto e motivata, tra le altre cose, dalla necessità di ridurre il carico sulle travi esterne. Oggi quella stessa pista ricompare tra gli interventi programmati per il 2027.

Nel gennaio 2025 Palazzo Vecchio quantifica in circa 4,7 milioni di euro gli interventi eseguiti e in corso. Nello stesso periodo, dopo quasi nove anni, viene finalmente rimosso il divieto di transito per i mezzi superiori alle 35 tonnellate, autobus compresi.

Eppure non è ancora finita. Come racconta oggi La Nazione, il Comune ha appena affidato altri lavori sui tiranti della pila sinistra, per oltre 314 mila euro e con una durata prevista superiore ai cento giorni. Nel 2027 toccherà al secondo lotto dei tiranti, alle travi esterne e alla pista ciclabile. Per il consolidamento delle fondazioni bisognerà invece aspettare il 2028.

A questo punto la domanda è inevitabile: possibile che in dieci anni non si sia riusciti a programmare e completare un intervento definitivo?

Non sosteniamo che con 4,7 milioni si sarebbe potuto certamente costruire un ponte nuovo: per affermarlo servirebbe uno studio tecnico ed economico comparativo. Ma sarebbe stato quantomeno opportuno valutare pubblicamente anche questa possibilità, mettendo a confronto costi, tempi e benefici di un recupero strutturale con quelli di una nuova opera.

Questa vicenda, al di là del singolo ponte, racconta un metodo che sembra ormai un marchio di fabbrica delle ultime amministrazioni fiorentine: viaggiare a vista, senza una programmazione capace di guardare oltre l’emergenza del momento. Si interviene, si modifica il progetto, si rinvia una parte dei lavori, si cercano nuove risorse e si riparte con un altro cronoprogramma. Si finisce così per inseguire i problemi anziché prevenirli.

Lavorare sull’Arno sarà anche complicato, ma la complessità non può diventare l’alibi per l’assenza di programmazione. Una gara deserta, un contratto risolto e un progetto continuamente rivisto non possono essere imputati alla corrente del fiume.

Nel 2019 il ponte era stato messo in sicurezza. Nel 2025 sono tornati gli autobus. Nel 2026 siamo ancora a parlare di tiranti, travi e fondazioni. Nel 2028, forse, arriverà la conclusione.

A Firenze, evidentemente, anche i ponti devono fare i conti con amministrazioni che sembrano scoprire un problema alla volta. Peccato che, mentre i cronoprogrammi cambiano, il conto continui ad arrivare ai cittadini.

Foto: Wikimedia Commons