Raso al suolo il “bosco urbano” di Novoli, la ribellione di Ecolò. Finalmente svegli dopo un torpore di due anni?

Immagine Google Maps diffusa da Ecolò, come appariva l'area fino a pochi giorni fa

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Si svegliano i consiglieri di Ecolò, e finalmente scoprono cos’è la politica green della Giunta Funaro

 

Incredibile, ma vero. Secondo alcuni. Finalmente si sono ricordati di essere ambientalisti, secondo altri. Sono questi i commenti che circolano  dopo la dura – e finalmente arrivata – presa di posizione dei consiglieri Caterina Arciprete e Giovanni Graziani (Ecolò). Dopo la cancellazione del “bosco urbano” di Novoli, i due sembrano essersi accorti di appartenere a una maggioranza che con il verde ha un rapporto quantomeno complicato.

Sarà il dodicesimo giorno consecutivo di codice rosso per il caldo. Sarà la drammatica mappatura delle isole di calore della città, che racconta molto più dei tanto sbandierati “rifugi climatici”. O forse hanno letto i nostri articoli o visto i nostri servizi. O, più semplicemente, hanno finalmente scoperto che quello che veniva raccontato come un “male necessario” – il taglio indiscriminato di alberi per fare spazio a cemento, asfalto e rotaie – oggi è incompatibile con una città che dovrebbe mettere al primo posto la salute pubblica e l’adattamento ai cambiamenti climatici.

I consiglieri verdi si sono indignati, “scoprendo” che la Giunta che sostengono ha cancellato il bosco urbano di Novoli. Dodici giorni di caldo estremo, le isole di calore con dati impressionanti, la continua eliminazione di alberi e aree verdi a favore di cemento, asfalto e rotaie: tutto questo è arrivato finalmente anche sotto i loro occhi?

Hanno preso coscienza che la Firenze green made in Funaro di verde ha solo il nome, mentre celebra qualche piccolo intervento di depavimentazione dopo aver autorizzato l’abbattimento di migliaia di alberi? E che continua a raccontare la favola dello “spostamento” degli alberi ad alto fusto, quando nella realtà molti vengono abbattuti per lasciare il posto alla tramvia e sostituiti con giovani alberelli che troppo spesso finiscono per seccare? Se è servita, tragicamente, la cancellazione del bosco urbano di Novoli per aprire gli occhi anche a una parte della maggioranza, allora viene quasi da dire: ben venga questo risveglio. Anche se arriva con enorme ritardo.

Nel silenzio generale dei media, decine e decine di alberi ad alto fusto sono stati abbattuti per “bonificare” un’area degradata, frequentata da bivacchi irregolari e fenomeni di prostituzione. Alberi sani, la cui unica colpa era quella di essere diventati testimoni silenziosi di situazioni di illegalità. Eppure quella zona è indicata proprio dalla mappatura delle isole di calore come una delle più critiche della città. Un’intera area verde, estesa per diversi ettari, cancellata con un colpo di motosega.

L’area è privata, è vero. Ma dopo le numerose segnalazioni sul degrado e l’intimazione del Comune, la soluzione scelta è stata la più drastica possibile: eliminare il bosco, con il beneplacito di Palazzo Vecchio, nonostante le proteste di cittadini, comitati e persino di alcuni consiglieri della stessa maggioranza.

“Abbiamo appreso con forte preoccupazione dell’abbattimento dell’area boscata. Era uno dei più significativi esempi di bosco urbano spontaneo presenti in città”, hanno commentato. Ecolò parla apertamente di “danno irreparabile”. Quel bosco urbano, sviluppatosi nel corso di decenni, apportava contributi positivi per la mitigazione dell’isola di calore e la protezione della biodiversità. “Serve cambiare approccio, tanto culturale quanto amministrativo, nella considerazione di questi boschi spontanei in città”.

Parole condivisibili. Ma inevitabilmente fanno sorgere una domanda: dov’erano finora? A poco vale il tentativo della vicesindaca Paola Galgani di raffreddare la polemica, che ricorda le segnalazioni sul degrado, i rifiuti e la necessità di sicurezza. Da Ecolò la replica è netta: “Quello che non comprendiamo è come tali esigenze abbiano potuto tradursi nella sostanziale cancellazione dell’intero ecosistema forestale presente. Sicurezza e decoro si garantiscono attraverso il controllo del territorio, non attraverso l’eliminazione di alberi e habitat”.

E allora, Caterina Arciprete e Giovanni Graziani, da ambientalisti dichiarati vi aspettiamo adesso in piazza, accanto ai cittadini che da anni si oppongono all’abbattimento di oltre mille alberi per la tramvia. Perché se il bosco di Novoli è stato definito un “danno irreparabile”, la stessa definizione dovrebbe valere anche per migliaia di alberi sacrificati lungo i cantieri della tramvia.

Ma c’è da scommettere che, anche questa volta, qualcuno vi spiegherà che è tutto per la vostra sicurezza. Anche se forse, dopo Novoli, sarà un po’ più difficile crederci.