Mentre si annuncia un nuovo bando, i cittadini possono finalmente usare i servizi igienici e comprare una bottiglietta d’acqua: il primo “polo culturale e sportivo” delle Cascine è servito
Rullino le chiarine, tacciano i tromboni di Palazzo Vecchio e si alzino i vessilli della Repubblica Fiorentina: l’epopea dello chalet dell’ex Meccanò, enfaticamente ribattezzato la Pagoda delle Cascine, ha finalmente toccato il suo glorioso apice. Con il comunicato del 29 luglio 2026, la vicesindaca Paola Galgani e la Giunta comunale hanno annunciato con comprensibile orgoglio la restituzione dello spazio alla città.
Ci sono voluti soltanto sei anni di attesa, oltre un milione di euro di quattrini pubblici spesi, cantieri bloccati, ditte coinvolte in inchieste della Procura di Roma, varianti urbanistiche, rinvii di stagione in stagione e cartelli di cantiere scaduti da un anno e mezzo. Ma alla fine la promessa è stata mantenuta. O quasi. E cosa troveranno mai i cittadini fiorentini varcando la soglia di questo gioiello verde di fronte al Giardino della Catena, per il quale si sono sprecati fiumi d’inchiostro, delibere di indirizzo e trionfali conferenze stampa? Un polo per la musica e il teatro serale? Un centro di avviamento allo sport per tutte le generazioni? Un punto di riferimento per l’alimentazione consapevole con noleggio bici e percorsi salute?
Niente di tutto questo. Il comunicato dell’Amministrazione lo scandisce con disarmante candore: saranno accessibili i servizi igienici pubblici e un punto ristoro con acqua e snack. Avete capito bene. Sei anni di gestazione per partorire l’equivalente logistico di un’area di servizio della stazione, ma immersa nel parco. Una tazza del cesso funzionante e un distributore automatico che eroga bottigliette d’acqua e sacchetti di noccioline o patatine a temperatura ambiente. Questo sarebbe il primo e fondamentale punto di ingresso destinato a rivoluzionare la vivibilità delle Cascine e a scoraggiare il degrado – a colpi di merendine e servizi igienici.
Per comprendere la portata comica di questo approdo, occorre ripercorrere il filo di una narrazione che per anni ha alimentato le cronache cittadine. Nel giugno del 2025, la Giunta lanciava con grande enfasi la procedura di co-programmazione con gli enti del Terzo Settore. L’obiettivo dichiarato era ambizioso: definire un progetto gestionale sostenibile nel tempo che valorizzasse le energie del territorio attraverso attività culturali, sportive, ludiche e di ristorazione serale, aperte tutti i giorni. Pochi mesi dopo, a ottobre 2025, il capogruppo PD Luca Milani celebrava in Consiglio Comunale il successo di questa sperimentazione innovativa, esultando per l’ammissione dell’unica proposta progettuale valida, quella presentata dall’associazione Lo Schicco di Grano insieme al Movimento Sportivo Popolare. Poi, come da copione, è calato il silenzio. Mentre Palazzo Vecchio rassicurava la stampa promettendo l’inaugurazione del bar entro l’inizio dell’estate 2026, la realtà raccontava una storia ben diversa: la struttura era finita da mesi, il verde sistemato, ma i cancelli restavano sbarrati e le erbacce crescevano attorno alle transenne.
Le inchieste dei quotidiani locali svelavano un retroscena imbarazzante, con i gestori selezionati che lamentavano di attendere invano risposte dagli uffici comunali e la macchina burocratica totalmente inceppata.
“Il confronto con il Terzo Settore è stato approfondito e costruttivo, pur senza portare all’individuazione di un modello economico e gestionale sostenibile per entrambe le parti. Pertanto il Comune lavorerà a un nuovo avviso pubblico.” Dal comunicato ufficiale del Comune di Firenze (29 Luglio 2026)
Arriviamo così alla resa dei conti odierna. Nel comunicato ufficiale del 29 luglio, Palazzo Vecchio ammette sottovoce che l’intero percorso di co-progettazione è miseramente fallito, poiché non si è riusciti a individuare un modello economico e gestionale sostenibile. Tradotto in italiano corrente: dopo aver perso più di un anno in tavoli tecnici, verbali e annunci a mezzo stampa, i soggetti del Terzo Settore hanno preso atto che le condizioni poste dal Comune erano insostenibili e hanno salutato la compagnia. Ma invece di prendere atto del proprio fallimento gestionale e chiedere scusa alla cittadinanza per anni di promesse a vuoto e risorse sperperate, l’Amministrazione compie un pirotecnico avvitamento retorico. Ringrazia l’associazione per l’impegno, rivendica un’estate di eventi senza precedenti e annuncia la soluzione definitiva: nel frattempo che i cittadini usufruiscono della macchinetta delle noccioline, gli uffici lavoreranno a un nuovo avviso pubblico per cercare un altro soggetto gestore. Siamo di fronte al trionfo del modello burocratico fiorentino, un vero e proprio moto perpetuo della carta bollata. Un nastro di Möbius in cui l’Amministrazione lancia un bando, seleziona un progetto, accumula ritardi, fallisce la gestione, inaugura un distributore automatico e, senza un filo di imbarazzo, ricomincia da capo lanciando un nuovo bando.
L’opera pubblica cessa così di essere un servizio per i cittadini e diventa un pretesto permanente per produrre delibere, avvisi esplorativi e conferenze stampa. Considerazione finale: Se per consegnare alla città quattro servizi igienici e un distributore di snack sono stati necessari sei anni di rinvii, oltre un milione di euro e l’avvicendamento di due giunte comunali, c’è sinceramente da tremare al pensiero dei tempi e dei costi che accompagneranno i grandi cantieri della città, dal restyling dello Stadio Franchi ai prolungamenti della Tramvia. Nel frattempo, ai fiorentini che passeggiano alle Cascine non resta che munirsi di monete contate: la Pagoda vi attende, purché non abbiate pretese superiori a una bottiglietta d’acqua e un sacchetto di patatine.

