«La Acca Srl di Seano, azienda della logistica del pronto moda che smista in tutta Europa l’abbigliamento, ha annunciato il 20 giugno la chiusura: un centinaio di lavoratrici e lavoratori, in gran parte migranti, rischia il licenziamento. La risposta è stata immediata, sciopero a oltranza e picchetto ai cancelli. Il 3 luglio la polizia ha sgomberato il presidio (con alcuni manifestanti portati in Questura) per riaprire il magazzino e far uscire la merce. La nostra solidarietà è piena a chi lavora e a Sudd Cobas. Ma la questione non è chiusa: come denuncia il sindacato, la chiusura non nasce da una crisi reale, le commesse vengono spostate in altri magazzini dove si può tornare a sfruttare senza diritti. È lo schema “sfrutta, evadi, scappa”: chiudere qui significa cancellare due anni di accordi e riportare indietro la lancetta dei diritti, conquistati uno a uno con gli scioperi contro i caporali e pagati con sei aggressioni a colpi di spranga contro lavoratori sindacalizzati, attesi sotto casa dopo il turno di notte. Il resto lo raccontano le carte. L’azienda è sotto custodia giudiziaria per un’indagine della Procura europea su una frode fiscale da 71 milioni di euro; al Tribunale di Prato i dirigenti rispondono di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603-bis c.p.), e a giudizio c’è anche un caporale per sei agguati. Sullo sfondo, le faide mafiose per il controllo del mercato: nel 2025 un ordigno incendiario è stato nascosto tra le scatole di merce. Di fronte a tutto questo lo Stato ha scelto da che parte stare, sgomberando chi lotta e riaprendo i cancelli a un’azienda a processo mentre ottanta imprenditori chiedevano al Prefetto di rimuovere il blocco. È lo Stato forte con i deboli».
Queste le dichiarazioni di Antonella Bundu, già candidata alla presidenza con Toscana Rossa, e Dmitrij Palagi, Capogruppo di Sinistra Progetto Comune, sul caso della Acca Srl di Seano.
«Non è una vicenda solo pratese: è lo stesso sistema che denunciamo a Firenze, dove il lusso e il pronto moda guadagnano e la filiera paga, dagli appalti degli Uffizi alla logistica della piana», concludono.

