Fi-Pi-Li, non è un’emergenza ma un sistema che crolla: la politica risponda delle proprie responsabilità
L’ennesima chiusura d’urgenza della Firenze-Pisa-Livorno, avvenuta nel tratto tra Empoli Ovest e San Miniato in direzione mare a causa di un improvviso e pericoloso cedimento del manto stradale, non rappresenta purtroppo un fulmine a ciel sereno. Al contrario, è la coerente e prevedibile fotografia di un’infrastruttura strutturalmente al collasso, lasciata per anni in un limbo gestionale che oggi mostra tutti i suoi limiti drammatici.
Davanti alle code chilometriche, ai disagi patiti da migliaia di automobilisti e autotrasportatori e all’inevitabile paralisi della viabilità alternativa, non è più possibile derubricare questi eventi a semplici “imprevisti” o fatalità meteorologiche. Esiste una responsabilità politica e amministrativa oggettiva che chiama in causa direttamente i vertici della Regione Toscana e il suo presidente, Eugenio Giani, non certo per l’apertura della singola buca in sé, ma per la cronica carenza di una programmazione strutturale a lungo termine su un’arteria di proprietà interamente regionale.
La Fi-Pi-Li è lo scheletro economico della Toscana, il canale su cui viaggiano merci, lavoratori e turisti, eppure viene trattata da anni con la logica della perenne toppa d’emergenza. Sebbene la gestione operativa sia storicamente delegata alla Città Metropolitana di Firenze tramite il sistema del global service guidato da AVR (la controversa società travolta da numerosi scandali e di cui abbiamo più volte parlato su LFCV), la titolarità ultima della strada e la regia dei flussi finanziari strategici rimangono in capo a Palazzo Strozzi Sacrati. È la Regione che definisce le risorse destinate alla manutenzione straordinaria ed è la Regione che ha il dovere di superare un modello di competenze frammentate che ha dimostrato ampiamente il proprio fallimento.
L’annunciata nascita dell’agenzia “Toscana Strade spa”, voluta dalla giunta Giani per accentrare le competenze e introdurre un pedaggio selettivo per i mezzi pesanti, rischia di trasformarsi nell’ennesimo paravento burocratico dietro cui nascondere i ritardi del presente. I lunghi tempi di gestazione di questa riforma, uniti all’insufficienza dei fondi ordinari stanziati negli ultimi anni per un rifacimento profondo dei sottofondi stradali, pesano come macigni sulla fluidità e sulla sicurezza della superstrada. Un’arteria nata senza corsie di emergenza e costantemente sollecitata da un volume di traffico pesante ben superiore a quello per cui fu progettata necessita di investimenti massicci e straordinari, non di scuse legate alla complessità dei passaggi amministrativi.
Continuare a gestire la Fi-Pi-Li rincorrendo l’urgenza del giorno, mobilitando la protezione civile per assistere gli automobilisti intrappolati sotto il sole invece di prevenire il deterioramento dell’asfalto, certifica una debolezza di governance non più tollerabile. I cittadini e le imprese toscane pagano le tasse per avere infrastrutture degne di un paese civile; veder cedere la strada principale della regione all’inizio della stagione estiva è il segno tangibile di un’inerzia che la massima istituzione regionale non può più permettersi di giustificare.
