Studenti in protesta: lo studentato senz’acqua di Viale Morgagni diventa il simbolo di un diritto allo studio in crisi nella regione Toscana

GERMOGLI PH 15 MARZO 2020 FIRENZE NELLA FOTO VIALE MORGAGNI CASA DELLO STUDENTE EMERGENZA

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Dopo oltre una settimana senz’acqua nella principale residenza universitaria fiorentina, gli studenti scendono in piazza davanti al Consiglio regionale denunciando anni di sottofinanziamento e condizioni abitative considerate ormai insostenibili

 

La più grande residenza universitaria di Firenze trasformata in un simbolo del collasso del diritto allo studio pubblico: il Calamandrei di viale Morgagni, struttura ARDSU da circa 500 posti letto, è ormai al centro della protesta. Da oltre una settimana i piani superiori dell’edificio sono senz’acqua a causa di un guasto alle pompe idriche e la risposta predisposta dall’Azienda regionale per il diritto allo studio — dodici docce esterne e dodici bagni chimici installati nel parcheggio — viene considerata dagli studenti e dalle opposizioni la rappresentazione plastica di anni di abbandono.

Davanti alla sede del Consiglio regionale della Toscana, una delegazione di universitari residenti al Calamandrei ha organizzato un presidio. Una protesta che punta ben oltre l’emergenza tecnica e denuncia quello che gli studenti definiscono un progressivo smantellamento del diritto allo studio.  Per gli universitari la mancanza d’acqua rappresenta soltanto il punto più evidente di una crisi strutturale che dura da anni e che coinvolge manutenzioni assenti, muffa, impianti obsoleti e servizi insufficienti. La tensione cresce anche per la gestione dell’emergenza: circa 270 studenti hanno accettato il trasferimento temporaneo in altre strutture, mentre oltre un centinaio sono rimasti nella residenza nonostante le condizioni critiche.

Sul caso interviene anche Sinistra Progetto Comune con il consigliere Dmitrij Palagi, che parla apertamente di fallimento politico e amministrativo. “Il Comune non è uno spettatore. Deve rispondere”, attacca il consigliere, ricordando come Palazzo Vecchio abbia sottoscritto nel 2021 una convenzione con Regione Toscana, Università di Firenze e ARDSU sulla gestione delle strutture universitarie cittadine. Secondo l’opposizione, il degrado del Calamandrei non sarebbe il risultato di un semplice guasto ma la conseguenza diretta di anni di definanziamento del sistema pubblico delle residenze studentesche. Lo stesso presidente dell’ARDSU avrebbe riconosciuto che l’edificio, costruito nel 1974, necessiterebbe di demolizione e ricostruzione con un investimento stimato tra i 12 e i 15 milioni di euro, mentre un bando di partenariato pubblico-privato sarebbe andato deserto per mancanza di investitori interessati. “Il mercato ha già risposto. La risposta è no”, accusa Sinistra Progetto Comune, che collega il caso anche alla crescita degli studentati privati di fascia alta e alla trasformazione turistica della città. Nel mirino finiscono pure due società attive nel settore degli alloggi universitari privati, ASAF-SICAF e Campus X Srl, indicate in un’interrogazione consiliare come titolari di oltre 60 mila euro di posizioni TARI aperte. “Chi fa profitto sulla casa degli studenti non paga le tasse, chi garantisce il diritto allo studio pubblico non ha i fondi per mantenere le pompe dell’acqua?”, domanda provocatoriamente Palagi. Sullo sfondo emerge così il ritratto di una Firenze sempre più segnata dalla monocultura turistica e da un mercato immobiliare che espelle residenti e fuori sede, mentre il Calamandrei diventa il simbolo di una contraddizione ormai esplosa pubblicamente: una città che continua ad attrarre studenti da tutta Italia ma che non è più in grado di garantire loro condizioni minime di dignità abitativa.