Tramvia, a Campo di Marte arriva lo sportello dell’ascolto. Ma senza la raccolta firme sarebbe mai arrivato?

SARA FUNARO e ANDREA GIORGIO FOTO DA RETE CIVICA COMUNE DI FIRENZE 3

Condividi sui social

Mezz’ora su appuntamento per rispondere ai residenti, mentre si avvicina l’avvio dei lavori. Resta da capire se il confronto servirà a correggere le criticità o soltanto a spiegare decisioni già prese

 

Prima si approva il progetto, poi si annunciano i cantieri e soltanto quando i cittadini protestano si apre al dialogo. È il percorso che sembra emergere dalla vicenda della tramvia 3.2.2 Libertà-Rovezzano. L’amministrazione Funaro e il Quartiere 2 corrono ai ripari mentre cresce la mobilitazione contro gli abbattimenti degli alberi, la perdita di parcheggi e i rischi per le attività commerciali. La domanda è inevitabile: senza la raccolta firme promossa da comitati e associazioni, questo sportello sarebbe mai stato annunciato?

Ai microfoni di una radio locale, il presidente del Quartiere 2 Michele Pierguidi ha annunciato che «tra tre settimane apriremo uno sportello tramvia al quartiere». Gli incontri si terranno su appuntamento, una volta alla settimana, con la partecipazione dello stesso Pierguidi, dell’assessore alla mobilità Andrea Giorgio e di un tecnico. Mezz’ora per cittadino, planimetrie alla mano, per rispondere alle domande. Se necessario, le risposte arriveranno dopo ulteriori verifiche. L’iniziativa è utile, ma c’è un limite preciso: come ha chiarito lo stesso presidente, servirà a spiegare il progetto, non a rinegoziare un iter già approvato. In altre parole, i cittadini potranno chiedere chiarimenti, ma resta da capire quanto spazio ci sarà per correggere le scelte contestate.

La raccolta firme ha portato alla luce un dissenso che l’amministrazione non può più considerare marginale. Le preoccupazioni riguardano il verde, i parcheggi, la viabilità e soprattutto il futuro dei commercianti, già messi a dura prova dai cantieri in altre zone di Firenze, a partire da Gavinana e viale Europa. La mobilitazione ha dato forza a richieste che, singolarmente, rischiavano di restare inascoltate. È difficile non collegare l’annuncio dello sportello alla crescente pressione dei cittadini. Non possiamo sapere se sarebbe stato aperto comunque. Ma la tempistica solleva un interrogativo legittimo: perché il confronto arriva adesso, a poche settimane dall’avvio dei lavori, e non quando c’erano maggiori margini per intervenire sul progetto?

La fotografia pubblicata oggi da La Nazione, relativa all’incontro della scorsa settimana a Campo di Marte, è emblematica: una signora punta il dito verso Giorgio, apparentemente molto contrariata, mentre l’assessore è ritratto con il volto rivolto altrove. Un singolo fotogramma non basta a ricostruire la scena: Giorgio potrebbe essere stato impegnato a parlare con un altro interlocutore. Ma l’immagine restituisce simbolicamente la distanza che molti residenti avvertono tra le proprie preoccupazioni e chi deve dare loro risposte. Una distanza che non si colma con qualche incontro organizzato quando i cantieri sono ormai alle porte.

La promessa di procedere per tratti, anziché con un unico maxi-cantiere, potrebbe limitare i disagi. Ma servono dati concreti: durata delle singole fasi, cantieri contemporanei, gestione dei sottoservizi, accessi ai negozi e disponibilità di parcheggi. Per i commercianti non bastano rassicurazioni generiche. Occorre sapere per quanto tempo le attività saranno penalizzate e quali misure verranno adottate per tutelarle. Se lo sportello servirà soltanto a illustrare decisioni immodificabili, resterà un’operazione informativa tardiva. Se invece permetterà di individuare criticità e correggere ciò che è ancora modificabile, potrà produrre risultati concreti.

La sensazione è che la mobilitazione abbia accelerato un’apertura al dialogo che sarebbe stata opportuna molto prima. Non possiamo affermare che senza le firme lo sportello non sarebbe mai nato, ma è legittimo chiedersi se l’amministrazione avrebbe mostrato la stessa disponibilità senza la pressione dei comitati e delle associazioni. Ora Funaro e Giorgio hanno l’occasione di dimostrare che non si tratta soltanto di un tentativo di recuperare consenso. Servono risposte verificabili e interventi capaci di ridurre davvero i disagi. La raccolta firme ha dimostrato che a Campo di Marte il dissenso è concreto. Ascoltare i cittadini significa prendere sul serio le loro obiezioni, non limitarsi a spiegare perché il progetto deve andare avanti così com’è.