Viale Matteotti, Archivio di Stato, Beccaria: Italia Nostra elenca i tanti errori della tramvia e invoca lo stop alla linea per Rovezzano

viale matteotti

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Dai 2,51 metri di viale Matteotti alla scalinata dell’Archivio di Stato a un metro e mezzo dalla strada: l’associazione mette in fila gli errori di progetto e chiede lo stop alla diramazione per Rovezzano

 

Il titolo è già una posizione: Tramvia alla carrettiera. Il documento diffuso ieri da Italia Nostra Firenze prende il progetto esecutivo della linea 3.2.1 — nella revisione dell’ottobre 2024, sezioni trasversali e particolari costruttivi di viale Matteotti — e lo usa come prova a carico. La tesi è che non servisse un sopralluogo per accorgersi del problema: bastava, scrive l’associazione, guardare la sezione pubblicata sul sito del Comune.

Il conto è semplice. Nei cinque metri di carreggiata compresi tra il cordolo tranviario e la corteccia dei platani, sostiene Italia Nostra, c’era spazio al massimo per una corsia di distribuzione del traffico locale, non per l’attraversamento est-ovest della città che continua a servirsi di quella che l’associazione definisce l’impropria «tangenziale del centro storico». E su quei numeri il documento richiama la vicenda già nota: i 2,75 metri di progetto scesi a 2,51 secondo le misurazioni fatte da Alberto Martini, la «deroga» al Codice evocata dall’assessore Giorgio, l’esposto alla Polizia Municipale da parte del consigliere Sabatini. A questo si somma il consolidamento del ponte da Verrazzano, con ritardi e cantieri sovrapposti.

Ma viale Matteotti, nella lettura dell’associazione, è solo il caso più visibile lungo i sette chilometri della linea. Il documento segnala l’eliminazione della fascia di rispetto davanti all’Archivio di Stato in viale Giovane Italia, sostituita da una corsia per l’immissione del flusso da viale Duca degli Abruzzi verso via dell’Agnolo: i gradini della scalinata arriverebbero così a un metro e mezzo dalla carreggiata. Problemi analoghi vengono previsti per i flussi da piazza Beccaria e in corrispondenza delle fermate lungo viale Gramsci.

Sul fronte ambientale il giudizio è altrettanto secco: la perdita di diverse centinaia di alberi d’alto fusto tra linee realizzate e previste ridimensionerebbe i dati teorici sull’assorbimento di CO2, mentre i controviali tra la Fortezza da Basso e piazza Beccaria vengono descritti come mineralizzati, con la piazza «trasformata in platea di pietra». Sulla mobilità, Italia Nostra ricorda di aver già contestato nel 2019 le previsioni di riduzione delle emissioni da traffico sui Viali e cita, a supporto, rilevazioni del TomTom Traffic Index dell’aprile 2026: un picco del 110% di incremento e una velocità media di 15 km/h. Dal 22 agosto, aggiunge, l’inversione di senso sulla direttrice Don Minzoni-Mannelli-De Sanctis ha già comportato la perdita di circa due terzi dei posti auto disponibili, senza alternative.

Le proposte, in chiusura, sono quattro: destinare i Viali al solo traffico di distribuzione locale riducendo da quattro a due le corsie affiancate alla tramvia; spostare fuori dal centro il traffico di attraversamento; raddoppiare l’equipaggiamento vegetale dei Viali, anche approfittando del fatto che circa due chilometri di linea saranno privi di rete aerea; imporre dissuasori e controlli di velocità.

Prima di tutto questo, però, l’associazione chiede di fermare la direttrice Libertà-Rovezzano e di sospendere ogni ulteriore linea nell’area metropolitana, per interrompere quella che definisce la strategia insensata del «tramvia ovunque», puntando invece sul potenziamento del servizio ferroviario metropolitano e su nodi di interscambio ai margini del bacino di traffico.