Doveva essere un intervento per migliorare la viabilità, ma si sta trasformando in un caso emblematico di “mancanza di accessibilità” e “criticità strutturali”.
Al centro della polemica i lavori al Ponte al Pino, dove è stato realizzato un unico passaggio pedonale “provvisorio” per collegare via degli Artisti e Viale dei Mille, percorribile in entrambe le direzioni.
Una soluzione che, nei fatti, presenta numerose problematiche, secondo l’attivista Simone Scavullo: fondo sconnesso, pietre irregolari, curve strette e una vera e propria chicane che rende il tragitto non solo scomodo, ma anche potenzialmente pericoloso. Un percorso che, secondo quanto segnalato, risulta “inadeguato” per i pedoni e del tutto “impraticabile” per persone con disabilità visive o motorie. Non solo: la presenza di angoli ciechi favorirebbe situazioni di degrado e insicurezza.
Scavullo, da tempo impegnato sul fronte sociale e watchdog di La Firenze che vorrei, parla di “grave negligenza” nella gestione del cantiere e nella progettazione degli spazi pubblici.
Il nodo principale riguarda la rampa installata per superare tre scalini preesistenti: una pedana lunga circa 1-2 metri con una pendenza del 21%, valore che supera ampiamente i limiti previsti dalle normative sull’abbattimento delle barriere architettoniche.
“Non è una rampa, è un ostacolo – afferma Scavullo -. Una pendenza del genere è ‘impossibile’ da affrontare in autonomia con una sedia a rotelle. È pericolosa anche per chi accompagna. Siamo di fronte a qualcosa che è chiaramente ‘fuori norma’”.
Secondo le linee guida vigenti, infatti, le rampe destinate all’accessibilità devono rispettare criteri precisi in termini di inclinazione e sicurezza. In questo caso, la struttura realizzata risulta essere non una soluzione, ma una vera e propria “barriera architettonica”.
La denuncia si allarga poi a un quadro più generale: “Quello che vediamo al Ponte al Pino è solo l’ennesimo esempio – prosegue Scavullo -. In tutta Firenze assistiamo a cantieri con percorsi improvvisati, marciapiedi inaccessibili e totale assenza di attenzione verso le persone con disabilità. È una situazione inaccettabile”.
Un aspetto che rende la vicenda ancora più grave è il fatto che questo rappresenta attualmente l’unico attraversamento pedonale disponibile nella zona. Un’infrastruttura quindi essenziale, ma che non garantisce i requisiti minimi di sicurezza e inclusione.
“Non si può parlare di città inclusiva in queste condizioni – conclude Scavullo -. Serve un intervento immediato: la rampa deve essere rifatta e il percorso completamente ripensato. Non è più tollerabile che opere pubbliche escludano proprio chi avrebbe più bisogno di tutela”.
La richiesta è chiara: ripristinare la legalità, garantire accessibilità reale e restituire ai cittadini un passaggio sicuro. Perché il diritto alla mobilità, sottolinea Scavullo, non può e non deve essere considerato “un optional”.
