Piazza Beccaria. La Soprintendenza prona alla cura del ferro: via i reperti e sì al tubone

mura arnolfo piazza beccaria

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Chissenefrega dei ritrovamenti medievali: la Soprintendenza dà il via libera alla rimozione dei reperti. E alla svelta, per far passare il tubone dell’acquedotto

 

In piazza Beccaria vince lo scempio. Lo sventramento della città per far passare il treno-tram novecentesco prosegue dritto per la sua strada, alla faccia della storia e della memoria di Firenze.

La sindachessa scalpitava, perché sa benissimo che a dicembre 2026 si chiuderanno i rubinetti del PNRR, e ha messo pressione — e non poca — sulla soprintendente Antonella Ranaldi, facendo capire, nemmeno troppo sibillinamente, che se i tempi fossero slittati e i soldi non fossero arrivati, la colpa sarebbe stata sua.

Sara “Ponzio Pilato” Funaro ha pressato peggio di un difensore ringhioso che fa sentire i tacchetti sulle caviglie dell’avversario e ha vinto la sua battaglia, complice la Commissione regionale per il patrimonio culturale (Corepacu), che ha dato il via libera alla richiesta del Comune di Firenze: meglio il tubone dell’acquedotto dei reperti trecenteschi.

Non sarà il tubone, ancora da mettere a dimora, a dover deviare il suo percorso al cospetto delle mura e dell’arco della Firenze dantesca riemersi per incanto sotto la piazza.
Sarà invece la storia — e con essa la memoria di Firenze — a doversi fare da parte, a togliersi di mezzo dopo ottocento anni, per lasciare spazio all’orrendo tubone blu e alla sua maestà, la tramvia sferragliante.

Ebbene sì: nella Firenze anno domini 2026 di Funarolandia succede anche questo.
L’arco medievale emerso dalle viscere di piazza Beccaria dovrà essere “rimosso” per consentire i lavori della linea 3.2.1 verso Bagno a Ripoli.

Ciò che sorprende, se ancora qualcosa può sorprendere, è che la notizia venga comunicata proprio da chi quei reperti dovrebbe tutelarli: la soprintendente Antonella Ranaldi. Spaventata dalle “pressioni”, ha spiegato che la richiesta di smontaggio è stata accolta dal Segretariato regionale — e dunque da tutti i soprintendenti della Toscana — a patto che venga limitata “alla sola parte strettamente necessaria al passaggio delle tubazioni e della relativa trincea”, ovvero circa metà dell’arcata.

Un rimedio per “contentare tutti” che, con ogni probabilità, finirà per scontentare tutti.

La struttura, assicurano, sarà documentata; la parte restante verrà conservata; tutte le operazioni saranno eseguite con l’assistenza costante di archeologi.

Rimane lo scempio.
Non solo fisico, ma morale e culturale.
La fotografia perfetta della Firenze anno domini 2026: una città che rinnega e cancella la propria storia con un semplice schiocco di dita.

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