Commissione Controllo su Montedomini, il presidente Bambagioni: «Il rischio è un sistema di potere che si autoalimenta»

© Fotocronache Germogli, specificare data

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Dopo l’audizione in Commissione Controllo, il presidente Paolo Bambagioni rivendica il confronto istituzionale ma denuncia criticità profonde nella gestione del patrimonio pubblico, parlando apertamente del rischio di un consolidato sistema di potere.

 

La seduta della Commissione Controllo dedicata oggi al caso ASP Firenze Montedomini e alle polemiche sulla gestione degli 11 appartamenti destinati alle locazioni turistiche, non chiude il dibattito politico ma, secondo il presidente della Commissione Paolo Bambagioni, rappresenta un passaggio importante per fare chiarezza.

Al termine dell’audizione dei vertici dell’azienda pubblica di servizi alla persona, Bambagioni ha espresso soddisfazione per il confronto istituzionale, evidenziando come la presenza dei rappresentanti dell’ASP e dei consiglieri comunali di maggioranza e opposizione abbia consentito di affrontare apertamente le questioni più controverse. «Come presidente della Commissione Controllo sono soddisfatto, il dibattito si è sviluppato tra chi ha ritenuto convincenti le risposte e chi invece no, ma credo che sia servito a fare chiarezza su diversi elementi», ha dichiarato, precisando però che «il dibattito politico e di critica sulla gestione continuerà nei prossimi giorni».

Per Bambagioni il confronto va ben oltre la singola vicenda degli appartamenti e investe il tema della valorizzazione del patrimonio pubblico, un argomento che continua a dividere anche le forze della maggioranza. Da una parte c’è chi considera legittimo ricercare nuove forme di valorizzazione degli immobili, dall’altra chi teme che determinate scelte possano allontanarsi dall’interesse pubblico. Anche il centrodestra, osserva il presidente della Commissione, pone interrogativi diversi ma altrettanto rilevanti, chiedendo se il modello adottato garantisca davvero un’effettiva valorizzazione del patrimonio. «Il problema è questo: se su questi undici appartamenti, assegnati a prezzi molto bassi, chi li ha ricevuti è poi in grado di ricavarne somme molto più elevate, questa è davvero una valorizzazione del patrimonio pubblico? Oppure esiste a Firenze un sistema che utilizza immobili pubblici per favorire gli amici degli amici?», afferma Bambagioni, individuando in questa domanda il cuore della vicenda.

«Il vero tema è un sistema di potere», aggiunge, spiegando che le perplessità non riguardano soltanto gli immobili di Montedomini ma un meccanismo che, a suo giudizio, emerge anche dall’alternanza degli incarichi e delle nomine. «Quando una persona termina un ruolo, spesso viene destinata a un altro. Questo alimenta la preoccupazione che attraverso il sistema delle nomine si costruisca una rete di potere che tende ad autoriprodursi e a non schiodarsi più da questa città».

Il presidente della Commissione richiama inoltre l’attenzione su una vicenda che, secondo quanto riferito nel dibattito politico, potrebbe avere anche sviluppi sul piano giudiziario, facendo riferimento alla richiesta di gestione di un immobile presentata prima della pubblicazione del relativo bando. Ma la battaglia, sottolinea, continuerà soprattutto sul terreno politico e amministrativo, attraverso ulteriori verifiche sugli atti e sulle modalità di gestione delle risorse pubbliche. «Ci sono fiumi di soldi che vengono spesi per garantire una serie di servizi, ma che non vengono mai controllati fino in fondo né nella qualità della spesa né nella serietà dei soggetti che ricevono gli appalti», conclude Bambagioni, rilanciando la necessità di rafforzare trasparenza, controlli e strumenti di verifica nella gestione del patrimonio pubblico e delle risorse della città.