Di Vincenzo Freni
Ai tempi in cui il bambino era bambino, che per me sono stati gli anni ’50, aveva luogo a Firenze, al Parco delle Cascine, il giorno dell’Ascensione, quaranta giorni dopo la domenica di Pasqua, la secolare sagra detta Festa del Grillo.
I grilli venivano festeggiati nel senso che, nelle settimane precedenti, erano oggetto di caccia per boschi e campi ad opera di operatori specializzati detti volgarmente “grillai”, per essere poi imprigionati ciascuno in una gabbietta di legno e filo metallico, allegramente decorata per farla sembrare una minuscola abitazione.
Quel giorno i bambini ricevevano in regalo dai genitori il loro grillo, che aveva il compito di rallegrare la casa con il suo richiamo amoroso per qualche settimana. Ai bambini spettava l’incarico di nutrire l’insetto con foglie di lattuga. Con l’arrivo dei primi caldi, i grilli potevano poi tornare a strillare in pace per campi e prati.
Nel 1999 il Comune di Firenze ha varato un regolamento per la tutela degli animali vietando la vendita dei grilli vivi e imponendo di fatto ai grillai di collocare nelle gabbiette riproduzioni grafiche o sonore, se non addirittura grillini di latta made in China. Fine della festa!
Come berciava un ambulante alla Fiera del Grillo negli anni Sessanta per promuovere la gabbietta: “Piangete bambini, piangete che la mamma ve lo compra!” Poi metteva in atto il suo trucco per farli cantare, perché la domanda era sempre la stessa: “Ma questo è canterino?” Allora avvicinava due gabbiette. I grilli maschi percepivano la presenza di un possibile rivale e iniziavano a frinire per marcare il territorio. In pochi secondi partiva il concerto e la vendita era fatta.
Le gabbiette erano piccoli oggetti di artigianato popolare. Non erano tutte uguali. Alcuni grillai costruivano veri piccoli capolavori: legno dipinto, minuscole finestre, tetti a spiovente, a volte persino piccoli balconcini. Per chi poteva permetterselo c’erano perfino gabbiette a forma di castello.
Per i bambini la gabbietta diventava spesso più importante del grillo stesso e rimaneva appesa in camera per anni, anche quando l’insetto era ormai tornato libero nei campi. Chi ha vissuto quella fiera ricorda soprattutto una cosa: il rumore di fondo. Non era un suono isolato, ma un frinire continuo e potentissimo, perché nelle bancarelle c’erano migliaia di grilli tutti insieme. Camminando tra i viali delle Cascine sembrava di entrare in un gigantesco coro naturale.
Ma la Fiera del Grillo non era solo il mercato degli insetti. Era anche una grande gita popolare. Per molte famiglie fiorentine rappresentava la prima vera uscita primaverile dell’anno. Si andava alle Cascine vestiti bene, scarpe lucide, pantaloncini corti e giacchetta, le ragazze indossavano il vestito nuovo, talvolta un po’ scollato e con le braccia nude per mettersi in mostra.
Com’era bella la ragazzina che mi invitava a giocare a dame e cavalieri e io non capivo, “oggi giochiamo col pallone”. Si mangiavano schiacciate, frittelle, zucchero filato e i bambini tornavano a casa con il loro grillo che cantava tutta la sera sul davanzale della finestra.
Visto che siamo nella terra di Toscana dove nacque il burattino più famoso al mondo, ricordiamo che Pinocchio chiese al grillo come si fa a riconoscere il bene e il male. Il grillo rispose: “La tua coscienza te lo dirà”. “Cos’è la coscienza?” chiese ancora Pinocchio. Il saggio Grillo Parlante, spavaldo e sicuro di sé, rispose: “Ti spiego io cos’è la coscienza. La coscienza è quella vocina interna che la gente ascolta così di rado, per questo il mondo va così male oggi”.
Come è passato il tempo. Come sono cambiati i tempi, avrebbe forse aggiunto il saggio Grillo Parlante. Et voilà. Una rapida evoluzione della legge e, in una manciata di anni, il grillo è passato da animale superprotetto ad animale macinato e ingurgitato.
Capisci allora che, in questo caso, torna perfettamente l’espressione fiorentina “avere grilli per la testa”, cioè avere idee strane o fantasiose. Il grillo infatti non sta mai fermo e canta continuamente, proprio come certi pensieri schizzoidi che ronzano nella testa dei politici, capaci di passare in un battibaleno dalla massima salvaguardia del grillo, abolendo di fatto la festa, alla sua macinatura.
Infatti l’Unione Europea ha approvato alcuni insetti per il consumo umano, tra cui vermi della farina e grilli domestici. I vermi della farina, ci dicono, avrebbero un sapore simile alle arachidi e offrirebbero la stessa quantità di proteine, vitamine e minerali del pesce o della carne.
Io personalmente continuo ad amare i grilli vivi e vi spiego perché. Quando a primavera percorro il sentiero 20 sulla Calvana e arrivo, armato di un paninozzo ben farcito di prosciutto e pecorino toscano, sulla cima del Monte Cantagrilli, sento questi simpatici animali che cantano all’unisono il loro canto d’amore facendo uno schiamazzo incredibile.
Io preferisco i grilli vivi, che cantano nei prati della Calvana e che hanno contribuito a rendere felice la mia gioventù alle Cascine. Per quelli macinati, al posto del prosciutto salato toscano sulla fetta del pane senza sale, lascio volentieri il posto agli altri.

