FOCUS LFCV | Una vera lotta per la salute: come un sindacalista nostro concittadino ha svelato le magagne dell’amianto nelle scuole

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Tutti i riflettori sono da qualche giorno puntati sulla polemica relativa all’apertura della sede di Futuro Nazionale in via Tanucci (1): prima in assoluto sul territorio italiano, essa ha suscitato le ire e le fobie dell’atavico antifascismo in assenza di fascismo della “sinistra” istituzionale, cui è stato risposto con l’esternazione di un non meno atavico anticomunismo in assenza di comunismo da parte del vicepresidente del Consiglio comunale, il meloniano Alessandro Draghi. Ma il Generale Vannacci, toscano come noi e condivisibili o meno che siano le sue idee, ebbe il coraggio di esporsi facendo luce sulle malattie da uranio impoverito che decimarono i suoi uomini in Jugoslavia appena un quarto di secolo fa.

Relativamente più recente, ma non per questo meno importante (anzi!), è l’analoga battaglia condotta da un sindacalista indipendente della RSU dell’ITI Da Vinci, nonché membro del Comitato di Firenze Osservatorio Nazionale Amianto: Luciano Macrì.

Autore di un agibile libro autoprodotto, tanto leggero quanto divisiva ha saputo essere la tematica che ha affrontato (2), Macrì già nel 2015 era salito agli onori della cronaca tramite una conferenza dedicata ai rischi sanitari dell’esposizione ad amianto (3), sviluppando poi questo filone in una serie di battaglie sociali e legali partite dalla scuola dove insegnava, appunto l’ITI Da Vinci, ed estesasi ad altri istituti.

Citato persino in un breve articolo de L’Espresso (4), l’eco mediatica da questi avuto scosse alle fondamenta (anch’esse in amianto) il sistema di silenziosa complicità che fino allora prevaleva. L’anno scolastico 2015/2016 iniziò così con Macrì che, ai microfoni de La Nazione Firenze (5), raccontò di aver scritto all’ASL due mesi prima, cioè nel luglio 2015, sottolineando che personale ATA, docenti e studenti avrebbero dovuto essere messi «sotto sorveglianza sanitaria» lamentando di non aver ricevuto alcuna risposta né, oltretutto, alcun controllo medico. Solo in seguito al polverone giornalistico l’ASL si svegliò dal suo torpore, solo per negare e minimizzare qualsiasi fattore di rischio, in ciò riecheggiata persino nella posizione assunta dalla vicesindachessa dell’epoca, Cristina Giachi.

Passarono però appena cinque mesi, che il 2016 si rivelò essere l’anno della verità nel quale si scoperchiarono tanti altarini.

A fine maggio risultò, da un articolo di Nove Firenze (6), che in quattro anni ben 60 insegnanti avevano richiesto proprio quella sorveglianza sanitaria di cui Macrì si era fatto apertamente portabandiera. Alla fine, il Tribunale di Firenze gli diede ragione disponendo, per il mese successivo, un’udienza. L’Osservatorio Nazionale Amianto, nel frattempo riunitosi anche a Palazzo Vecchio con medici legali e consiglieri comunali e di quartiere (7), rivelò l’esistenza addirittura dal 1997 una «dichiarazione di chiusura immediata emessa da parte di USL e ARPAT a seguito di opportune verifiche, esami di campioni delle strutture e misure di aerodispersioni effettuate da loro tecnici».

Nonostante un primo tentativo di far abortire le indagini, il GIP negò la richiesta di archiviazione avanzata dal PM e ne dispose la continuazione (8).

Così pressata, l’allora amministrazione Nardella, nella persona della già ricordata Giachi, pensò bene di disporre l’abbattimento, con successiva ricostruzione, del Biennio ITI Da Vinci e dell’Istituto Comprensivo Don Milani (9), entro l’anno 2017. Si trattò di un’ammissione, nei fatti, della giustezza delle tesi e della battaglia dell’Osservatorio Nazionale Amianto e della RSU della scuola, nonostante ella abbia cercato di ridurre tutto a una “eccezione” che riguardasse soltanto quelle due scuole. Macrì stesso intervenne su Go News (10) per smentire puntualmente anche quelle affermazioni: disse infatti che le scuole con presenza di amianto a Firenze erano parecchie ed esortò a proseguire nelle bonifiche, citando anche le ex Sassetti Peruzzi e Don Facibeni a titolo di esempio e ricollegandosi alle interrogazioni in merito presentate dall’allora consigliera del M5S Arianna Xekalos.

Come se ciò non bastasse, alla fine di quello stesso 2016 altre inchieste fecero luce sull’amianto nelle strutture dell’ex Istituto Comprensivo Barsanti, ancora adesso oggetto di una significativa riqualificazione con l’immancabile integrazione degli ormai onnipresenti studentati. Qui il prof. Macrì, assieme alla coordinatrice del Comitato delle Mamme e degli Alunni dell’Osservatorio Nazionale Amianto e ad alcuni membri della sezione di Rosignano di quest’ultimo, presentò un esposto alla Procura della Repubblica. Il rischio paventato consisteva in «situazioni di aerodispersione di polveri e fibre di amianto e/o la contaminazione degli ambienti di vita», come anche il pericolo «di inalazioni di polveri e fibre del minerale killer, per il quale non esiste una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla»: difatti, proseguiva l’ONA, «possono bastare anche solo poche fibre per determinare l’insorgenza del mesotelioma, patologia ad esito infausto» (11).

Di pochi anni più tardi, ormai già pensionato, un altro suo intervento, non sull’amianto ma sulle insidie non meno gravi di rapporti malsani all’interno delle classi (spostandosi quindi dal fattore scientifico al fattore umano, di pari se non superiore importanza), alla luce dell’increscioso fatto di Pontedera che portò un professore a ricondurre a più miti consigli un alunno decisamente troppo maleducato e irrispettoso (12): citò infatti un paio di aneddoti della sua esperienza, dall’alunno che «buttò una sedia dalla finestra, semplicemente perché si annoiava» al «cazzotto» che rischiava di prendersi qualora non avesse adottato «un certo atteggiamento». Criticò, a tal proposito, la negligenza dei presidi nel valutare eventuali problematiche psichiche di docenti e studenti, ma anche lo svuotamento di ogni autorità e autorevolezza del ruolo dei primi e la totale neghittosità dell’impegno di far piacere la scuola ai ragazzi.

Essa è quindi stata trasformata in un ambiente malsano sotto ogni punto di vista: c’è poco da stupirsi che diventino proprio gli istituti d’apprendimento le prime fucine del degrado e della criminalità nella nostra società.

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