In un’intervista a La Nazione, l’ex direttore degli Uffizi e consigliere di opposizione boccia senza appello la piattaforma sull’Arno e denuncia i rischi strutturali e paesaggistici di un progetto che definisce «fantascientifico»
«L’isola sull’Arno sarebbe una follia vera e propria». Non usa mezzi termini Eike Schmidt, che dalle sale degli Galleria degli Uffizi è approdato ai banchi dell’opposizione in Palazzo Vecchio portando con sé uno sguardo insieme tecnico e disincantato sulla città. Nell’intervista di oggi rilasciata a La Nazione, l’ex direttore affonda il colpo contro l’ipotesi di una piattaforma galleggiante sull’Arno, tornata d’attualità dopo le aperture della soprintendente Antonella Ranaldi: un progetto che per Schmidt non è solo discutibile, ma «fantascientifico, folle», capace di «sciupare tutto il panorama» e soprattutto di esporre la città a rischi concreti.
Il nodo non è soltanto estetico o culturale, ma strutturale: «Non serve una laurea in ingegneria per capire che in caso di piene un ostacolo così grande in mezzo all’Arno aumenterebbe i rischi per la città in maniera esponenziale», avverte, evocando scenari in cui parti della struttura possano trasformarsi in minacce dirette per simboli come il Ponte Vecchio o gli stessi Uffizi. A rendere il quadro ancora più critico, secondo Schmidt, è la questione economica: «Potrebbe costare decine di milioni di euro. Dove li trovano se non hanno neanche le coperture per i lavori al Franchi?», domanda retoricamente, lasciando emergere una critica più ampia alla gestione delle priorità cittadine.
Ma è soprattutto sullo stato generale della città che Schmidt alza ulteriormente il tono: «Peggio di qualche anno fa», sentenzia, citando la presenza di maxi pannelli pubblicitari su palazzi rinascimentali — «impensabile fino a qualche tempo fa» — e denunciando una disparità di trattamento che colpisce più facilmente artisti di strada che interventi invasivi sul patrimonio. Infine, l’affondo politico, forse il più diretto: «Per ascoltare bisognerebbe che le orecchie fossero lì», dice riferendosi ai lavori del Consiglio comunale, sottolineando come lui stesso partecipi «da Napoli» mentre «la sindaca, che è a pochi metri di distanza, spesso non c’è o magari passa solo una mezz’ora». Una stoccata che chiude il cerchio, restituendo il profilo di uno Schmidt che non arretra di un passo, capace di alternare sarcasmo e allarme in una narrazione critica che investe progetti, estetica e governance della città.
