La presa di posizione degli scorsi giorni dell’ex consigliere comunale a Santa Croce sull’Arno Lambertucci (ri)accende i riflettori sull’inchiesta, fra silenzi istituzionali e colpe scaricate su altri.
L’articolo di ieri con la presa di posizione decisa dell’ex consigliere comunale di Santa Croce Alessandro Lambertucci riaccende i riflettori, a quasi cinque anni dall’avvio dell’inchiesta sul Keu – i rifiuti tossici derivanti dal trattamento dei fanghi delle concerie -, un affaire che ha gettato fango, scusate la parafrasi, su un’intera comunità e un comparto produttivo da sempre eccellenza italiana nel mondo.
A distanza di cinque anni dal clamoroso avvio dell’inchiesta il quadro giudiziario della vicenda si è profondamente ridimensionato. Le recenti decisioni del giudice per l’udienza preliminare segnano una svolta netta con la caduta di alcune delle accuse più gravi a diversi protagonisti inizialmente coinvolti che escono definitivamente di scena.
Tra questi, l’ex capo di gabinetto regionale Ledo Gori e l’ex sindaca di Santa Croce sull’Arno Giulia Deidda, entrambi prosciolti con formula piena “perché il fatto non sussiste”. Una decisione che ridimensiona in modo significativo l’impianto accusatorio originario, costruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze e incentrato su presunti rapporti opachi tra politica e imprenditoria nel settore conciario.
Il procedimento di fatto non si chiude, ma cambia forma. Il giudice ha disposto il rinvio a giudizio per una parte degli indagati – tra cui l’ex consigliere regionale Andrea Pieroni -, mentre il processo sarà diviso in due tronconi, tra Pisa e Arezzo, con udienze previste a partire dall’estate 2026.
Allo stesso tempo, sono cadute accuse pesanti come l’associazione per delinquere e parte delle ipotesi corruttive più gravi, segnando un ridimensionamento complessivo dell’inchiesta.
Il risultato è un quadro molto diverso da quello delineato nel 2021, quando l’indagine aveva assunto una portata nazionale, con arresti, sequestri e un forte impatto mediatico sul distretto conciario di Santa Croce.
Le assoluzioni hanno alimentato una forte reazione nella politica locale. Secondo alcune forze politiche la conclusione giudiziaria “cambia radicalmente il racconto di questi anni”, restituendo dignità agli amministratori coinvolti e alla comunità. Per anni, infatti, la vicenda Keu è stata percepita come uno dei casi simbolo di presunti intrecci tra gestione dei rifiuti, industria e politica. Oggi, almeno sul piano giudiziario, quella narrazione appare in parte smentita. Però, accanto alle assoluzioni, emerge un altro elemento: il silenzio. Perché nonostante il ridimensionamento delle accuse la politica locale e regionale tace?
A Santa Croce sull’Arno, viene segnalata l’assenza di prese di posizione da parte dell’attuale amministrazione comunale che, buttando la palla in tribuna, se la rifà con chi (Lambertucci) a quei tempi tentando di salvare il paese e l’economia dal fango organizzò una manifestazione, nonostante il peso mediatico e politico che la vicenda stava assumendo.
Ma il dato più rilevante riguarda il livello regionale. Dopo anni in cui il caso Keu aveva investito direttamente la Regione Toscana – anche per il coinvolgimento di figure apicali – oggi si registra la totale assenza di una presa di posizione politica forte e chiara sull’esito delle indagini e sul ridimensionamento delle accuse.
Eppure per il Pd potrebbe essere uno strumento politico forte. Il silenzio apre interrogativi: trattasi di prudenza istituzionale o difficoltà nel ridefinire una narrazione costruita negli anni?
Va ricordato comunque che, nonostante le assoluzioni eccellenti, la vicenda Keu non è conclusa. I processi in arrivo dovranno chiarire le responsabilità residue, in particolare sul fronte dello smaltimento illecito dei rifiuti e delle eventuali violazioni ambientali.
Resta però un dato politico e mediatico: dopo anni di esposizione pubblica, accuse e polemiche, l’esito giudiziario parziale lascia un vuoto di racconto.
E in quel vuoto, oggi, a pesare più delle parole sono proprio i silenzi.
In copertina: copyright Fotocronache Germogli
