La capogruppo di Firenze Democratica denuncia ritardi e assenza di strategia mentre crescono alloggi inutilizzati e famiglie escluse. Proposta alternativa: investimenti strutturali e modello Vienna per rendere la casa una vera infrastruttura pubblica
Approvato “all’ultimo giorno utile”, il bilancio diventa per la capogruppo di Firenze Democratica Cecilia Del Re il simbolo di una città che arranca sulle risposte strutturali, a cominciare da quella abitativa: “Un rendiconto che fotografa una città in affanno su alcune risposte strutturali, a partire dal tema dell’emergenza abitativa, che non può più definirsi episodica, ma un fenomeno strutturale destinato ad aggravarsi, dati alla mano.” I numeri citati dalla consigliera, emersi da un accesso agli atti del gruppo, raccontano una frattura sempre più evidente tra disponibilità e bisogno: 834 alloggi di edilizia residenziale pubblica oggi risultano sfitti e in attesa di ristrutturazione — distribuiti tra i cinque quartieri con punte di 404 unità nel quartiere 5 — mentre le domande escluse dall’ultimo bando per mancanza di case, e non di requisiti, sfiorano quota 2.000.
Un paradosso che si aggrava nel confronto temporale: nell’ottobre 2024 gli alloggi vuoti erano 794, dunque meno di oggi, nonostante l’incremento progressivo delle risorse a bilancio, incremento che secondo Del Re si scontra con l’aumento dei costi di ristrutturazione e con una gestione inefficace. Sul tavolo dell’amministrazione ci sarebbero piani diversificati — ristrutturazioni già programmate, recupero di appartamenti di risulta e trasformazioni in edilizia residenziale sociale per la cosiddetta fascia grigia — ma restano opacità e interrogativi: “Ad oggi non conosciamo quanti e quali appartamenti saranno oggetto di questo piano di trasformazione da erp ad ers tramite l’accordo con la Bei; di certo, però, questo vuol dire che una parte della popolazione che avrebbe i requisiti per accedere alle case popolari resterà destinata a non vedersi assegnata una casa.”
Il nodo, per la capogruppo, non è solo quantitativo ma strategico: senza una pianificazione di medio-lungo periodo il patrimonio pubblico rischia di restare inutilizzato proprio mentre la pressione sociale aumenta. Da qui la proposta di cambiare paradigma, guardando a esperienze europee consolidate: “Agire con una strategia di medio lungo periodo aiuterebbe a rendere accessibile il patrimonio pubblico, senza lasciarlo inutilizzato, e ad incrementarlo nel tempo per far diventare la casa una infrastruttura pubblica di cui le città devono dotarsi per dare risposta ai bisogni abitativi”, rilanciando il “modello Vienna” come riferimento per un sistema capace di coniugare acquisizione di nuovi immobili e gestione finanziaria sostenibile, in grado di garantire risorse costanti per il recupero degli alloggi.
