Il governatore scopre improvvisamente degrado, flussi incontrollati e impatto negativo sul territorio solo quando si parla di CPR. Gli stessi fenomeni, allora, sarebbero accettabili per le strade della Toscana?
Eugenio Giani ha detto un no chiaro e deciso all’apertura di un CPR a Pallerone, piccola frazione del comune di Aulla, in Lunigiana. Ma sono le sue motivazioni a colpire, perché mettono in luce un cortocircuito umano e politico che la sinistra toscana ha coltivato per anni. Giani, accanto ai sindaci di Aulla e Fosdinovo, ha difeso un territorio fatto di castelli, borghi storici, paesaggi e progetti turistici. Ha spiegato che un centro per i rimpatri rischierebbe di «penalizzare» tutto questo, vanificando anni di lavoro per valorizzare la Lunigiana. Fin qui, le sue parole suonano comprensibili a chiunque viva in un luogo che sta cercando di crescere con il turismo e l’identità locale.
Ma è quando entra nel dettaglio che il discorso si fa più interessante – e rivelatore:«Assieme a loro [le persone destinate al rimpatrio], come accade sovente, arrivano poi amici, parenti, congiunti: un flusso di persone incontrollato che, come accade in ogni struttura di questo genere, richiama spesso persone che hanno commesso reati, soggetti borderline e quindi degrado». Sono parole che molti sindaci e cittadini, soprattutto nelle periferie o nei piccoli centri, ripetono da tempo. Parole che però, fino a poco fa, venivano spesso liquidate come allarmismi o intolleranza quando a pronunciarle non era un governatore del Pd.
Per anni la Toscana ha costruito la sua immagine su accoglienza diffusa, integrazione e solidarietà. La regione si è presentata come modello generoso, con strutture, progetti SPRAR e una retorica inclusiva. Allo stesso tempo, però, i CPR venivano guardati con sospetto o apertamente osteggiati, descritti spesso come luoghi indegni. Oggi Giani parla apertamente di quello che succede davvero: persone che restano mesi o anni per mancanza di accordi con i Paesi d’origine, arrivi secondari di familiari e conoscenti, difficoltà di controllo e il rischio concreto di degrado. Riconosce, in sostanza, il peso che queste dinamiche possono avere su una comunità piccola, con una vocazione turistica e un’identità forte.È umano preoccuparsi del proprio territorio. Gli abitanti di Aulla e della Lunigiana non vogliono vedere compromesso il futuro dei loro paesi, i loro borghi, la tranquillità che attira visitatori. È una reazione comprensibile, quasi istintiva. Il problema è che questa stessa preoccupazione è stata spesso minimizzata quando a esprimerla erano altri cittadini toscani, in quartieri più popolari o in comuni meno mediatici.
Non è la prima volta. Ricordiamo il caso di Capalbio di qualche anno fa: quando si ipotizzò l’arrivo di poche decine di migranti in una delle zone più belle e frequentate dall’élite di sinistra, scattò la resistenza. Il “bel mondo” e il sindaco Pd del tempo fecero presente che non era il luogo adatto. Migranti sì, ma possibilmente lontano dalle ville e dai ristoranti dei radical chic.
È il classico “not in my backyard”, declinato in versione toscana. Si sostiene l’accoglienza come valore alto e universale, ma quando la gestione concreta del fenomeno arriva vicino casa – soprattutto se la casa è turistica e di pregio – allora emergono improvvisamente tutte le criticità: ordine pubblico, convivenza, impatto sull’economia locale.Rimane la domanda di fondo, scomoda: se accogliamo e teniamo in Italia anche chi non ha diritto di restare, come si gestiscono poi le conseguenze? I rimpatri servono, ma richiedono strumenti (CPR inclusi), accordi internazionali o soluzioni alternative.
Osteggiare tutto – espulsioni, CPR, accordi – e poi opporsi anche quando un centro arriva nella propria regione crea un corto circuito evidente. Giani ha ragione a battersi per la Lunigiana. Sarebbe bello se la stessa sensibilità e lucidità fosse stata usata prima anche per altri pezzi di Toscana, quelli meno romantici e più esposti da anni. Perché la realtà non guarda il colore politico di chi la subisce: crea difficoltà uguali per tutti. E prima o poi arriva ovunque, anche nei luoghi più belli.
