Il cromo esavalente è un cancerogeno accertato.
Nonostante i plurimi tentativi di insabbiamento, il danno ambientale del KEU, il più grande scandalo regionale, riemerge. È il caso, con ogni probabilità non isolato, del cromo esavalente in alcuni pozzi in zona Ceppaiano, nel comune di Crespina-Lorenzana. Il cancerogeno sembra sia arrivato a contaminare la falda, con grande pericolo per la salute delle persone e dell’ambiente A intervenire ieri con una nota è Legambiente Valdera.
«Arpat dichiara, nella risposta alla nostra domanda di accesso agli atti sul sito di via Gioielli, che ‘i risultati dei campionamenti effettuati dal CTU della Procura evidenziano similitudini del materiale con gli altri siti di spandimento KEU/Lerose con spiccata presenza di cromo totale oltre le CSC e superamento delle CSC per altri parametri (metalli e idrocarburi). I test di cessione evidenziavano un importante rilascio di cromo totale’ (Luglio 2021).
Se i sindaci di Crespina-Lorenzana, di ieri e di oggi, volevano avere notizie, probabilmente avevano gli strumenti per farlo; non si può sentire ora che non si sa da dove viene il cromo.
Nell’aprile 2021, quando si sono concluse le indagini per la dispersione del KEU mischiato a macerie e usato dai cantieri in tredici siti, molti nella provincia di Pisa eravamo preoccupati perché avevamo saputo da anni che è un materiale proveniente dai fanghi della lavorazione delle concerie e i reflui contengono cromo.
Temevamo le conseguenze della dispersione del KEU nell’ambiente molto di più che del coinvolgimento di alcune figure politiche nelle indagini del processo iniziato ad aprile 2024. Fin da subito, la richiesta è stata quella di chiedere la bonifica di quei luoghi avvelenati.
Invece, lo spettacolo che si è preparato è stato quello degli annunci di bonifica da parte della Regione. Nel maggio 2024 si seppe che indagini di Arpat e Carabinieri si erano concentrate su una sessantina di siti potenzialmente inquinati in tutta la Toscana, con particolare attenzione alle province di Pisa e Arezzo, come ipotizzato anche dall’ex-assessora Monni. Poi il silenzio su tutto. Per i siti poco di concreto: tavoli tecnici, conferenze dei servizi in qualche caso, una commissione d’inchiesta regionale, molte dichiarazioni alla stampa, delibere. Nemmeno dell’opera del commissario nazionale si sono visti i frutti.
Ora siamo molto preoccupati e anche arrabbiati perché questo sistema è andato avanti per cinque anni e di bonifica ne abbiamo vista solo una: quella del sito dell’aeroporto militare di Pisa, realizzata dal Ministero della difesa a settembre 2021, perché ospita una delle torri radar dell’aeroporto civile e si sarebbe fermato il traffico del Galilei.
Finite le fasi preliminari del processo KEU, l’attenzione di tutti è andata ad alcuni proscioglimenti di politici: siamo contenti. Ma i veleni nel terreno e nei pozzi non li ha tolti nessuno e i rinvii a giudizio che sono rimasti a carico di molti degli indagati dimostrano che tuttora sussiste la fondatezza di possibili reati ambientali gravi.
Si è, purtroppo, concretizzato quello che lo studio commissionato dalla Regione ad Arpat e coordinato dal prof. Petrini di Scienze della Terra, con vari dipartimenti dell’Università di Pisa e Istituti di ricerca, aveva simulato e anticipato oltre tre anni fa.
Dopo esperimenti e osservazioni in campioni presi nelle diverse fasi di lavorazione dal fango al KEU, le conclusioni sono state: il KEU all’uscita dall’impianto presentava CR+6 in quantità non rilevabili, ma essendo presente il CR+3, si è osservato che ‘in presenza di umidità elevata e in presenza di ossigeno, questo subisce trasformazioni con produzione di cromo esavalente nella sua struttura’. Il cromo esavalente è cancerogeno accertato. L’Istituto Superiore di Sanità specifica bene le caratteristiche di questo metallo pesante e i danni per la salute.
Lo studio Petrini non è divenuto – a nostro parere – veramente la guida per le istituzioni regionali e locali. Da subito i Comuni hanno pensato a cautelarsi dal punto di vista economico, con intimazioni, ricorsi, determine a non finire; non hanno pensato a fare l’unica azione per adempiere al loro compito, che è quello di proteggere la popolazione.
Ci meravigliamo della superficialità e dell’incoscienza con le quali si sono affrontati questi inquinamenti negli anni da parte della Regione e dei Comuni.
Rimaniamo comunque a disposizione per tutte le persone che volessero chiarimenti».
