Trasporto pubblico locale al collasso: ritardi, cancellazioni, turistame, 45 aggressioni. Una pure con il peperoncino

pierguidi autolinee toscane

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C’è un’immagine che resta impressa più di tante altre: una conducente di autobus, in via XXVII Aprile, aggredita con lo spray al peperoncino mentre era al lavoro sulla Linea 23. Non è una scena da film, è la cronaca di un normale venerdì sera a Firenze. L’episodio è grave, inaccettabile e va condannato con forza. Nulla, nemmeno la frustrazione per un ritardo, può giustificare un’aggressione a chi sta solo cercando di fare il proprio lavoro in una città sempre più difficile.

Eppure, fermarsi solo alla condanna del gesto significa non vedere il problema più grande. Quello dell’8 maggio è il segnale di un trasporto pubblico locale ormai allo stremo.

Da anni la narrazione dominante è tutta concentrata sulla tramvia. I “binari d’oro” sono diventati l’unico progetto che conta, mentre tutto il resto – soprattutto gli autobus – viene lasciato indietro. Intanto i bus di Autolinee Toscane continuano a muoversi nel traffico ordinario, intrappolati tra auto private e cantieri infiniti. Hanno perso la cosa più importante: l’affidabilità. Risultato? Corse soppresse, attese lunghissime e mezzi che, quando passano, sono sovraffollati e stressanti sia per chi li guida sia per chi ci viaggia.

Anche la tramvia, del resto, non naviga in acque tranquille. Nei giorni festivi l’affollamento è diventato preoccupante, complicato da un turismo che scarica migliaia di persone (soprattutto dal parcheggio di Villa Costanza) su un sistema già sotto pressione. Si è creata di fatto una mobilità a due velocità: una parte che brilla sotto i riflettori e un’altra, quella su gomma, sacrificabile. Il “Protocollo di Sicurezza” firmato a dicembre 2025 tra Comune, Prefettura e sindacati – con bodycam, cabine chiuse e zone rosse – sembra ormai un pezzo di carta fragile di fronte alla crescente esasperazione. Le 45 aggressioni registrate nell’ultimo anno non sono numeri, ma storie di persone che ogni giorno affrontano una tensione sempre più alta.

Non si può chiedere sicurezza se non si garantisce prima di tutto vivibilità. Quando un mezzo è sistematicamente in ritardo e pieno oltre ogni limite, la rabbia sale da sola. Servono risposte concrete e immediate: priorità semaforica vera per gli autobus, percorsi più protetti dai cantieri e una gestione dei flussi turistici che non ricada tutta sulle spalle di chi usa il trasporto pubblico per necessità quotidiana.

Lo spray al peperoncino sul viso di quella conducente brucia ancora. Brucia per lei, per i suoi colleghi e per tutta la città. È il segno di un sistema che ha perso il contatto con la realtà di chi si muove ogni giorno. Se non torniamo a investire con equilibrio su tutta la mobilità – e non solo su ciò che fa bella figura alle inaugurazioni – il trasporto pubblico fiorentino resterà un luogo di conflitti invece che un servizio civile e dignitoso per tutti.