Inviata giovedì 21 maggio ore 16.50 e poi cancellata. Riguardava il servizio pubblico integrato. Palagi: «L’Operazione Multiutility è stata costruita sul presupposto che le quote ABF sarebbero state acquisite. Chi ha costruito un’architettura finanziaria da quasi un miliardo su una premessa giuridicamente contestata deve spiegare perché».
Facile l’ironia. Il servizio fa acqua da tutte le parti, come le tubature di Publiacqua. La multiutility naviga in pessime acque. Le bollette salate, sempre in rialzo, per la “buona” acqua quotidiana. I depuratori che latitano. E anche le email, riguardanti il servizio pubblico, si smaterializzano. Ma qualcuno le conserva. Questo il testo della email dell’Amministratore Delegato di Publiacqua Paolo Saccani, visionato e trasmessoci da Sinistra Progetto Comune.
«Facendo seguito alle mie pregresse comunicazioni, Vi informo che con l’Ordinanza odierna nella causa promossa da ABF (Acque Blu Fiorentine, socio privato di Publiacqua, ndr) per l’ottenimento della sospensione della provvisoria esecutività della Sentenza di primo grado n. 1298/2026 del 10 marzo scorso, la Corte d’Appello di Firenze – si legge nella email inviata da Paolo Saccani a tutti i dipendenti e poi cancellata – ha respinto il ricorso, affermando tuttavia che tale Sentenza non è mai stata provvisoriamente esecutiva (ad esclusione alle spese di lite), diversamente da quanto pacificamente riconosciuto dai legali di tutte le parti in lite. Allo stato quindi ABF continua ad essere socio di Publiacqua. Con questa Ordinanza della Corte d’Appello non è ad oggi, di conseguenza, più possibile l’affidamento del servizio idrico integrato a Publiacqua, mancando il requisito dell’intera partecipazione pubblica richiesto dalla normativa vigente per l’affidamento secondo il modello in house providing, di cui alla deliberazione assembleare dell’AIT n. 12/2016 del 28 aprile 2026. L’unica alternativa per procedere secondo questo modello rimane quindi, sempre ad oggi, l’affidamento ad una NewCo interamente pubblica».
«Il riferimento – spiega lo stesso Palagi in una nota di ieri, 23 maggio – è all’ordinanza della Corte d’Appello di Firenze del 21 maggio 2026, che ha respinto la richiesta cautelare di Acque Blu Fiorentine (ABF, gruppo ACEA): ABF chiedeva la sospensione della provvisoria esecutorietà della sentenza n. 1298/2026 del 10 marzo, che aveva dichiarato già perfezionato il trasferimento del 40% di Publiacqua da ABF a Plures. La Corte ha rigettato perché l’appello non è manifestamente fondato e perché i capi condannatori (obbligo di trasferire le azioni, penale giornaliera, restituzione di 8 milioni di dividendi) non sono provvisoriamente esecutivi finché il merito dell’appello non sarà definito.
Sul piano tecnico-giuridico, pensiamo ci sia un fondo di ragione. Se ABF è ancora formalmente iscritta come socia al 40%, la condizione di capitale interamente pubblico richiesta dal D.Lgs. 175/2016 per l’affidamento in-house non è soddisfatta. Questo non riduce la gravità politica delle domande che seguono: la rende più acuta.
Chi ha costruito questa situazione? L’Operazione Multiutility – riflette il consigliere di Sinistra Progetto Comune – è stata costruita sul presupposto che le quote ABF sarebbero state acquisite, e ABF lo contestava giudizialmente da anni. Eppure le banche hanno concesso 765 milioni di euro con la condizione del consolidamento di Publiacqua; i covenant dipendono da quel consolidato; la delibera AIT del 28 aprile presuppone la proprietà pubblica al 100%. Chi ha costruito un’architettura finanziaria da quasi un miliardo su una premessa giuridicamente contestata deve spiegare perché».
I problemi non finiscono qui. «La NewCo proposta come unica alternativa costerebbe enormemente ai Comuni (trasferimento di personale, asset e contratti), consentirebbe ad ABF di conservare la propria quota in Publiacqua o di farla liquidare a un prezzo potenzialmente superiore a quello della sentenza, e renderebbe impossibile rispettare la scadenza del 31 dicembre 2026. Il limbo avvantaggia chi vuole restare dentro e chi vuole farsi pagare di più per uscire».
E ancora: «Chi ha chiesto di cancellare quella mail? Un’analisi giuridica fondata va resa pubblica, discussa in CdA, sottoposta ai soci (per essere discussa anche nei rispettivi Consigli comunali) e all’AIT, non fatta sparire».
Caso emblematico che si inserisce in un quadro già fosco. «Il bilancio 2025 di Plures, approvato il 2 aprile con toni trionfalistici, è stato ritirato – ricorda sempre Palagi – a fine aprile, come ritirato ci è stato detto sarebbe stato il parere di revisione della società PricewaterhouseCoopers S.p.A.. Le passività finanziarie della capogruppo sono cresciute del 170% in un anno: da 323 a 873 milioni di euro. I covenant bancari dipendono dal consolidamento di Publiacqua, lo stesso consolidamento ora in un limbo. La proroga tecnica della gestione idrica scade il 31 dicembre 2026: 1,5 milioni di utenti nell’area metropolitana fiorentina non possono permettersi un vuoto gestionale. La partita dei nuovi statuti di queste società (Plures e Publiacqua) non è mai stata aperta: che si sta aspettando?»
«Chiediamo che il Consiglio Comunale sia convocato con urgenza per un’informativa completa – è la richiesta -: sullo stato dell’Operazione Multiutility, sul bilancio ritirato, sullo stato dei covenant bancari, sulle conseguenze del limbo Publiacqua e sulle alternative concretamente praticabili per l’affidamento in-house. Il Comune di Firenze è azionista di maggioranza relativa con il 36,8%. Non può continuare a non essere informato. I Consigli di amministrazione non possono sostituirsi alla politica, in cambio dei dividendi: Sinistra Progetto Comune dice queste cose da anni, insieme ai movimenti e ai gruppi consiliari di altri comuni. Le cronache di questi mesi confermano la gravità della situazione, che va ben oltre la quotazione in borsa. Per noi l’acqua deve essere pubblica e senza logiche di profitto, come bene comune: va tirata fuori dal progetto multiutility e i servizi ambientali devono registrare un radicale immediato cambio di passo».
Tutto apposto invece per Alia Plures che prova a gettare acqua sul fuoco. «La Corte d’Appello di Firenze – si legge in una nota del 21 maggio – ha respinto il ricorso con cui Acque Blu Fiorentine chiedeva di sospendere l’efficacia della sentenza di primo grado, che ha riconosciuto la proprietà in capo a Plures anche del 40% di Publiacqua detenuto da ABF, portando la quota complessiva di Plures nella società a oltre il 98%. La sentenza di primo grado non è in alcun modo modificata dalla sentenza della Corte di Appello. L’intervenuto trasferimento della partecipazione, l’obbligo di ABF di darvi esecuzione contro pagamento del prezzo di 122,3 milioni di euro, la restituzione degli 8 milioni di euro di dividendi e la penale di 10.000 euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione del trasferimento a partire dal trentesimo giorno successivo al 10 marzo: nulla di tutto questo è stato toccato dall’ordinanza, che si è pronunciata in sede cautelare e non sul merito. La Corte di Appello ha soltanto ritenuto che, in pendenza dell’appello, alcuni capi della sentenza di primo grado non siano suscettibili di esecuzione forzata. Il percorso già avviato da AIT per il nuovo affidamento in house del servizio idrico integrato a Plures a decorrere dal 1° gennaio 2027 prosegue secondo le tempistiche previste, nell’ambito del progetto di integrazione della gestione dell’acqua all’interno della multiutility toscana approvato dai sindaci dei territori interessati».

