Pubblichiamo la smentita e le precisazioni della famiglia proprietaria dell’area privata che ha presentato una diffida agli organi di stampa che hanno pubblicato il comunicato del sindaco di Londa.
In merito all’articolo pubblicato in data 26 maggio Baraonda a Londa: rave e polemiche. Il sindaco: “Spaccio e rumore, ma Prefettura e Questura tacciono riguardante le dichiarazioni del Sindaco di Londa Tommaso Cuoretti su un presunto rave party svolto nel territorio comunale pubblicando la smentita e le precisazioni della famiglia proprietaria dell’area privata che ha presentato una diffida agli organi di stampa che hanno riportato la notizia (tra i quali anche La Firenze che vorrei).
Sono state riportate notizie false, su cui non è stata effettuata una verifica. La località Vamperti è stata acquistata nel 2018 ad asta pubblica e sulla tenuta – estesa circa 100 ettari – insiste un’azienda agricola iscritta a Coldiretti, alla Camera di Commercio e beneficiaria di finanziamenti europei: un’attività economica reale, continuativa e documentabile. La tenuta di Vamperti ha già ospitato in passato residenze per artisti culturali, organizzate per lo più da un collettivo romano. La proprietà è quindi nota – in ambito culturale e non solo – come luogo di espressione artistica e aggregazione. Da circa sette anni, durante le stagioni primaverile ed autunnale, si tengono sulla tenuta eventi musicali di genere techno.
In data 25 maggio 2026, alle ore 15:19, sulla pagina ufficiale meta del Comune di Londa veniva pubblicato un post a firma «Comune di Londa» – e dunque riferibile al Sindaco Tommaso Cuoretti quale organo di vertice dell’Ente – dal seguente tenore testuale: «Ora basta! Per l’ennesimo fine settimana dal venerdì alla domenica, ininterrottamente, molti cittadini di Londa si sono dovuti sorbire la musica martellante del rave party abusivo che si svolge sopra Vamperti. […] Francamente ancora una volta vengono premiati gli abusivi e i delinquenti, mentre non si tutelano tutte le persone e le attività di un paese […].
Nel rave nessuno chiede autorizzazione, c’è pesante spaccio di droga, vendita di alcol senza nessun permesso e musica alta tutta la notte in un anfiteatro di terra scavato in zona boscata abusivamente. Noi Comune di Londa e cittadini siamo esausti e non ne possiamo più».
Il post – che presenta evidenti tracce di generazione mediante intelligenza artificiale, come fatto notare da diversi commentatori – è stato illustrato con una fotografia falsa, non ritraente la festa di Vamperti ma un rave svoltosi in Olanda, reperita online. Il post facebook ha generato il rilancio della notizia su cinque testate giornalistiche, che hanno, con diverse modalità, veicolato notizie false e diffamanti senza aver svolto alcuna verifica. Il post facebook ha generato centinaia di commenti – in parte ostili -, ivi definiti «delinquenti», «abusivi», «spacciatori» e «parassiti» – è stato condiviso da numerosi utenti, ha raggiunto migliaia di persone.
La plateale falsità e l’evidente carattere diffamatorio delle dichiarazioni di cui sopra sono palesate dalla circostanza per cui è noto che a Vamperti si possa accedere da una sola strada e ad ogni evento sono presenti pattuglie dei Carabinieri che presidiano l’unico accesso alla tenuta, controllando i partecipanti sia in entrata sia in uscita. In sette anni di controlli sistematici: non è mai stata accertata attività di spaccio di stupefacenti, le misurazioni fonometriche effettuate dai Carabinieri di Londa in più località non hanno mai superato i limiti di legge. Ai fini della verificabilità di entrambe le circostanze di fatto su evidenziate basterebbe interpellare la stessa Caserma di Londa per averne conferma.
Nessuno ha mai formalmente contestato un abuso edilizio; la festa privata che ha scatenato l’ira del sindaco è cominciata sabato sera e non già venerdì.
Le affermazioni sono pertanto prive di ogni riscontro fattuale ed evidenziano pertanto il loro carattere diffamatorio, che ha prodotto all’azienda agricola Vamperti un danno valutabile sotto i profili del danno emergente e del lucro cessante. Invero, l’effetto complessivo è stato quello di una campagna di discredito sistematica, che ha associato in modo potenzialmente permanente il nome della famiglia e della loro azienda agricola allo spaccio di stupefacenti, ai rave abusivi e all’abusivismo edilizio.
A) «C’è pesante spaccio di droga». Il Sindaco, interpellato nei commenti, ribadisce: «non è presunto». La realtà, documentata dai controlli sistematici delle forze dell’ordine (tre pattuglie a ogni evento, unico accesso controllato, sette anni di verifiche), è che non è mai stata accertata attività di spaccio, ma esclusivamente detenzione di stupefacenti per uso personale a chilometri di distanza da Vamperti (illecito amministrativo ex art. 75 D.P.R. 309/1990). Se fosse stato riscontrato spaccio (delitto ex art. 73 D.P.R. 309/1990, punito con la reclusione da 6 a 20 anni), l’esito dei controlli sarebbe stato radicalmente diverso. La differenza tra le due fattispecie non è una sfumatura: è il salto da una sanzione amministrativa a un delitto di estrema gravità. Cass. pen., Sez. V, n. 9089/2012 ha affermato che «integra il reato l’attribuzione a un soggetto di elementi diffamatori aggiunti rispetto a fatti veri, quando tali elementi comportino una maggiore diminuzione della reputazione». La trasformazione di «uso personale» in «spaccio» è l’archetipo dell’elemento diffamatorio aggiuntivo.
B) «Rave abusivi» vs. eventi privati con lista invitati. L’etichetta «rave abusivo» – che nel lessico giornalistico e sociale evoca occupazioni illegali, devastazione ambientale, illegalità diffusa e assenza di controllo – è una falsa rappresentazione di eventi che sono: privati (con lista di invitati su Telegram e Whatsapp), supervisionati dal titolare dell’azienda agricola, con controlli costanti delle forze dell’ordine, mai degenerati in sette anni. È peraltro un controsenso logico – prima ancora che giuridico – qualificare come «rave abusivo» un evento che si svolge sul proprio terreno, organizzato con la supervisione del proprietario e con la presenza costante delle forze dell’ordine a ogni edizione. Il concetto stesso di «abusività» presuppone l’assenza di titolarità e di controllo: elementi qui palesemente insussistenti. Cass. pen., Sez. I, n. 947/2012 ha affermato che «anche la rappresentazione di una notizia vera, ove offerta in chiave mistificatoria o distorsiva, può integrare gli estremi della diffamazione».
C) «Vendita di alcol senza nessun permesso» e «spaccio di alcol». Gli alcolici sono offerti ai partecipanti a offerta libera – non a prezzo imposto e non in regime di somministrazione commerciale. Non esiste un’attività economica di vendita. L’accusa di «vendita senza autorizzazioni» e addirittura di «spaccio di alcol» è pertanto oggettivamente falsa e gravemente diffamatoria, specie l’uso del termine «spaccio», che equipara la messa a disposizione di bevande alcoliche a un’attività criminale.
D) «Musica a tutto volume» / «decibel elevati». Le misurazioni fonometriche effettuate dai Carabinieri di Londa in più località non hanno mai superato i limiti di legge. Anche sotto questo profilo, l’accusa del Sindaco è oggettivamente falsa e agevolmente smentibile interpellando la stessa Caserma di Londa.
E) La fotografia falsa. Il post Facebook è stato illustrato con un’immagine che non ritrae Vamperti ma un rave tenutosi in Olanda.
S’intende con questo articolo rettificare quanto pubblicato in data 26 maggio 2026
In copertina: copyright Fotocronache Germogli
