Oltre la stagione d’oro dell’Art Bonus: come Starhotels ha trasformato il mecenatismo in vantaggio competitivo

GERMOGLI PH 7 NOVEMBRE 2023 FIRENZE ALL'ACCADEMIA DEI GEORGOFILI IL COMITATO DEI CENTO HA ELENA FABRI FONDATRICE GRUPPO STARHOTELS

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Da 1,3 milioni annui a 70 mila euro: passata l’era dei grandi gesti mediatici, la fine della generosità dei grandi mecenati

 

Nel 2025, secondo quanto riportato da la Repubblica Firenze, l’Art Bonus ha raccolto a Firenze appena 70 mila euro per il restauro di monumenti e opere d’arte: una cifra irrisoria rispetto alla media di 1,3 milioni annui registrata dal 2011 in poi. I grandi mecenati sembrano aver abbandonato il campo, e Palazzo Vecchio pensa ora al crowdfunding.

Una parabola discendente che invita a rileggere con occhi più critici la “stagione d’oro” dei finanziamenti privati incentivati dal bonus fiscale al 65%.Il caso più emblematico di quell’epoca è senza dubbio quello di Starhotels e di Elisabetta Fabri. Nel 2017 il gruppo alberghiero fiorentino finanziò con oltre un milione di euro il restauro delle balaustre in ghisa del Piazzale Michelangelo, opera ottocentesca di Giuseppe Poggi. Un intervento necessario: le strutture erano ossidate, pericolose, a tratti transennate. I lavori, eseguiti dalla Fabbrica di Palazzo Vecchio, restituirono alle balaustre il colore originale “a finto pietra forte”. L’inaugurazione, con tanto di taglio del nastro, vide fianco a fianco il sindaco Dario Nardella ed Elisabetta Fabri. Per Starhotels il costo effettivo fu di circa 350 mila euro grazie alla detrazione fiscale prevista dall’Art Bonus. Un’operazione perfetta sulla carta: privato generoso, bene pubblico salvato, visibilità istituzionale per tutti.

Ma guardando più attentamente, quel milione di euro appare come il capitolo più visibile di un intreccio più ampio, tipicamente fiorentino, tra affari, politica e regolamentazione del turismo. Negli stessi anni il gruppo Starhotels, guidato da Fabri (dal 2011 alla guida dell’azienda di famiglia), ha consolidato e ampliato la propria presenza in città. Dal restauro “fotogenico” del Piazzale si è passati alla gestione di progetti immobiliari di pregio, come la riconversione dell’ex Teatro Comunale in Teatro Luxury Apartments – residenze di alto livello destinate anche ad affitti brevi e medio periodo, oramai noto in città come “cubo nero”. Nel frattempo, sul fronte normativo, Elisabetta Fabri – diventata anche presidente di Confindustria Alberghiha sostenuto con decisione i provvedimenti restrittivi sugli affitti turistici brevi prima a livello regionale e poi comunale.

Regolamenti che hanno creato una frattura netta tra grande hotellerie e piccoli proprietari di case vacanza, spesso dipinti come responsabili unici della “fuga” dei residenti dal centro storico. Ecco il “do ut des” nella sua forma più chiara: il privato finanzia un monumento iconico (beneficio di immagine + detrazione fiscale), ottiene riconoscimenti istituzionali, consolida rapporti politici e, nel contempo, spinge per un quadro regolatorio che favorisce il modello alberghiero organizzato rispetto alla concorrenza diffusa degli affitti brevi.

Il risultato visibile oggi è sotto gli occhi di tutti: da un lato un centro storico sempre più orientato verso un turismo di lusso e residenze premium; dall’altro una manutenzione del patrimonio culturale che, terminata la fase dei grandi gesti mediatici, langue con soli 70 mila euro raccolti nel 2025. Quando i flussi di interesse (e i ritorni attesi) si riducono, anche i “mecenati” snobbano i monumenti. L’Art Bonus ha certamente prodotto restauri reali e utili. Ma il caso Starhotels mostra i suoi limiti strutturali: tende a concentrare le risorse su interventi visibili e “strategici” per chi li finanzia, più che sulla cura diffusa e quotidiana della città. Trasforma il mecenatismo in uno strumento di branding e di influenza regolatoria, con il rischio che, una volta saturati i progetti più redditizi in termini di immagine, il flusso si interrompa bruscamente. Firenze si trova così con un patrimonio straordinario, una stagione di restauri parzialmente finanziati dai privati che si sta esaurendo, e un modello turistico sempre più polarizzato.

La vera sfida non è rimpiangere i milioni di ieri né invocare mecenati generosi per sempre, ma capire se un meccanismo fiscale così generoso (65% a carico dello Stato) debba continuare a premiare soprattutto operazioni di alto profilo o se sia necessario ripensarlo per sostenere anche la manutenzione ordinaria, meno scenografica ma essenziale. Altrimenti rischiamo di avere piazze belle da cartolina e balaustre restaurate, mentre il resto della città – e del suo immenso patrimonio minore – continua a sbriciolarsi lentamente.