Il caso è esploso nei giorni scorsi, nel pieno della stagione estiva e proprio mentre prende il via la celebre Estate Fiesolana
Sul colle etrusco è scoppiato il caso del passaggio di mano della gestione del bar del Teatro Romano, uno dei luoghi simbolo della città. Ad annunciarlo sono gli stessi gestori uscenti, Dario Tedeschi e Caterina Lingui, marito e moglie, fiesolani da sempre.
“Con grande tristezza e rammarico desideriamo comunicarvi che non ci è stata concessa la proroga della gestione del bar per il mese di luglio. Dopo questo bellissimo percorso, per noi è arrivato il momento di salutare un luogo che è stato molto più di un semplice lavoro: è stata una casa, un punto d’incontro, un posto fatto di sorrisi, chiacchiere, caffè condivisi e tante persone che, giorno dopo giorno, sono diventate una grande famiglia. Vogliamo ringraziare di cuore tutti i cittadini e i clienti fiesolani che ci hanno accompagnato in questa avventura, che ci hanno sostenuto, incoraggiato e regalato affetto in ogni momento. Porteremo con noi ogni ricordo e ogni persona che ha varcato la porta del nostro bar. Per questo, domani, 30 giugno, alle ore 17:00, io e Dario vorremmo invitarvi a un ultimo aperitivo, un ultimo brindisi insieme, per salutarci come abbiamo sempre fatto: con un sorriso, un bicchiere alzato e tanta gratitudine nel cuore. Vi aspettiamo per condividere insieme questo ultimo momento, per dirci “arrivederci” e per ringraziarvi, ancora una volta, per aver reso questa esperienza così speciale. Con affetto e riconoscenza, Caterina e Dario”
Purtroppo, l’epilogo era nell’aria da alcuni giorni. Il 30 giugno sarebbe infatti scaduta la proroga concessa agli attuali gestori che, partecipando al nuovo bando della Città Metropolitana, avevano presentato la propria proposta nella speranza che, oltre all’offerta economica, la commissione tenesse conto anche del valore sociale e del rapporto costruito negli anni con la comunità fiesolana. Un concetto ribadito anche dalla presidente dell’Associazione Amici dei Musei di Fiesole, Fiorenza Bartolozzi.
Così non è stato.
Dal 1° luglio e fino al 31 dicembre 2027, data nella quale il Comune prevede di avviare il progetto di riorganizzazione e ristrutturazione degli spazi museali, la gestione passerà a Le Cirque Firenze, società che opera in tutta la Toscana nel settore del catering e degli eventi esclusivi, proponendo – come si legge sul proprio sito – “catering ed eventi di lusso per clienti che desiderino eccellenza ed eleganza”.
Una scelta che, inevitabilmente, ha acceso più di una preoccupazione.
Per i fiesolani il bar del Teatro Romano non è mai stato soltanto un’attività commerciale. Prima con la famiglia Fini e poi con Dario e Caterina era diventato un autentico punto di ritrovo, un luogo vissuto dai residenti prima ancora che dai turisti.
Ed è proprio questo il timore che oggi serpeggia tra molti cittadini: che la gestione affidata a un’azienda specializzata in eventi esclusivi e di lusso possa trasformare uno spazio pubblico in un luogo sempre più riservato a una clientela facoltosa, allontanando progressivamente chi quel luogo lo ha sempre vissuto come parte della propria quotidianità. È forse il primo passo della turistificazione di Fiesole in versione fiorentina?
Se Firenze è stata progressivamente trasformata in un enorme parco giochi per turisti ad alto reddito, Fiesole – che di Firenze è la madre storica e il naturale balcone panoramico – rischia di imboccare la stessa strada? Quella che sostituisce la comunità con il turismo d’élite e i residenti con chi può permettersi esperienze sempre più esclusive?
L’indignazione corre veloce sui social. Non solo per difendere il lavoro di Dario, Caterina e del loro staff, fiesolani tra i fiesolani, ma perché molti hanno la sensazione che non sia in gioco soltanto la gestione di un bar. “Ha vinto il gestore economicamente più forte ma distante dalla nostra realtà”, scrive qualcuno. Altri fanno notare come il Comune avrebbe potuto costruire un bando diverso oppure individuare una soluzione transitoria almeno fino al termine della stagione estiva, evitando di mettere improvvisamente a rischio posti di lavoro e continuità di un servizio ormai consolidato. Le parole più dure riguardano proprio il valore umano di quella gestione. “Una parola che mi viene in mente è follia. Perché Fiesole perderà l’ennesimo locale in cui ci si sentiva davvero a casa. Gestito da ragazzi come noi, fiesolani, che non pensavano solo al turista ma anche alla gente del posto.” Molti sottolineano anche lo stile con cui Dario e Caterina stanno affrontando questo momento. “Avete avuto una fantastica risposta da tutto il paese e dalla valle.” “Eravate una famiglia che accoglieva gente del paese!” C’è poi chi punta direttamente il dito contro l’amministrazione. “Una prepotenza e un’indifferenza inaudite.” “Spero che molti fiesolani si ricordino il comportamento di questa giunta quando si tornerà a votare.”
Ma il filo conduttore dei commenti è soprattutto uno: il rapporto umano costruito negli anni tra i gestori e la comunità. “Mi dispiace davvero anche perché, al di là della stima e dell’amicizia per tutto il gruppo che ha lavorato al bar, era un’esperienza che stava maturando in maniera positiva. Forse, e lo dico con tutto il rispetto per l’Amministrazione, si poteva trovare un modo diverso di gestire la cosa. Quel bar è parte integrante dei musei e dell’accoglienza dei fiesolani e del pubblico che li visita: è un luogo delicato e come tale deve essere trattato. Mi pare che il servizio offerto da Caterina e Dario andasse in questo senso.” E ancora: “Le ventate fresche a chi si occupa delle gestioni a Fiesole non piacciono?” “Siete stati come fratelli e sorelle. Non vi meritate questo sfratto vergognoso. Ci avete messo il cuore e l’anima, ma evidentemente a qualcuno questo non piace.”
Il sindaco Cristina Scaletti ha dichiarato di essere amareggiata per i commenti ricevuti. “La politica non deve interferire sui bandi – sottolinea – sono dispiaciuta per i gestori uscenti. Cercherò di trovare una transizione con la nuova società e vedere se è possibile un reimpiego. Il codice degli appalti non permetteva ulteriori proroghe.” Ci permettiamo di osservare, con rispetto, una contraddizione evidente. Se la politica non può interferire nei bandi, come può poi intervenire per trovare una sistemazione ai gestori uscenti?
Ma soprattutto, il punto sembra essere un altro. Dario e Caterina non chiedono favoritismi. Non chiedono assistenza. Non chiedono l’elemosina. Sono una famiglia fiesolana, marito e moglie, padre e madre di due figli, che in poche ore si è ritrovata senza il lavoro costruito con anni di sacrifici, nel pieno della stagione estiva. A chiedere risposte, prima ancora di loro, sono i tanti cittadini che li hanno sostenuti.
Perché la sensazione è che, ancora una volta, a perdere non sia soltanto una gestione, ma un pezzo dell’identità di Fiesole. Se il futuro del colle sarà fatto sempre più di eventi esclusivi, catering di lusso e turismo d’élite, il rischio è che i residenti diventino semplici comparse nella città in cui sono nati, cresciuti e hanno costruito la loro vita.
Fiesole come Firenze?
Se il buongiorno si vede dal mattino, il risveglio rischia di essere tutt’altro che rassicurante.
