La montagna della propaganda partorisce una superficie “depavimentata” grande come un campo da calcio
Ancora una volta ci vorrebbero strabiliare con le “cifre astronomiche” della propaganda ecologista. Ieri la sindaca Sara Funaro, celebrando il “Piano IRIS”, esultava su Facebook per la rimozione di ben 10.000 metri quadrati di asfalto. Detto così, a chi non mastica i numeri della pianificazione urbanistica, sembra un’impresa faraonica.
Ma facciamo due calcoli e mettiamo questa cifra nella giusta prospettiva. A cosa corrispondono, in concreto, 10.000 mq? A un singolo campo da calcio regolamentare (con un po’ di bordo campo). Al solo piazzale del mercato di una qualsiasi delle nostre piazze di quartiere. A un modestissimo tratto di un grande viale cittadino. Insomma, un fazzoletto di terra.
Se poi confrontiamo questa “svolta verde” con la realtà del territorio, il quadro diventa impietoso. Il Comune di Firenze ha una superficie totale di oltre 102 milioni di metri quadrati. Di questi, i dati ISPRA ci ricordano costantemente che circa il 42% del suolo è completamente artificializzato (cementato o asfaltato): parliamo di ben 33 milioni di metri quadrati di giungla di asfalto, palazzi e pertinenze impermeabili. Sapete quanto pesa quel “faraonico” campo da calcio sbandierato oggi da Palazzo Vecchio? Meno dello 0,03% del totale del suolo impermeabilizzato della città. Una goccia microscopica in un oceano di cemento.
Ricordiamoci che Firenze vanta uno dei tassi di consumo e impermeabilizzazione del suolo più alti dell’intera Toscana (seconda solo a Forte dei Marmi, che però è un piccolo comune costiero). I dati dicono chiaramente che questi interventi, sbandierati come la panacea “per far respirare la città”, sono aritmeticamente irrilevanti per il microclima urbano.
Il bilancio ambientale reale, infatti, resta in profondo rosso: mentre si celebrano i decimali della depavimentazione, va avanti senza sosta il piano di interventi infrastrutturali che prevede l’abbattimento di centinaia di alberi maturi. Piantare giovani arbusti o liberare qualche metro di asfalto non compensa il danno climatico immediato causato dal taglio di alberi storici che da decenni garantiscono ombra e assorbimento della CO2. Finché la forbice abbatterà più di quanto il territorio riesca a recuperare, i proclami sulla resilienza climatica rimarranno smentiti dai fatti e dai cantieri.

