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Cultura dal basso, le opposizioni incalzano il Comune: «Si apra subito un dialogo con le realtà che tengono vivi i quartieri»

lumen 4
  • 30 Giugno 2026
  • Redazione La Firenze Che Vorrei

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Nel mirino finiscono i controlli su circoli e associazioni, interpretati come l’espressione di una strategia che preferisce verifiche e sanzioni al confronto con chi ogni giorno anima la vita dei quartieri

 

Le opposizioni fanno fronte comune sul caso delle realtà culturali fiorentine che da oltre un mese attendono una risposta dall’amministrazione comunale. Dopo l’appello pubblico sottoscritto da Arci Firenze, Ex Fila, Lumen, Gada, Glue e La Chute, sia Firenze Democratica sia Sinistra Progetto Comune chiedono alla Giunta di aprire un confronto strutturato con il mondo dell’associazionismo, denunciando il silenzio dell’esecutivo e sollecitando un cambio di approccio fondato su prevenzione, formazione e dialogo.

Per Cecilia Del Re e Maria Federica Paolieri, «ci dispiace apprendere la mancata risposta della giunta ad una richiesta espressa da realtà importanti per il tessuto culturale e sociale cittadino», ricordando come associazioni, circoli e operatori culturali «portano avanti attività che tengono vivi i quartieri, costruiscono relazioni e generano partecipazione», spesso operando con risorse limitate e in un quadro normativo complesso. Le due consigliere sottolineano che le difficoltà legate ad accessibilità degli spazi, autorizzazioni e adempimenti amministrativi «non possono essere liquidate come casi isolati», perché riguardano «la qualità della vita urbana e il ruolo stesso della cultura come infrastruttura sociale», chiedendo quindi «l’apertura immediata di un tavolo di lavoro stabile» capace di costruire «soluzioni condivise, durature e trasparenti».

Ancora più duro l’intervento di Dmitrij Palagi, che collega la vicenda ai controlli intensificati negli ultimi mesi nei confronti dei circoli e degli spazi associativi. Secondo il consigliere di Sinistra Progetto Comune, la questione va ben oltre la semplice verifica del rispetto delle regole e investe il modello stesso di produzione culturale cittadina. «Mentre la “sicurezza” diventa il grimaldello per disciplinare un modo di fare cultura, a pagare sono le persone che animano i rioni fuori dalla logica del profitto», afferma Palagi, ricostruendo il contesto dei controlli avviati dopo le nuove disposizioni in materia di sicurezza e denunciando una pressione che, a suo giudizio, colpisce anche realtà pienamente in regola. Il consigliere sostiene che «la “sicurezza” viene usata come grimaldello per disciplinare un modello di organizzazione culturale» fondato sulla partecipazione, sul volontariato e sull’accessibilità economica, contrapponendo alla logica dei blitz quella di una «sicurezza sociale» costruita attraverso corresponsabilità, prevenzione e dialogo.

Da qui la richiesta rivolta alla sindaca e alla Giunta di convocare senza ulteriori rinvii l’incontro richiesto dalle associazioni, riconoscendo il valore del modello no profit e distinguendolo dalle attività realmente irregolari. Le due prese di posizione, pur con accenti differenti, convergono così su un punto politico preciso: il mondo della cultura diffusa e della socialità di quartiere chiede di essere ascoltato e coinvolto nelle scelte amministrative, mentre il silenzio del Comune rischia di alimentare uno scontro che va oltre i singoli controlli e investe il ruolo stesso che Firenze intende attribuire ai propri spazi culturali indipendenti.

Foto: Lumen, facebook

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