No quotazione in Borsa, più trasparenza e riduzione della tariffa. 14 Comuni chiedono cambiamenti ad Alia-Plures

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La presa di posizione di Agliana, Borgo San Lorenzo, Calenzano, Campi Bisenzio, Cantagallo, Carmignano, Castelfranco Piandiscò, Gambassi Terme, Londa, Rufina, San Godenzo, Sesto Fiorentino, Vaiano, Vicchio. Palagi incalza Funaro.

 

I Comuni soci della multiutility Alia-Plures chiudono la porta alla quotazione in Borsa e bloccano l’idea di distribuire dividendi per 34,3 milioni. Questo il messaggio contenuto in una nota unitaria firmata da 14 sindaci: Agliana, Borgo San Lorenzo, Calenzano, Campi Bisenzio, Cantagallo, Carmignano, Castelfranco Piandiscò, Gambassi Terme, Londa, Rufina, San Godenzo, Sesto Fiorentino, Vaiano e Vicchio.

Per i sindaci, Plures deve restare «pienamente pubblica». Tradotto: l’obiettivo della multiutility non deve essere «massimizzare la remunerazione del capitale», ma garantire un servizio più efficiente e tariffe sostenibili per cittadini e imprese, con più attenzione a piccoli Comuni e periferie.

I Comuni bocciano, inoltre, la proposta di prelevare 34,3 milioni dalle riserve per pagare i dividendi. In una fase di rincari tariffari, sostengono i sindaci, le risorse devono restare in azienda per sostenere investimenti infrastrutturali e alleggerire il peso della bolletta.

Dal bilancio emergono criticità: costi di gestione più alti dei ricavi, mancanza di confronto con i soci, problemi sul decoro urbano. I Comuni chiedono quindi più funzioni di indirizzo, vigilanza e controllo e un piano di efficientamento.

«Continueremo a esercitare il nostro ruolo politico affinché Plures rispetti la propria natura pubblica: efficienza, trasparenza, responsabilità», concludono i primi cittadini.

A sostegno loro si schiera anche il consigliere comunale di minoranza a Firenze, Dmitrij Palagi: «È esattamente ciò che come gruppo sosteniamo da mesi, con dati di bilancio alla mano». E si rivolge a Sara Funaro: «Perché quattordici Comuni più piccoli hanno trovato le parole per dirlo in assemblea, mentre la Giunta fiorentina non ha ancora risposto alla nostra interrogazione del 23 giugno, né ha riferito al Consiglio comunale con quale mandato e su quale base politica abbia votato a favore della distribuzione dei dividendi?». «Mentre il rinnovo degli organi è stato rinviato al 30 settembre e la fusione con Estra avanza, la governance è sospesa in una proroga tecnica. Non è il momento di aspettare – incalza Palagi -: è il momento in cui Firenze potrebbe (e dovrebbe) esercitare il suo peso da azionista di riferimento. La multiutility è una realtà che ha solo soci pubblici: non aprire un dibattito vero e aperto sarebbe gravissimo».