Le lamentele delle associazioni dei proprietari dei dehors, che con le loro suppliche di proroga a novembre e le loro lacrime hanno bagnato le pagine di Repubblica Firenze, Nazione Firenze e Tirreno Firenze, non hanno commosso l’amministrazione comunale, che vi ha opposto un netto diniego, annunciando inflessibilità «con chi aggira le regole», essendo peraltro valutata la denuncia per alcuni casi, sui 12 esaminati, dei «furbetti» che in tal modo si sono mossi per quanto riguarda gli studentati privati: se ne è occupata un’inchiesta de La Nazione Firenze, mentre il Corriere Fiorentino ha rivelato che solo il Social Hub di viale Lavagnini, sulla dozzina che se ne registrano in città, ha presentato regolare richiesta per poter svolgere attività turistico-ricettiva. Dall’ondata di restrizioni, comunque, non è stato prevedibilmente risparmiato neppure l’ex convento della Calza, cui è stato imposto di interrompere l’attività sia museale che ristorativa, poiché sprovvisto alla base del «titolo edilizio per poter accogliere i visitatori». A dar manforte a questa linea dura, gli albergatori e il Comitato Salviamo Firenze, due mondi apparentemente opposti e inconciliabili ma uniti, in questa battaglia, nella richiesta di «norme uguali per tutti» e di «intervenire subito». Un quadro, questo, che possiamo tracciare grazie agli articoli in tema di Corriere Fiorentino e La Nazione Firenze. Ma anche i residenti di San Gallo hanno detto la loro, riunendosi in un flash mob in tenuta da bagnanti, mediaticamente coperto dal primo e dal Tirreno Firenze, come simpatica “provocazione” per sollecitare la sindachessa Funaro, attesa da 5 mesi, a venire nel quartiere ed ascoltare le immense problematiche derivate dal cantiere del resort di lusso. Oltre a loro e agli operai dell’industria (di quest’ultimi procedono a ricordare la manifestazione odierna Corriere Fiorentino e La Nazione), scenderanno in piazza anche i precari del CNR a Sesto, per far presente la situazione di migliaia di loro e le ripercussioni sulla qualità della ricerca: ne dà notizia, anche qui, il Corriere Fiorentino. Ma anche quella medica, di ricerche, serve a poco se, banalmente, la nostra città è «fanalino di coda tra i capoluoghi» per velocità nel raggiungere i pronto soccorso: solo il 14% dei cittadini riesce ad arrivare all’ospedale più vicino in meno di otto minuti; staccati addirittura dell’8% e del 13% da Genova e Venezia rispettivamente, secondo un’analisi ISTAT rilanciata dalla stessa testata. Se dunque ciò testimonia a sfavore della propaganda sulla «sindachessa più amata d’Italia» (un trafiletto del Tirreno Firenze riporta il prosieguo della bagarre tra maggioranza e opposizione, ma resta il fatto che solo il 25% degli aventi diritto l’ha votata nel 2024), in Regione il campo largo riesce a mettersi a rischio per la poca dimestichezza telematica del consigliere Eligi di Italia Viva, che su WhatsApp ha involontariamente trasformato un messaggio di critica rivolto al capogruppo Casini in uno stato pubblico, visibile a tutti i suoi contatti, che certamente non potevano farsi sfuggire l’occasione di renderlo, in piccolo, “virale”. Il Tirreno, che ha riportato il buffo episodio, ne ha rintracciato l’essenza nell’annunciata chiusura dell’ospedale di Navacchio, che per Eligi è un «presidio cardine della riforma sanitaria territoriale», garantisce cure intermedie a nove comuni, ovverosia 200.000 persone, e le sue richieste di confronto, asserisce sempre il consigliere, sono cadute nel vuoto, dicendosi egli deluso anche dalla politica seguita da Giani. Una crisi tuttavia rientrata con una mediazione e una promessa da parte dell’assessore Saccardi, in attesa però, chiosa l’articolo, «di vedere se le promesse strappate su Navacchio si concretizzeranno». (JCM)

