Come mai il Centrodestra ha provato a forzare la mano, finendo sconfitto per beffa (appena 1 voto), con una legge elettorale scopiazzata da quella toscana? Difficile, in tutta onestà, da capire. Quella toscana non smette mai di riservare sorprese, in negativo, tra abuso del listino bloccato (il partito impone un candidato che passa) e sovra-rappresentazione di Firenze a discapito di larga parte dei territori toscani, che “sprecano” il voto. Basti ricordare il caso, eclatante, di Antonella Bundu, esclusa nonostante la messe di voti. Questo a tacere delle storture connesse al proporzionale, come l’effetto flipper. Forzatura che si è ritorta in frattura. Nel giuoco parlamentare Silvio Berlusconi era inarrivabile. Giorgia Meloni, e il suo partito – eloquenti le espressioni di Donzelli e Bignami -, ancora no. Torniamo all’estate di 16 anni fa. Nasce in Parlamento Futuro e Libertà di Gianfranco Fini – c’è un passato anche nel Futuro di oggi – con l’intento di accelerare la caduta di Berlusconi. Da ottimo tattico e sapiente manovratore del pallottoliere, supera anche un delicato voto di sfiducia nel dicembre 2010: 314 contro 311. Serve il combinato disposto delle manovre del Colle, la pressione speculativa e le turbolenze internazionali per portarlo alle dimissioni. Era proprio necessario fare questa forzatura? Era proprio necessario dare nuovo campo al Campo largo? È necessario incaponirsi ancora alla luce dei problemi reali del Paese? Errare humanum…


