Casa, Firenze Democratica critica la mancata partecipazione del Comune all’asta di via da Tolentino: “Si lascia il welfare abitativo ai privati”

GERMOGLI PH 31-10-09 FIRENZE VA NICCOLO ' DA TOLENTINO SPECULAZIONE EDILIZIA AREA DI LORENZO GIUDICI E PROGETTO DI RICARDO BARTOLONI

Condividi sui social

La mancata partecipazione del Comune all’asta degli alloggi di via da Tolentino riaccende lo scontro sulle politiche abitative. Del Re, Gasperini e Arbo denunciano una strategia che trasferisce al mercato il compito di garantire il diritto alla casa

 

La mancata partecipazione del Comune di Firenze all’asta degli alloggi di via da Tolentino diventa il nuovo terreno di scontro politico sul tema dell’emergenza abitativa. A sollevare il caso sono le esponenti di Firenze Democratica Cecilia Del Re, Titta Gasperini e Francesca Arbo, che leggono la scelta dell’amministrazione come l’ennesima conferma di una linea precisa: “L’assenza del comune all’asta delle case di via Da Tolentino non ci stupisce perché risponde alla ‘strategia’ sul fronte della casa di sindaca e giunta, in linea con quella del precedente sindaco: all’housing sociale ci deve pensare il privato, non il pubblico”.

Secondo il gruppo consiliare, il modello perseguito dall’amministrazione non rafforza il patrimonio immobiliare pubblico ma affida al mercato il compito di garantire l’housing sociale attraverso convenzioni temporanee, lasciando gli immobili nelle mani dei privati e alimentando l’incertezza delle famiglie una volta scaduti i vincoli.

Firenze Democratica sottolinea inoltre che il Comune, pur disponendo del diritto di prelazione previsto dalla legge, non lo avrebbe mai esercitato negli ultimi anni, consentendo così la progressiva riduzione delle possibilità di intervento pubblico. Nel mirino finiscono anche altre operazioni immobiliari considerate emblematiche, come la vendita dell’ex Hotel Astor, acquistato da investitori dopo che la maggioranza aveva respinto un emendamento che proponeva l’intervento diretto del Comune.

Per Del Re, Gasperini e Arbo il risultato è un sistema che favorisce soprattutto i grandi fondi di investimento, gli unici in grado di sostenere periodi di locazione calmierata, mentre la recente apertura della sindaca a deroghe urbanistiche per incentivare nuovo housing sociale rappresenterebbe “ancora una volta, una strategia per delegare questo settore al privato, consumando per di più nuovo suolo”. Le critiche si estendono anche alla prospettiva di affidare a soggetti privati la riqualificazione di una parte del patrimonio di edilizia residenziale pubblica oggi inutilizzato, un’operazione che, secondo Firenze Democratica, rischia di sacrificare l’interesse collettivo a favore della redditività degli operatori.

Da qui la proposta di un cambio di paradigma fondato su un maggiore protagonismo delle istituzioni: “All’housing sociale deve provvedere il pubblico, innovando gli strumenti per reperire le risorse necessarie, e deve ampliare il proprio patrimonio a disposizione per dare risposte al tema casa”.

L’attenzione si concentra poi sul futuro di Sant’Agnese e sul patrimonio immobiliare di Montedomini. Richiamando le dichiarazioni del presidente dell’azienda pubblica di servizi alla persona, che ha definito il patrimonio abitativo dell’ente “pazzesco”, Firenze Democratica si chiede se questo rappresenti davvero una giustificazione per destinarlo alla rendita turistica. Il gruppo annuncia quindi la presentazione di un nuovo atto in Consiglio comunale per chiedere che il Comune acquisisca il complesso di Sant’Agnese, ricordando quanto emerso nella commissione del 19 marzo 2025, quando il presidente di Montedomini Marco Frittelli affermò: “se il comune non lo compra, lo vendiamo”.

L’obiettivo dichiarato è evitare che un altro pezzo di patrimonio pubblico finisca sul mercato immobiliare o venga destinato agli affitti turistici, scongiurando il rischio che immobili potenzialmente strategici per affrontare l’emergenza casa vengano sottratti definitivamente alla loro funzione sociale. Firenze Democratica annuncia infine un’interrogazione anche sugli immobili di via Guelfa, chiedendo chiarimenti sull’assenza, nel sito di Montedomini, degli atti di aggiudicazione e delle graduatorie relative al bando pubblicato un anno fa.