Il censimento selettivo di Palazzo Vecchio: task force contro gli affitti brevi, ma nessuna lotta al sommerso abitativo

eric-bolliger-bz-ShsSE-FE-unsplash

Condividi sui social

Va avanti l’agenda del Soviet Fiorentino: censimento delle case sfitte, ma nessuna lotta al sommerso abitativo

 

Mentre la città affonda in un degrado quotidiano visibile a chiunque cammini per le strade – cassonetti straripanti, sacchetti abbandonati, condomini con 18 nominativi su una sola cassetta delle lettere – il dibattito politico si concentra su un obiettivo prioritario per la sinistra fiorentina: censire le case sfitte. Non per capirne le cause profonde, ma come premessa a interventi sempre più invasivi sulla proprietà privata.

Il segretario PD Federico Gianassi parla di «grande lavoro di squadra» e di coinvolgimento di grandi proprietari. La sindaca Sara Funaro boccia le requisizioni immediate di AVS ma apre al censimento e al confronto con i proprietari. Luca Milani e il resto del gruppo consiliare dem non alzano un argine netto, preferendo il «parliamone». Tutta la coalizione rosso-verde, in sostanza, spinge nella stessa direzione: mappare, contare, controllare. E per farlo si invoca persino l’Agenzia delle Entrate, l’Anagrafe, i dati catastali, le banche dati incrociate. Un dispiegamento di forze telematiche e amministrative che, a parole, dovrebbe risolvere l’emergenza abitativa.

Peccato che lo stesso entusiasmo, gli stessi strumenti digitali, le stesse task-force non siano mai stati paventati – e tantomeno attivati – per contrastare i problemi reali e tangibili che umiliano ogni giorno i fiorentini onesti. Dove era questa efficienza quando si trattava di combattere l’abusivismo residenziale che alimenta il sommerso? Quante task-force interforze sono state create per verificare chi realmente vive negli appartamenti, smascherare i subaffitti in nero, combattere l’evasione TARI legata a nuclei familiari fantasma? I cittadini vedono ogni giorno cassette delle lettere trasformate in elenchi telefonici abusivi. Eppure l’amministrazione, capace di integrare banche dati per bloccare le autorizzazioni agli affitti brevi in 504 strade e dare la caccia alle key-box, improvvisamente scopre di non avere gli strumenti per un censimento mirato sull’irregolarità abitativa.

Lo stesso vale per la gestione dei rifiuti. Alia Plures promette da anni cassonetti “Genius” con intelligenza artificiale, sensori e TARIC “chi inquina paga”. Tre anni dopo, la realtà è fatta di cumuli di spazzatura, sistemi digitali pieni di bug e bollette incomprensibili che penalizzano soprattutto anziani e meno digitalizzati. Il collegamento tra abusivismo immobiliare, conferimenti irregolari e costo della TARI scaricato sui regolari è lampante. Ma invece di una task-force permanente contro l’evasione e il sommerso, si preferisce inseguire l’ennesima versione tecnologica del cassonetto che arriverà (forse) nel 2029.

Proprio in questi giorni, Alleanza Verdi e Sinistra, con il consigliere Vincenzo Pizzolo, ha lanciato la proposta più brutale: requisizioni temporanee degli immobili sfitti, ispirata al progetto nazionale “Vuoti a Rendere” di Marco Grimaldi. Un riflesso ideologico che ignora la Costituzione (artt. 41 e 42) e strumentalizza persino Giorgio La Pira, tirato fuori dal dopoguerra come se la Firenze del 2026 fosse ridotta in macerie per colpa del mercato e non di decenni di mala-gestione pubblica di centrosinistra. Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, lo ha detto con chiarezza netta sulle pagine de Il Tempo: si tratta dell’«ultima follia contro la proprietà», un «esproprio» mascherato che rischia di violare i principi di una democrazia liberale.

«Se ognuno di noi mette a disposizione quello che ha, possiamo dare una risposta a tante persone» – ha ricordato Funaro – ma l’idea di obbligare i privati a “mettere a reddito” secondo i diktat del Comune, sotto minaccia di censimenti punitivi, multe, IMU e Tari maggiorate, è esattamente il percorso che Spaziani Testa definisce autoritario e controproducente.

Il risultato sarà solo meno offerta abitativa futura, investimenti bloccati e ulteriore fuga di proprietà dal mercato regolare.  Il paradosso è evidente: quando si tratta di colpire il turismo (spesso eletto a nemico pubblico), Palazzo Vecchio trova risorse, task-force, incroci di banche dati e determinazione politica. Quando invece il degrado nasce dal sommerso abitativo, dall’evasione strutturale e dall’incapacità di chiudere il ciclo dei rifiuti in Toscana (termovalorizzatori assenti, rifiuti spediti fuori regione a costi esorbitanti), improvvisamente servono “tavoli di confronto”, “studi analitici” e “lavori di squadra” che durano anni. L’amministrazione ha i mezzi telematici per tracciare Airbnb abusivi e key-box. Perché non li usa con la stessa aggressività contro gli affitti in nero e il sovraffollamento irregolare che gonfiano la TARI e sporcano le strade?

La risposta è politica: è più comodo indicare nel proprietario il nemico che ammettere i fallimenti di decenni di politiche abitative pubbliche. La tentazione espropriatrice di questa sinistra va respinta con fermezza. Non serve un censimento liberticida delle case vuote. Serve un censimento serio dell’abusivismo, delle occupazioni, dell’evasione. Serve liberalizzare davvero l’offerta abitativa, ridurre la tassazione punitiva sugli immobili, semplificare le regole per chi vuole affittare regolarmente. Serve, soprattutto, smettere di trattare la proprietà privata come un bene collettivo a disposizione della maggioranza di turno.