Requisizioni e case vuote, la sinistra alza il tiro. Prima la stretta sugli affitti brevi, ora sulle case sfitte?

AVS (1)

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La mozione AVS-Ecolò sulle case sfitte è sul tavolo. Funaro dice no, il PD prende tempo. Ma la storia fiorentina e il caso Torino suggeriscono già come andrà a finire

 

Quello che a fine maggio era stato un mezzo lapsus in Commissione Sviluppo adesso è un testo. I consiglieri comunali di AVS-Ecolò Vincenzo Pizzolo — vicepresidente del Consiglio comunale — Caterina Arciprete e Giovanni Graziani hanno annunciato e messo nero su bianco la loro mozione sugli immobili sfitti. E il punto che ha fatto saltare la città parla senza perifrasi di sanzioni fiscali e di «requisizioni temporanee volte a fronteggiare le emergenze abitative».

L’architettura è in quattro tempi: censimento degli alloggi non utilizzati; obbligo per i grandi proprietari di giustificarsi entro un termine assegnato; un’agenzia pubblica che prenda in gestione il patrimonio vuoto; e, di fronte alla «persistente inerzia» di chi è stato censito e diffidato, la mano pesante. La soglia, stando alla ricostruzione della stampa locale, riguarderebbe chi possiede più di cinque abitazioni e ne tiene qualcuna sfitta da oltre due anni. Il modello, rivendicato apertamente, è la delibera di iniziativa popolare “Vuoti a rendere” di Torino, insieme alla proposta di legge nazionale sul diritto alla casa di cui è primo firmatario il deputato AVS Marco Grimaldi.

L’occasione politica non è casuale: la mozione arriva a ridosso del bilancio sociale 2025 della Fondazione Solidarietà Caritas, presentato il 13 luglio, che indica l’emergenza abitativa come la criticità trasversale a tutti i servizi, e degli appelli dell’arcivescovo Gherardo Gambelli e del direttore generale di Fondazione CR Firenze Gabriele Gori a rimettere volontariamente sul mercato le case vuote.

Sara Funaro ha chiuso in fretta: «Sono contraria alle requisizioni», ha dichiarato il 17 luglio, indicando come alternativa una ricognizione del patrimonio inutilizzato d’intesa con l’Agenzia delle Entrate. Più interessante è la postura del PD. Il capogruppo Luca Milani ha detto sì al censimento e ha liquidato la requisizione come misura che «rischia di essere impattante politicamente», riservandosi di parlarne con gli alleati.

Chi vuole sapere come andrà a Firenze guardi a Torino. Nel settembre 2025 la delibera “Vuoti a rendere” è stata approvata — dopo che alcuni emendamenti, firmati da un consigliere PD e da una di Sinistra Ecologista, avevano espunto sia il ricorso alla requisizione sia il censimento del patrimonio edilizio cittadino. È sopravvissuta una “stima”, il rafforzamento dell’agenzia comunale per la locazione e la spinta verso il canone concordato. A Firenze il PD ha già concesso il censimento. Il copione è scritto. La mozione, con ogni probabilità, verrà smontata in aula come a Torino. Ma avrà ottenuto il suo risultato: spostare il baricentro. Fra sei mesi il censimento sarà il compromesso ragionevole, e nessuno ricorderà che era il punto 1.

Resta da dire la cosa più semplice, quella che nella mozione non compare da nessuna parte. Un appartamento tenuto chiuso raramente è un capriccio: è un calcolo. Per molti proprietari il principale deterrente non è il canone, ma il rischio di morosità e i tempi di rilascio dell’immobile. Chi ha avuto inquilini morosi sa quanto costi, e soprattutto quanto tempo richieda, rientrare in possesso del proprio immobile; chi non l’ha avuto se l’è sentito raccontare abbastanza volte da preferire il vuoto.

Quel conto si cambia in un modo solo, e non passa dalle ordinanze. Se l’inquilino non paga, paghi il Comune e poi si rivalga lui, che ha strumenti e uffici per farlo. E se il proprietario deve rientrarne in possesso — per venderlo, per un figlio, per necessità — due mesi di preavviso e la casa torna, nelle condizioni in cui era stata consegnata, a spese di chi l’ha abitata o, se insolvente, dell’ente che ha garantito. Ha un costo ovviamente: una garanzia pubblica è una voce di bilancio, non uno slogan. Ma è una spesa che produce alloggi, mentre la requisizione produce ricorsi.

Poi si contano gli appartamenti tornati sul mercato. E si vede chi aveva ragione.