FOCUS LFCV | Piazza Nannotti, 7 anni e oltre 1 milione di euro dopo: sarà ancora un non-luogo (e senza alberi veri)

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Tra il brutto progetto del 2018 (710.000 euro) e il brutto progetto approvato questa settimana (340.000 euro), il Comune ha speso o sta per spendere oltre 1,05 milioni di euro. Il tutto per realizzare ancora una volta un “non-luogo” senza verde reale

 

Il 21 luglio 2026 Palazzo Vecchio ha approvato il progetto esecutivo di “riqualificazione” di piazza Nannotti accanto a piazza Alberti: dieci gelsi da ombra, quattordici fioriere con arbusti mediterranei, panchine curvilinee, tendaggi ombreggianti in tessuto e due piste “pump track” prefabbricate. Costo: 340.000 euro, dentro l’Accordo quadro del Piano del Verde e Spazi Aperti, nell’ambito del Piano Urbano Integrato (PUI) Nazionale “Città Metropolitana di Firenze”.

Nuove spese per quella “piazza” che rappresenta forse l’epitome del “non-luogo” alla fiorentina, e con decenni di degrado alle spalle. Nel dicembre 2018 la giunta Nardella approvò il progetto definitivo di riqualificazione — mercato rionale, area giochi, zona sosta coperta, nuova illuminazione, collegamento con via De Sanctis — finanziato con oltre 710.000 euro. I lavori furono sostanzialmente completati e inaugurati nel giugno 2020, con Nardella e l’allora assessore alla mobilità Giorgetti in sopralluogo. Per fare posto alla struttura per un mercato rionale, fu demolita l’esistente sistemazione a verde ondulato e i muretti di chiusura. Nel 2018-2020, cioè, il Comune ha speso per togliere verde da quella piazza. Nel 2026 spende di nuovo — 340.000 euro — per rimetterlo, stavolta in vasche di metallo.

Sommando i due progetti, si arriva a oltre 1.050.000 euro spesi o stanziati sulla stessa piazza dal 2018 a oggi. Ancora nel 2022, peraltro, comitati e opposizione denunciavano che il collegamento pedonale con via De Sanctis — previsto inizialmente — non era mai stato completato, definendo la piazza un “buco nero”. Nel dicembre 2020, i consiglieri di Fratelli d’Italia Alessandro Draghi e Simone Sollazzo (capogruppo al Quartiere 2) denunciavano che sulla piazza erano già stati spesi “quasi un milione di euro” senza che le promesse (in particolare il mercato rionale) fossero state mantenute.

La presentazione del progetto di riqualificazione per Piazza Nannotti diffusa il 21 luglio sottolinea come, “non potendo inserire alberature in terra, essendo la piazza sovrastante un parcheggio interrato, l’inserimento del verde verrà realizzato attraverso grandi vasche in acciaio zincato”. Del resto sotto la piazza c’è il parcheggio Silos di piazza Alberti: niente radici nel terreno, quindi, ma alberi in contenitori fuori terra. Ma è una spiegazione plausibile solo in parte. Costruire verde sopra un parcheggio interrato è un problema già risolto dall’ingegneria del paesaggio: richiede non “terreno vergine” ma una copertura progettata ad hoc — membrana anti-radice, drenaggio, spessore adeguato di substrato e, per alberi grandi, ancoraggi strutturali. Le linee guida più diffuse in Europa (linee guida FLL) indicano dai 40 fino ai 100 cm di substrato per coperture di parcheggi, con tiranti dedicati per gli esemplari più grandi. Esiste anche una seconda famiglia di soluzioni per piazze pavimentate su strutture rigide — i sistemi di “pavimento sospeso”/”structural soil” (celle prefabbricate tipo Silva Cell, “isole vegetative”), nati negli USA e sperimentati anche in Italia (per esempio a Milano), che distribuiscono il carico lasciando inoltre molto più spazio alle radici e assicurando una crescita molto più rapida degli alberi. Il caso di scuola citato nei manuali è il Norman B. Leventhal Park di Post Office Square a Boston: 0,7 ettari, oltre 125 specie arboree e arbustive, costruito sopra un garage interrato di sette livelli. Dimostra che “sopra un parcheggio” non significa automaticamente “niente alberi veri”.

Tornando alla ben più prosaica Piazza Nannotti, la vasca fuori terra non è un’aberrazione, ma una soluzione a volte sensata perché evita di ricalcolare i carichi strutturali di una soletta esistente — perizie, eventuali rinforzi, responsabilità in caso di cedimenti. Con 340.000 euro di budget complessivo (che include anche arredi, irrigazione smart e pump track), è plausibile che un intervento di suolo strutturale, con relativa verifica di carico, non ci stesse. La cosa diventa diversa se si considera inveec l’investimento totale di oltre 1 milione di euro fluiti nella riqualificazione di questo spazio nell’arco di 7 anni. 

I rendering mostrano vasche color violetto con panchine in doghe agganciate al bordo, quelle che sembrano panchine di cemento grezzo, e pali tubolari in acciaio zincato con teli color sabbia, con le piste “pump track” in conglomerato cementizio. Insomma, ben poco verde e molto grigio. E non è solo questione di budget: interventi europei di scala simile — piccoli, spesso su vincoli infrastrutturali analoghi — arrivano a risultati armoniosi e ricchi di vegetazione senza spendere cifre folli. Alla fine, la questione non è solo tecnica né solo estetica. E si riassume in una manciata di domande che rivolgiamo a Palazzo Vecchio.

Perché i cittadini non sono stati consultati? Il Piano del Verde “Iris” — quello di cui piazza Nannotti è figlia — mette la “partecipazione attiva” e il “coinvolgimento dei cittadini” tra i propri principi fondativi. Un principio che lo stesso Piano ha faticato a onorare: in fase di stesura, Italia Nostra Firenze denunciò l’esclusione dal tavolo di LIPU, Legambiente e delle associazioni ambientaliste, chiedendo invano un dibattito pubblico prima del voto in Consiglio. Per il progetto specifico di piazza Nannotti, di percorso partecipativo non risulta traccia: l’intervento nasce come approvazione “in linea tecnica” di una delibera di giunta, senza consultazione pubblica documentata. L’unico segno di vita recente in quella piazza — un pomeriggio di muralismo del giugno 2026 — non è nato da un percorso comunale sul verde, ma da una rete di attivisti su un tema del tutto estraneo al progetto.

Perché nessun concorso di progettazione? Perché nessun affidamento a uno studio del paesaggio? L’intervento segue la strada dell’Accordo quadro, che serve a scegliere la ditta esecutrice — non il migliore tra più progetti. Nessuna gara di idee, nessun paesaggista incaricato risulta dalla documentazione pubblica. Si assembla un catalogo di arredi e lo si chiama “disegno del verde”.

E soprattutto: con oltre un milione di euro spesi in sette anni sulla stessa piazza, davvero non si poteva fare del verde vero? Le tecnologie esistono, i soldi — spalmati su due progetti — ci sarebbero stati pure. È mancata la volontà di pensare la piazza una volta sola e bene, invece che più volte e male. Perché continuare a sfornare spazi anonimi e “periferici” che diventano puntualmente non-luoghi? Lo abbiamo già raccontato per le anonime pensiline d’acciaio del mercato di Sant’Ambrogio — 1,2 milioni di euro per una riqualificazione senza qualità. Cambia la piazza, non cambia il risultato.

Restano poi due domande a cui il tempo si incaricherà di rispondere. In una città che l’Indice della Criminalità del Sole 24 Ore colloca stabilmente sul podio nazionale — seconda in Italia nell’ultima rilevazione — e sempre più segnata da un crescente vandalismo, quanto sopravviverà questa riqualificazione? E per concludere: in una città nota per una manutenzione a dir poco claudicante del proprio verde pubblico, chi garantisce che dieci gelsi chiusi in casse di acciaio zincato — che al sole si arroventano e si asciugano più in fretta della terra piena — non finiscano seccati dopo la prima estate? Il Comune promette smart irrigation, elettrovalvole e pacciamatura. Ma un impianto va acceso, alimentato, controllato e riparato: esattamente le cose in cui la Firenze PD, storicamente, riesce peggio.